da Il Giorno di Como del 30/01/2010
Alcune frasi della bambina allarmarono la madre che si rivolse a una psicologa
- COMO – All’inizio non le avevano dato peso o, più facilmente, non volevano credere che stesse accadendo. Quando parlava dello zio che con lei giocava a "fare il dottore", ogni volta che rimanevano soli, i nonni materni e gli stessi genitori d’istinto rifiutavano il pensiero che dietro questa frase ci fosse qualcosa di cui dovevano preoccuparsi. Episodi che si sono ripetuti nell’estate del 2004, quando l’imputato ha ospitato la nipotina. Le certezze sono arrivate più tardi, e ieri la condanna a 8 anni di carcere.
La bimba, 10 anni nel 2004, lo ha ripetuto più di una volta, finché un giorno la madre si è confidata con un’amica psicologa. È stata lei a convincerla a fare la denuncia, per approfondire il significato di quell’espressione. Eppure ancora i genitori e i nonni stentavano a credere che lo zio, all’epoca 59 anni, potesse avere comportamenti non consoni con la bimba. In realtà nei suoi trascorsi c’era una condanna per un abuso sessuale di cui il fratello (e padre della bambina) era a conoscenza, ma l’apparente ravvedimento era stato tale che anche lui, fino all’ultimo, ha cercato di trovare altre spiegazioni a quanto stava dicendo la piccola. Del resto le comunicazioni della ragazzina non lasciavano trapelare le minime conseguenze di una violenza psicologica o fisica. Anche durante l’incidente probatorio, avvenuto nel 2005 dopo l’apertura di un fascicolo di indagine, la bimba ha raccontato tutto con chiarezza ma senza spavento, senza cogliere il significato negativo di quelle eccessive manifestazioni di affetto, ma anche dei contatti fisici, ai quali si abbandonava l’uomo quando rimanevano soli. Un esame che ha sgombrato il campo da ogni dubbio, aprendo la strada all’imputazione che l’uomo, oggi 63 anni, ha scelto di discutere davanti al Tribunale Collegiale (Francesco Angiolini, Gianluca Ortore, Maria Luisa Lo Gatto). Il tutto con l’obiettivo di rigettare le accuse, e negare che la verità di quanto riportato più volte dalla nipotina, in versioni ripetute e sempre coerenti, senza sbavature o contrasti. Così ieri i giudici, anche in considerazione del precedente specifico che si era già tradotto in condanna anni fa, hanno
deciso per la sua colpevolezza, con una condanna tutt’altro che lieve: 8 anni di carcere. La bimba non avrebbe mostrato conseguenze sul piano psicologico per quanto accaduto quell’estate di cinque anni fa, ma nella sua memoria c’è tutto. Oggi è una ragazza di 15 anni che continua ad essere discretamente tenuta sotto osservazione per verificare l’eventuale impatto di quel trauma nel processo di crescita in un momento tra l’altro molto delicato come quello dell’adolescenza.
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