25 Febbraio 2010 articolo inserito in: Formazione e Convegni
I FIGLI ADOTTIVI RICERCANO I VERI GENITORI - di francesca

Commento a: «Sempre più figli adottati cercano i veri genitori»(da Il SecoloXIX ed. Nazionale del 13 febbraio 2010)
Il tema delle origini dei bambini adottivi è un tema delicato che spesso alimenta timori nelle coppie adottive. Come si legge nell’articolo dal 1967, anno della legge sull’adozione ad oggi l’attenzione si è spostata dalla coppia adottiva al bambino che viene accolto in famiglia. In passato si riteneva di tutelare i propri figli celando l’adozione ed il vissuto abbandonico che si porta dietro e nello stesso tempo non esponendo la coppia a confrontarsi idealmente con i genitori biologici che avevano lasciato il bambino. Attualmente il bambino adottivo come soggetto portatore di diritti oltre a quello di crescere in una famiglia più adeguata alle sue necessità evolutive ha anche il pieno diritto di conoscere la sua storia adottiva. Durante l’iter giuridico che porta all’idoneità della coppia gli organi deputati alla loro formazione, accompagnamento e valutazione della loro idoneità, preparano bene la coppia al confronto con la possibile storia preadottiva del figlio esplorando ansie e timori fisiologiche ma il cui superamento consentirà loro di accogliere con la naturale serenità non solo il bambino, ma anche la sua storia ed il suo vissuto abbandonico. Questo confronto sereno con la storia preadottiva permetterà al figlio l’ integrazione fra passato doloroso preadottivo e presente-futuro sereno, rafforzando e strutturando un’identità personale stabile e adeguata ad affrontare le vicissitudini che naturalmente incontrerà crescendo. Laura Piacenti

IL PERCORSO SEGUITO DAL TRIBUNALE DEI MINORI CON L’AIUTO DI UNO PSICOLOGO
«Sempre più figli adottati cercano i veri genitori»(da Il SecoloXIX ed. Nazionale del 13 febbraio 2010)
Sansa: «Fenomeno legato al boom di abbandoni avvenuto trent’anni fa»
DONATA BONOMETTI
L’INTERVISTA «CRESCE la richiesta di conoscere i propri genitori biologici da parte di persone adottate. Cresce in modo così evidente che si può parlare di un fenomeno. Un fenomeno nuovo. Forse perché l’adozione è stata un boom circa trent’anni fa. E i piccoli adottati di allora oggi sono pronti per conoscere. Prima di quegli anni l’adozione non era una cosa comune. Non a caso la legge risale al 1967. E forse anche perché gli adottati oramai sono al corrente della loro condizione, che invece decenni fa era accuratamente nascosta dalle famiglie adottive». Trovavano una chiave, un cassetto, lettere, fotografie. La felicità domestica si svuotava di colpo, per riempirsi di una sconosciuta angoscia. Oggi non succede più. Dunque i bimbi abbandonati dalla madre o sottratti ai genitori da un dispositivo del Tribunale, bimbi che negli anni Settanta hanno visto il loro destino virare, trovando un tetto e due cuori, oggi sono giovani uomini e giovani donne che, in numero sempre più alto, almeno venti casi all’anno, vanno al Tribunale dei Minori e chiedono di
ripercorrere a ritroso la propria stessa vita. Fino alla sua origine. Per immaginarsi così un futuro nuovo ridisegnato dal passato. Esperienze che finiscono sul tavolo e tra i pensieri del presidente del Tribunale dei Minori, Adriano Sansa.
Cosa li spinge fin qui, tra questi fascicoli che con un nastro di colore smarrito, conservano il mistero della loro vita? «A volte ci sono motivi di salute. Gravi motivi di salute. Un trapianto, per
esempio. Una compatibilità da accertare. Ma esclusi questi casi pragmatici, ci sono quelli in cui domina semplicemente un’urgenza affettiva e sentimentale molto forte. Che fa scaturire la richiesta di ricostruzione delle proprie origini».
Il posto dove trovare una risposta è questo? «Vengono qua con un carico d’ansia così impellente che negare loro la possibilità di conoscere vuol dire negare loro un recupero anche di fiducia in se
stessi. Inizia così un percorso».
Che esclude ovviamente le mamme, i genitori che non hanno riconosciuto il figlio. «Certo ci mancherebbe che una madre che ha rifiutato il proprio figlio all’atto della nascita se lo trovi davanti alla porta. Si parla solo di casi di abbandono per trascuratezza morale e materiale»
Qual è il percorso? «Innanzitutto un lungo colloquio con un psicologo indicato dal Tribunale. Che scandaglia questa ansia, questa inquietudine. Cerca di capire cosa c’è dietro questa richiesta… E di approfondire il rapporto con i genitori adottivi. Che in qualche modo vengono coinvolti. Insomma l’esperto si accerta anche del fatto che questa ricerca non danneggi il rapporto con la famiglia adottiva».
Sono momenti delicatissimi… «Davvero molto delicati. Possono essere anche estremamente traumatici. Per questo lo psicologo li affianca anche nel momento in cui si aprono i fascicoli, nel momento in cui apprendono notizie su di sé, di fortissimo contenuto emotivo. D’altro canto in un mondo come quello in cui viviamo dove persino internet diventa uno strumento che porta lontano, che senso ha non sapere o non voler sapere? ».
Resta comunque cruciale il momento in cui si richiede, con il benestare del giudice, quell’atto di nascita integrale in cui i nomi e i cognomi dei genitori adottivi si affiancano a quelli biologici.
Tutte storie a lieto fine? «Dipende. A volte i genitori sono morti, però riescono a risalire a dei fratelli. Incontri e avvicinamenti che sono lenti e molti particolari».
Qualcuno ritorna qua a raccontarle come è andata? «Sì. E a volte emergono storie quasi impressionanti sulla vita e il suo modo di manifestarsi. Un giovane mi ha raccontato di aver ritrovato la madre biologica che aveva sempre vissuto in una casa a un centinaio di metri dalla sua. E l’uno non aveva mai saputo nulla dell’altro».
43,9%
è la percentuale delle coppie liguri che hanno richiesto l’autorizzazione all’ingresso in Italia di minori stranieri. La Liguria rappresenta il 4,2% su scala nazionale
4,2%
delle adozioni in Italia avvengono in Liguria. La nostra regione risulta anche essere al primo posto nella classifica delle adozioni, secondo il rapporto adozioni/abitanti
13/02/2010 Il Secolo XIX Pag. 18
ED. NAZIONALE
49
i minori da 0 a 17 anni provenienti da Paesi stranieri e adottati ogni anno a Genova ogni 100 mila abitanti. Il capoluogo ligure è terzo in Italia. In vetta alla statistica c’è Firenze
13.338
le adozioni internazionali in Italia nel periodo dal 2000 al 2005 secondo fonti Istat. Nel 2003 avevano fattodomanda di adozione 7.602 coppie
10,3 mesi
l’età più bassa e la quota più numerosa di bambini adottati Il Vietnam è il Paese da cui proviene il maggior numero di adozioni su questo fronte: 125
8,36 anni
è l’età media più alta di bambini adottati dall’estero, in arrivo dalla Lituania. L’Ucraina risulta essere il Paese da cui proviene il maggior numero di adozioni: ben 284

 

I commenti sono stati per il momento sospesi, ci scusiamo per il disagio, ti invitiamo a riprovare più tardi.

Studio psicologia Torino e Moncalieri | Sede di Moncalieri (Torino) - via Peschiera 15 - CAP 10024 | Sede di Torino - via Madama Cristina 34 - CAP 10125
Cell. 331 50.49.340 - 335 67.65.376 - Privacy Policy - Cod. fiscale 94046020015
powered by Strategie Digitali S.r.l.