09 Maggio 2010 articolo inserito in: Psicologia
perchè i figli non studiano - di cristina

Difficoltà di apprendimento : un problema diffuso

Una ricerca effettuata negli ultimi anni presso l’Università di Psicologia di Torino evidenzia la diffusione di questo problema.

 

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Infatti, mentre nella scuola elementare ben il 30% dei bambini aveva difficoltà gravi o significative nel linguaggio orale o scritto, il 20% dei bambini riportava tali difficoltà nel campo della matematica. I dati percentuali sono destinati a crescere nella scuola media, dove la difficoltà grave o significativa raggiunge il 36% dei ragazzi (per la lingua italiana) e il 45% (per la matematica). In pratica la ricerca mostra come un bambino su tre ha un problema di apprendimento,: non si tratta di soggetti portatori di handicap, ma di soggetti normalmente dotati.

Sono tanti i bambini e gli adolescenti che non riescono a impegnarsi a scuola, sono apatici, disinteressati, non si preoccupano dei risultati, che non hanno voglia di studiare, che vanno male a scuola.

Quale motivo c’è alla base di questo disimpegno o disinteresse?
 

Perchè un bambino va male a scuola?
Perché si hanno problemi scolastici?

Quando un bambino o un adolescente dotato delle capacità intellettive necessarie per riuscire a scuola ha delle difficoltà di apprendimento i motivi sono legati alla sfera emotiva, all’immagine di se stesso. L’apprendimento ci mette di fronte inevitabilmente a qualcosa di nuovo, che non abbiamo ancora sperimentato, e questo evento può generare nella mene sensazioni di ansia, di disagio, di frustrazione.

Anche a noi adulti può succedere di provare, di fronte a una esperienza totalmente nuova, queste sensazioni: ad esempio quando prendiamo in mano per la prima volta un telefono cellulare i cui tasti ci sono sconosciuti. Qualcuno reagisce con pacatezza e pazienza, cercando di capire, qualcuno con fastidio o rinuncia, rimpiangendo che il vecchio cellulare non sia più disponibile, qualcuno preferisce farsi spiegare il funzionamento da un’altra persona.

I sentimenti che possiamo provare sono simili a quelli di un bambino di fronte a un nuovo apprendimento:
sentimenti di impotenza di fronte al non sapere
sentimenti di confusione di fronte a una esperienza sconosciuta
sentimenti di inadeguatezza perché pensiamo che gli altri sono più abili di noi sentimenti di paura di essere mal giudicati per la nostra incapacità sentimenti di deludere le aspettative che altri hanno di noi.

L’ansia e il disorientamento che ogni situazione di nuovo apprendimento crea possono essere ridotte se noi abbiamo alle spalle un bagaglio di esperienze positive di riuscita in situazioni analoghe: “ce l’ho fatta ad imparare altre cose, riuscirò anche questa volta”. Se queste esperienze positive non sono sufficientemente consolidate il bambino può essere sopraffatto dal sentimento di frustrazione e di incapacità

Il bambino che viene a scuola ha una immagine di sé che si è costruita a seguito di una molteplicità di relazioni e di eventi, a partire dalla prima infanzia. Queste relazioni e questi eventi modellano la sua mente a reagire in un certo modo di fronte a un insegnante e all’apprendimento. Già nel corso del primo anno di vita il bambino, appena può, esplora il mondo che lo circonda, toccando gli oggetti, portandoli alla bocca: questo atteggiamento naturalmente esplorativo mostra come il desiderio di conoscere sia insito nella natura umana. Se le persone che si sono occupate di lui fin da piccolo (genitori, fratelli maggiori, maestra della scuola materna, ecc) hanno saputo renderlo speranzoso, incoraggiandolo ad esplorare il mondo, a compiere esperienze, tollerando la paura di fronte a ciò che è sconosciuto e appare difficile, allora questo bambino potrà diventare più tardi, a scuola, capace di tollerare quei sentimenti di ansia e di disorientamento di fronte al nuovo. Se al contrario le persone che hanno circondato il piccolo non hanno avuto il tempo o la pazienza di accompagnarlo a scoprire il mondo con curiosità o, peggio, lo hanno ostacolato, deridendo la sua inesperienza o hanno giudicato inetti e incapaci i suoi primi tentativi di conoscere e di esplorare, oppure hanno aumentato, con un atteggiamento ansioso o svalutante, la sua inevitabile incertezza e confusione, questo bambino può diventare un alunno svogliato, convinto di non farcela, disattento.
 

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