Il dubbio di non tornare come prima e l’idea di “combattere” con una condizione non accettata sono gli ostacoli principali a una ripresa “piena” e in tempi brevi, in questo caso la ripresa “piena” assume il significato di poter svolgere “tutte le attività possibili mentalmente e fisicamente” dopo aver subito un ictus cerebrale e le relative conseguenze anche traumatiche; cioè diventare pienamente quello che si può essere a seguito di un ictus: spesso le persone colpite e le famiglie “bloccano” la ripresa accontentandosi per paura, o non conoscenza, questo è un reale fattore di blocco.
E’ consigliabile accompagnare le persone in un percorso abilitante che rielabori le paure e l’accettazione della nuova condizione di vita, abbandonando l’idea di “tornare come prima”
Beppe Melchiorre, Counselor Sinergia Centro Trauma - Torino
Fonte: Stressami.com
Chi viene colpito da ictus cerebrale inizialmente si attraversa un periodo di shock che con la riabilitazione può tradursi in diverse reazioni al trauma di non essere più al 100%, con l’incertezza e spesso il dubbio fondato di non tornare come prima.
Gli iniziali miglioramenti realizzato con la fisioterapia possono far vivere un periodo di quasi euforia e grande voglia di collaborare, ma quando questi miglioramenti non sono più così frequenti ci può essere un crollo della speranza, con momenti di forte sconforto, fino all’aggressività, per la rabbia di un dramma cui non si riesce rimediare.
A questo punto non solo la persona colpita dall’ictus, ma anche chi gli sta vicino si trova a dover “combattere” con una condizione non accettata, nella continua speranza di riavere indietro la persona di prima, speranza che a lungo andare non può che comportare una grande frustrazione.
Ebbene: cosa fare?
Primo passo è capire quali capacità sono rimaste e massimizzare queste (allenarsi a scrivere con l’altra mano se quella usata prima è plegica, imparare ad usare in modo corretto il bastone per essere più autonomi negli spostamenti, parlare e mangiare gestendo la respirazione, ecc.), lavoro sicuramente già iniziato con il fisioterapista; quindi godere dei miglioramenti di questi esercizi, scoprendo che ciò che si pensava perso in realtà si può recuperare, magari non nello stesso modo di prima, ma si può comunque riscoprire una propria autonomia; questo tipo di lavoro consente di compensare la frustrazione che proviene dalla differenza fra capacità raggiunta e desiderata.
Chi gli sta vicino non avrà vita facile se si intestardisce a riavere la persona che c’era prima dell’ictus, ma, nonostante sia difficile e doloroso, può godere del fatto di non aver perso una persona che si ama e che può ancora essere competente, anche se in modo diverso da come la si conosceva.
Non bisogna dimenticare che per superare soprattutto la fase critica del “rientro a casa” sarebbe auspicabile godere del supporto di uno psicologo, che può alleviare un passaggio così difficile.
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