11 Novembre 2009 articolo inserito in: Psicologia
STRAGE IN BASE USA: MA E´ SOLO LA PUNTA DELL´ICEBERG - di francesca

Certo fa notizia che circa "un terzo dei soldati al fronte soffrirebbe di una forma o l’altra di sindrome post-traumatica" ed è un dato drammatico se corrisponde a verità, ma chi si occupa di conoscere quanti sopravvissuti alle "guerre quotidiane " come incidenti stradali e infortuni sul lavoro sviluppano una sindrome post-traumatica? Chi si preoccupa di intervenire più o meno tempestivamente? Chi si preoccupa delle conseguenze psichiche sulle famiglie? E chi si preoccupa dei "costi" soggettivi e sociali della salute mentale di subisce incidenti e infortuni?
E infine quanti professionisti sono realmente preparati per trattare le conseguenze derivanti da traumi fisici ed esposizione a situazioni di violenze di vario tipo?

Beppe Melchiorre, counselor Synergia Centro Trauma - Torino

L’esercito americano registra un tasso record di suicidi

 

 

Cimitero di Arlington, USA

 

I 13 morti causati nella base texana di Fort Hood da uno psichiatra che non voleva partire in missione rappresentano la punta dell’iceberg di un disagio ben presente fra le truppe americane spossate dai continui ridispiegamenti in Iraq ed Afghanistan. Anche gli ufficiali sono confrontati ad un numero record di suicidi e depressioni.
La strage del Texas non farà che incidere negativamente sul morale degli uomini che trascorrono 12 mesi in missione per poi "godersi" un’unica licenza di 15 giorni prima di ripartire per un altro anno.

Suicidi in aumento
Queste missioni a ripetizione sono considerate la causa dei 115 suicidi registrati nel 2007, passati poi a 128 nel 2008, e per quest’anno la cifra dovrebbe ancora aumentare.
Di fronte a queste cifre allarmanti il Pentagono ha lanciato dei programmi di prevenzione e di depistaggio dei problemi psicologici come la sindrome post-traumatica o i traumi cerebrali provocati dalle esplosioni o dagli choc violenti.

Infrangere i tabù
"Voglio infrangere un tabù: questi traumi sono reali come una gamba rotta o un braccio tranciato. Non sono falsi problemi inventati da soldati deboli" ha detto il generale dell’esercito Peter Chiarelli. Secondo l’alto ufficiale circa un terzo dei soldati al fronte soffrirebbe di una forma o l’altra di sindrome post-traumatica ed il problema si acuisce con gli ex combattenti feriti che oltre alle sofferenze fisiche quasi sempre vivono anche quelle psichiche che coinvolgono anche i famigliari.
Prima si affrontano queste ferite e più alto è il tasso di guarigione ma in una società, dove solo i "duri" sono valorizzati molti sono reticenti a chiedere aiuto.
"Dobbiamo continuare ad infrangere questo tabù perché è difficile chiedere aiuto e questo troppo spesso si ritorce contro di voi" ha affermato di fronte ai suoi soldati l’ammiraglio Michael Mullen.

 

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