12 Agosto 2010 articolo inserito in: Formazione e Convegni
formazione per psicologi a Torino sull´attaccamento - di cristina

Il modello dInamIco-maturatIvo dell’attaccamento dI P. crIttenden e la sua aPPlIcazIone nella cura del genItore maltrattante.

semInarIo di studio con andrea LANDINI venerdÌ 15 ottoBre 2010 - ore 9.30/17.00 educatorIo della ProvvIdenza
corso trento 13 - TorIno

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

La teoria dell’attaccamento ha origine da un focus sul ruolo dell’esposizione al pericolo nel generare organizzazioni mentali e comportamentali, volte strategicamente alla sopravvivenza degli individui e della loro prole. Il modello dinamico-maturativo elaborato da P. Crittenden riprende questo focus, articolandolo riguardo ai meccanismi di elaborazione delle informazioni nei vari sistemi di memoria, e declinandolo nelle varie fasi dello sviluppo in base alle caratteristiche funzionali relative al livello maturativo raggiunto, ed alle potenzialità strategiche conseguenti. A partire dalla prima infanzia, verranno tracciati i percorsi di sviluppo rispetto ai quali si strutturano le diverse strategie di attaccamento, con particolare riferimento a quelle più disfunzionali che possono, persistendo nell’età adulta, rappresentare un fattore di rischio rispetto alla genitorialità. Secondo il modello dinamicomaturativo, infatti, un’ipotesi esplicativa delle gravi disfunzioni genitoriali è fondata sulla attivazione nei confronti dei figli di strategie difensive sviluppate in risposta a minacce vissute nell’infanzia.

ANDREA LANDINI
Medico Neuropsichiatria infantile, svolge attività clinica libero-professionale come neuropsichiatra infantile e come psicoterapeuta a indirizzo cognitivo-costruttivista a Reggio Emilia. Membro fondatore e componente del direttivo della International Association for the Study of Attachment (IASA), consulente e formatore per i Servizi Educativi e Sociali del Comune di Rimini Docente presso le scuole di specializzazione in psicoterapia: Scuola Bolognese di Psicoterapia Cognitiva (Bologna), CESIPc (Firenze-Padova-Livorno), Studi Cognitivi Modena, Istituto di Terapia Familiare di Modena, Istituto Veneto di Terapia Familiare, Istituto di Terapia Post-Razionalista (IPRA), Roma. Ha svolto incarichi di formazione all’utilizzo e codifica del CARE-Index nel 2009 presso l’Hôpital Maisonneuve-Rosemont, Centre affilié à l’Université de Montréal, Montréal, Quebec, Canada, nel 2008 a Reggio Emilia e a Vårljus SA, Sweden.
Dal 2002 collabora con Patricia Crittenden per la formazione alla somministrazione e interpretazione della Adult Attachment Interview. Ha svolto anche incarichi di consulenza al Servizio di Psichiatria e Psicoterapia dell’Età Evolutiva dell’Ospedale Maggiore di Bologna sulla lettura di protocolli AAI in casi di tentato suicidio di adolescenti.

 

Per informazioni ed iscrizioni:
Segreteria Centro Tutela Minori
Dal lunedì al venerdi ore 9-13
Tel./fax 011548747
e-mail: ctm.paradigma@iol.it
sito web: www.cooperativaparadigma.it

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09 Luglio 2010 articolo inserito in: Formazione e Convegni
psicologi: confronto sulla salute sessuale - di fabrizio

 

 

 

PROGRAMMA PRELIMINARE

LE PROFESSIONI D’AIUTO SI CONFRONTANO SUL TEMA
DELLA SALUTE SESSUALE :
LA COPPIA E L’ADOLESCENTE
Torino, sabato 13 Novembre 2010
Centro Congressi “Molinette Incontra”
09.00
Saluto di benvenuto
-Giuseppina Barbero, Psicologa, Psicoterapeuta, Presidente ASST,Torino
Saluto delle Autorità
(Università degli Studi di Torino,SSSC )
(Prof.ssa Benedetto, Prof. F. Bogetto, Prof. Pasini W, Prof. E. Torre …)
Presentazione del Convegno
-Vilma Duretto, Psicologa e Pedagogista, Segretario ASST,Torino
I SESSIONE
Moderatori:
-Luigi Rolle, Medico Andrologo – Università degli Studi di Torino
-Renata Colombo, Medico Pediatra di libera scelta , Vercelli
09.30
“I problemi emergenti del maschio adolescente”
Giorgio Del Noce, Medico Andrologo, Torino
10.00
“Il desiderio sessuale femminile nell’adolescenza. Studio descrittivo in un gruppo di pazienti
di un Pediatra di Famiglia”.
Gherardi Eugenio, Medico Pediatra di libera scelta Reggio Emilia,
10.30
“Lo sviluppo psicosessuologico nell’adolescenza e la sua influenza sulla coppia”
Anna Gualerzi, Medico Psichiatra, Torino
11.00
INTERVALLO
II SESSIONE
Moderatori:
-Giancarlo Marenco, Psicologo Psicoterapeuta, Segretario Ordine Psicologi Piemonte, Torino
- Ordine dei Medici Chirurghi Torino
11.30
“Negare il corpo e la sessualità: aspetti sessuologici del DCA in adolescenza”
Chiara Baietto, Neuropsichiatra infantile, Torino
12.00
“Autismo e sessualità”
Edda Rosso, Psicologa, Torino
12.30
“La coppia tardo adolescenziale- La conquista del regno del padre e della madre tra fantasia e
realtà”
Annalina Olivieri, Psicologa, Torino
13.00
DISCUSSIONE
13.30
PAUSA LAVORI
III SESSIONE
Moderatori:
-Lucia Centillo – presidente Federsanità ANCI– Piemonte
-Provveditorato agli studi (??)
14.30
“Diritti e doveri dei genitori e dei figli adolescenti”
Carola Giraudo, Avvocato del Foro di Torino
15.00
“L’esperienza presso il Centro per le Relazioni e le Famiglie di Torino: dalla consulenza alla
terapia sessuologica”
Valentina Mineccia, Psicologa, Torino
15.30
“Educare l’adolescente alla sessualità: significati, contenuti e obiettivi attraverso percorsi
esperienziali nell’istituzione scolastica”
Alessandra Milighetti, Insegnante
16.00
"Adolescenti sessualmente attivi : routine e urgenze"
Luigia Pasquale Medico Chirurgo- Ginecologa UOA ASL TO 3 Ospedale di Rivoli
16.30
DISCUSSIONE
17.00
Compilazione questionario ECM
18.00
Conclusioni e arrivederci al prossimo convegno nel 2012 “La Coppia Adulta”

http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/viewarticles.php?category=7,

foto da flickr

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04 Luglio 2010 articolo inserito in: Formazione e Convegni
a - di fabrizio

a

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18 Giugno 2010 articolo inserito in: Formazione e Convegni
Psicotraumatologia. Come funziona una terapia del trauma? TERAPIA DELLE VITTIME DEGLI ABUSI SESSUALI. Intervista a Martin Sack (Die Zeit, Hamburg - trad. José F. Padova) - a cura di Federico La Sala Molte vittime degli abusi hanno taciuto per decenni. L’esperto di traumi Martin Sack spiega come i pazienti elaborano i loro ricordi e possono essere guariti. lunedì 19 aprile 2010 [...] i risultati delle ricerche in atto sono molto incoraggianti. Quando si applicano tecniche speciali, ben studiate, l’80% delle terapie sono tanto efficaci che i sintomi scompaiono totalmente. Si può perfino guarire un trauma di guerra, avvenuto 60 anni prima. D’altra parte stendersi semplicemente sul lettino, mentre il terapeuta si tiene in disparte, non garantisce molto. Al minimo questo dura molto a lungo, finché per esempio non si arriva al fardello mediante colloqui psicoterapeutici. Per la terapia del trauma vi sono nel frattempo standard precisi di formazione [...] Die Zeit, Hamburg   Terapia delle vittime degli abusi sessuali   “I ricordi non rielaborati sono sorprendentemente vivi†  Intervista a Martin Sack, presidente della Società    tedesca di Psicotraumatologia e ricercatore sulla    efficacia dei trattamenti psicoterapeutici dei traumi.   Molte vittime degli abusi hanno taciuto per decenni.    L’esperto di traumi Martin Sack spiega come i pazienti elaborano i loro ricordi e possono essere guariti.   (traduzione dal tedesco di José F. Padova) * Zeit online: Ininterrottamente trapelano nuovi casi di abusi sessuali nelle scuole. Perché molte vittime hanno taciuto tanto a lungo? Martin Sack: Vi sono due motivi principali. In primo luogo è una reazione normale rimuovere e ottenebrare eventi terribili. È un comportamento molto sano per volgere sé stessi ad altro e potersi costruire una vita normale. Sovente il trauma viene incapsulato bene. Ma questo talvolta riprende più tardi [il suo spazio]. In secondo luogo l’esperienza dell’abuso è estremamente impregnata di vergogna. Se uno ne parla, si fa riconoscere come vittima, come persona guastata. Allora proprio bambini e giovani si chiedono: come reagiscono gli altri? Verrò emarginato? Essi si vergognano. Zeit: Vi è un determinato tipo di persona per la quale il trauma diviene il problema? Sack: No. In linea di principio ognuno può sviluppare i sintomi del trauma. Quanto bene possa essere elaborato un trauma dipende fortemente dalle risorse. Vivo in una famiglia nella quale domina un’atmosfera di calore? Ho buoni amici, pieni di comprensione? Se questo è il caso, è più facile raccontare il proprio travaglio. Al contrario bambini, che vivono in casa di genitori nella quale vi è poco sostegno e stabilità emotiva e che per i motivi più diversi non possono aspettarsi che i loro genitori possano governare i loro problemi, da un abuso sviluppano con magiore probabilità pesanti conseguenze. In parte questo dipende anche da quanto gravi siano i traumi. Un abuso subito da persone che ci stanno vicine, persone di fiducia, è elaborato con difficoltà particolarmente pesanti. A questa categoria di persone appartengono naturalmente anche insegnanti e preti. Zeit: Come si manifesta questo nelle vittime? Sack: Vi sono due varianti, una più maschile e l’altra più femminile. In quella maschile le persone diventano rapidamente impazienti, incontrollate e aggressive, quando si impauriscono. L’altra, la variante femminile, si manifesta maggiormente in problemi con l’autostima: queste persone diventano depresse, apprensive e socialmente diffidenti. È come se tutta la collera si dirigesse contro la propria persona. In ogni caso i traumatizzati posseggono solamente pochi meccanismi di compensazione, quando vivono simili sventure o disgrazie. Anche tipici sono gli incubi. Zeit: Quando tipicamente deflagrano questi sintomi? Sack: Talvolta immediatamente dopo aver subito l’abuso; tuttavia anche dopo molti anni vi possono essere fattori scatenanti che fanno emergere i ricordi. Non devono essere sempre gravi disgrazie. Talvolta è sufficiente che ci si confronti con le difficoltà dei propri figli o si pratichino tecniche di rilassamento. Zeit: Si può veramente guarire un trauma, soprattutto quello subito decenni prima? Sack: Sì, i risultati delle ricerche in atto sono molto incoraggianti. Quando si applicano tecniche speciali, ben studiate, l’80% delle terapie sono tanto efficaci che i sintomi scompaiono totalmente. Si può perfino guarire un trauma di guerra, avvenuto 60 anni prima. D’altra parte stendersi semplicemente sul lettino, mentre il terapeuta si tiene in disparte, non garantisce molto. Al minimo questo dura molto a lungo, finché per esempio non si arriva al fardello mediante colloqui psicoterapeutici. Per la terapia del trauma vi sono nel frattempo standard precisi di formazione. Zeit: Come funziona una terapia del trauma? Sack: Il primo passo consiste nel prendere sul serio il paziente traumatizzato, nell’ascoltarlo, nel dedicarglisi. Nel diventare testimone dell’accaduto. Poi si comincia a ridurre il carico [di dolore], mentre si combinano i brandelli di ricordi in un quadro completo, come un puzzle. Il paziente si deve confrontare con l’esperienza traumatica. In questo processo, da un ricordo non elaborato se ne trae uno rifinito e se ne integra l’esperienza nella vita attuale. Naturalmente al paziente riesce molto pesante guardare [dentro] ancora una volta con precisione. L’arte del terapeuta è quella di procedere in questo il più delicatamente possibile. Così il paziente rimane in grado di apprendere e non si trova troppo sotto stress. Zeit: Come può il confronto con l’abuso sofferto avvenire con delicatezza? Sack: Vi sono diverse tecniche. Qui sono di grande aiuto tre cose. In un primo momento si può osservare l’abuso dal di fuori, proiettare l’accaduto per esempio su un video o su un’altra persona. Soltanto a poco a poco il paziente lo accetta come una sua propria esperienza. Inoltre con il ricordo si attivano nello stesso tempo informazioni e risorse del giorno d’oggi, che allora, nella situazione traumatica, erano mancate. Queste sono proposizioni come: non sono colpevole. Sono sopravvissuto a tutto questo. Oggi sono sicuro [di me] e posso difendermi. Il terapeuta può anche indurre a inserire nei ricordi dal piano dell’immaginazione elementi di ausilio. A esempio la persona adulta può farsi avanti in uno scenario che rende inoffensivo l’autore dell’abuso e prende sotto la propria protezione il bambino traumatizzato. Così egli può modificare a suo piacimento il ricordo e considera sé stesso non più come inerme, ma come attivo. Zeit: Un terapeuta agisce nei casi di abusi sessuali diversamente da quelli, per esempio, di traumi bellici? Sack: Dopo un abuso sessuale insorgono in primo piano sentimenti come vergogna e senso di insudiciamento, dopo un trauma bellico forse più sensi di colpa e panico. Di questo si deve tenere conto. Tuttavia la strategia di base del trattamento è la stessa. Zeit: Quanto sono realistici ancor oggi i ricordi di 20 o 30 anni addietro? Sack: I ricordi non elaborati si sentono in modo diverso da quelli elaborati, vale a dire come se si avesse patito l’atto tremendo proprio in questo momento. I ricordi del paziente per trauma sono perciò sorprendentemente vivi. I dolori fisici vengono talvolta patiti oggi più fortemente che durante l’abuso stesso, perché in quella situazione è accaduto talmente tanto e tutto insieme che non tutto si è potuto avvertire. Zeit: L’attenzione dei media aiuta o fa più danno? Sack: Stupisce che tutto venga alla luce adesso. Questo è di grande valore non soltanto per la vittima personalmente, ma è importante anche per avviare cambiamenti. Lo si può osservare da come oggi si tratta il tema della violenza sessuale nelle famiglie, che è stato reso tabù negli anni ’70 e ’80. Adesso di questo non soltanto vi è una consapevolezza, ma vi sono dappertutto, per lo meno per le donne, consultori e case per la donna. Spero che l’attenzione si estenda ancor più: sulla violenza criminale organizzata contro i minori, come la pedopornografia, la prostituzione e le violenze rituali. Vi sono gruppi mafiosi che portano i bambini a non potersi più difendere. Non abbiamo numeri sulla dimensione [del fenomeno], ma abbiamo in cura molti pazienti che lo hanno vissuto sulla loro pelle. Nel caso di abusi e violenze nelle istituzioni e nella chiesa o nei [suoi] convitti si deve introdurre [l’idea] di un management del rischio, che nella chiesa manca ancora totalmente. Se lo si stabilisse sarebbe molto ciò che se ne guadagnerebbe. Zeit: Che aspetto dovrebbe avere questo management del rischio? Sack: Tutti gli istituti che ospitano bambini sono esposti al rischio di assumere collaboratori che hanno un problema con il potere: persone che si rivalutano nel mentre umiliano gli altri. Per questo motivo nei collegi, nelle scuole e nelle chiese devono essere inserite persone responsabili, che prestino attenzione a ciò che fanno i collaboratori e tengano d’occhio i bambini. Nei collegi i giovani devono avere assistenti anche - di cristina

Psicotraumatologia. Come funziona una terapia del trauma?
TERAPIA DELLE VITTIME DEGLI ABUSI SESSUALI. Intervista a Martin Sack (Die Zeit, Hamburg - trad. José F. Padova) - a cura di Federico La Sala
Molte vittime degli abusi hanno taciuto per decenni. L’esperto di traumi Martin Sack spiega come i pazienti elaborano i loro ricordi e possono essere guariti.
lunedì 19 aprile 2010
[...] i risultati delle ricerche in atto sono molto incoraggianti. Quando si applicano tecniche speciali, ben studiate, l’80% delle terapie sono tanto efficaci che i sintomi scompaiono totalmente. Si può perfino guarire un trauma di guerra, avvenuto 60 anni prima. D’altra parte stendersi semplicemente sul lettino, mentre il terapeuta si tiene in disparte, non garantisce molto. Al minimo questo dura molto a lungo, finché per esempio non si arriva al fardello mediante colloqui psicoterapeutici. Per la terapia del trauma vi sono nel frattempo standard precisi di formazione [...]

Die Zeit, Hamburg
  Terapia delle vittime degli abusi sessuali
  “I ricordi non rielaborati sono sorprendentemente vivi”
  Intervista a Martin Sack, presidente della Società 
  tedesca di Psicotraumatologia e ricercatore sulla 
  efficacia dei trattamenti psicoterapeutici dei traumi.
  Molte vittime degli abusi hanno taciuto per decenni. 
  L’esperto di traumi Martin Sack spiega come i pazienti elaborano i loro ricordi e possono essere guariti.
  (traduzione dal tedesco di José F. Padova) *
Zeit online: Ininterrottamente trapelano nuovi casi di abusi sessuali nelle scuole. Perché molte vittime hanno taciuto tanto a lungo?
Martin Sack: Vi sono due motivi principali. In primo luogo è una reazione normale rimuovere e ottenebrare eventi terribili. È un comportamento molto sano per volgere sé stessi ad altro e potersi costruire una vita normale. Sovente il trauma viene incapsulato bene. Ma questo talvolta riprende più tardi [il suo spazio]. In secondo luogo l’esperienza dell’abuso è estremamente impregnata di vergogna. Se uno ne parla, si fa riconoscere come vittima, come persona guastata. Allora proprio bambini e giovani si chiedono: come reagiscono gli altri? Verrò emarginato? Essi si vergognano.
Zeit: Vi è un determinato tipo di persona per la quale il trauma diviene il problema?
Sack: No. In linea di principio ognuno può sviluppare i sintomi del trauma. Quanto bene possa essere elaborato un trauma dipende fortemente dalle risorse. Vivo in una famiglia nella quale domina un’atmosfera di calore? Ho buoni amici, pieni di comprensione? Se questo è il caso, è più facile raccontare il proprio travaglio. Al contrario bambini, che vivono in casa di genitori nella quale vi è poco sostegno e stabilità emotiva e che per i motivi più diversi non possono aspettarsi che i loro genitori possano governare i loro problemi, da un abuso sviluppano con magiore probabilità pesanti conseguenze.
In parte questo dipende anche da quanto gravi siano i traumi. Un abuso subito da persone che ci stanno vicine, persone di fiducia, è elaborato con difficoltà particolarmente pesanti. A questa categoria di persone appartengono naturalmente anche insegnanti e preti.
Zeit: Come si manifesta questo nelle vittime?
Sack: Vi sono due varianti, una più maschile e l’altra più femminile. In quella maschile le persone diventano rapidamente impazienti, incontrollate e aggressive, quando si impauriscono. L’altra, la variante femminile, si manifesta maggiormente in problemi con l’autostima: queste persone diventano depresse, apprensive e socialmente diffidenti. È come se tutta la collera si dirigesse contro la propria persona.
In ogni caso i traumatizzati posseggono solamente pochi meccanismi di compensazione, quando vivono simili sventure o disgrazie. Anche tipici sono gli incubi.
Zeit: Quando tipicamente deflagrano questi sintomi?
Sack: Talvolta immediatamente dopo aver subito l’abuso; tuttavia anche dopo molti anni vi possono essere fattori scatenanti che fanno emergere i ricordi. Non devono essere sempre gravi disgrazie. Talvolta è sufficiente che ci si confronti con le difficoltà dei propri figli o si pratichino tecniche di rilassamento.
Zeit: Si può veramente guarire un trauma, soprattutto quello subito decenni prima?
Sack: Sì, i risultati delle ricerche in atto sono molto incoraggianti. Quando si applicano tecniche speciali, ben studiate, l’80% delle terapie sono tanto efficaci che i sintomi scompaiono totalmente. Si può perfino guarire un trauma di guerra, avvenuto 60 anni prima. D’altra parte stendersi semplicemente sul lettino, mentre il terapeuta si tiene in disparte, non garantisce molto. Al minimo questo dura molto a lungo, finché per esempio non si arriva al fardello mediante colloqui psicoterapeutici. Per la terapia del trauma vi sono nel frattempo standard precisi di formazione.
Zeit: Come funziona una terapia del trauma?
Sack: Il primo passo consiste nel prendere sul serio il paziente traumatizzato, nell’ascoltarlo, nel dedicarglisi. Nel diventare testimone dell’accaduto. Poi si comincia a ridurre il carico [di dolore], mentre si combinano i brandelli di ricordi in un quadro completo, come un puzzle. Il paziente si deve confrontare con l’esperienza traumatica. In questo processo, da un ricordo non elaborato se ne trae uno rifinito e se ne integra l’esperienza nella vita attuale. Naturalmente al paziente riesce molto pesante guardare [dentro] ancora una volta con precisione. L’arte del terapeuta è quella di procedere in questo il più delicatamente possibile. Così il paziente rimane in grado di apprendere e non si trova troppo sotto stress.
Zeit: Come può il confronto con l’abuso sofferto avvenire con delicatezza?
Sack: Vi sono diverse tecniche. Qui sono di grande aiuto tre cose. In un primo momento si può osservare l’abuso dal di fuori, proiettare l’accaduto per esempio su un video o su un’altra persona. Soltanto a poco a poco il paziente lo accetta come una sua propria esperienza. Inoltre con il ricordo si attivano nello stesso tempo informazioni e risorse del giorno d’oggi, che allora, nella situazione traumatica, erano mancate. Queste sono proposizioni come: non sono colpevole. Sono sopravvissuto a tutto questo. Oggi sono sicuro [di me] e posso difendermi. Il terapeuta può anche indurre a inserire nei ricordi dal piano dell’immaginazione elementi di ausilio. A esempio la persona adulta può farsi avanti in uno scenario che rende inoffensivo l’autore dell’abuso e prende sotto la propria protezione il bambino traumatizzato. Così egli può modificare a suo piacimento il ricordo e considera sé stesso non più come inerme, ma come attivo.
Zeit: Un terapeuta agisce nei casi di abusi sessuali diversamente da quelli, per esempio, di traumi bellici?
Sack: Dopo un abuso sessuale insorgono in primo piano sentimenti come vergogna e senso di insudiciamento, dopo un trauma bellico forse più sensi di colpa e panico. Di questo si deve tenere conto. Tuttavia la strategia di base del trattamento è la stessa.
Zeit: Quanto sono realistici ancor oggi i ricordi di 20 o 30 anni addietro?
Sack: I ricordi non elaborati si sentono in modo diverso da quelli elaborati, vale a dire come se si avesse patito l’atto tremendo proprio in questo momento. I ricordi del paziente per trauma sono perciò sorprendentemente vivi. I dolori fisici vengono talvolta patiti oggi più fortemente che durante l’abuso stesso, perché in quella situazione è accaduto talmente tanto e tutto insieme che non tutto si è potuto avvertire.
Zeit: L’attenzione dei media aiuta o fa più danno?
Sack: Stupisce che tutto venga alla luce adesso. Questo è di grande valore non soltanto per la vittima personalmente, ma è importante anche per avviare cambiamenti. Lo si può osservare da come oggi si tratta il tema della violenza sessuale nelle famiglie, che è stato reso tabù negli anni ’70 e ’80. Adesso di questo non soltanto vi è una consapevolezza, ma vi sono dappertutto, per lo meno per le donne, consultori e case per la donna.
Spero che l’attenzione si estenda ancor più: sulla violenza criminale organizzata contro i minori, come la pedopornografia, la prostituzione e le violenze rituali. Vi sono gruppi mafiosi che portano i bambini a non potersi più difendere. Non abbiamo numeri sulla dimensione [del fenomeno], ma abbiamo in cura molti pazienti che lo hanno vissuto sulla loro pelle.
Nel caso di abusi e violenze nelle istituzioni e nella chiesa o nei [suoi] convitti si deve introdurre [l’idea] di un management del rischio, che nella chiesa manca ancora totalmente. Se lo si stabilisse sarebbe molto ciò che se ne guadagnerebbe.
Zeit: Che aspetto dovrebbe avere questo management del rischio?
Sack: Tutti gli istituti che ospitano bambini sono esposti al rischio di assumere collaboratori che hanno un problema con il potere: persone che si rivalutano nel mentre umiliano gli altri. Per questo motivo nei collegi, nelle scuole e nelle chiese devono essere inserite persone responsabili, che prestino attenzione a ciò che fanno i collaboratori e tengano d’occhio i bambini. Nei collegi i giovani devono avere assistenti anche di sesso femminile. Gli impiegati dovrebbero essere interrogati regolarmente. Questo si fa nelle università americane. Con scadenza annuale i docenti devono mettere per iscritto se si sono comportati correttamente nei confronti di collaboratrici o studentesse. Questo fa capire a tutti in modo chiaro: vi teniamo d’occhio.
* http://www.zeit.de/gesellschaft/zeitgeschehen/2010-04/trauma-heilung
 

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18 Giugno 2010 articolo inserito in: Formazione e Convegni
Psicotraumatologia. Come funziona una terapia del trauma? TERAPIA DELLE VITTIME DEGLI ABUSI SESSUALI. Intervista a Martin Sack (Die Zeit, Hamburg - trad. José F. Padova) - a cura di Federico La Sala Molte vittime degli abusi hanno taciuto per decenni. L’esperto di traumi Martin Sack spiega come i pazienti elaborano i loro ricordi e possono essere guariti. lunedì 19 aprile 2010 [...] i risultati delle ricerche in atto sono molto incoraggianti. Quando si applicano tecniche speciali, ben studiate, l’80% delle terapie sono tanto efficaci che i sintomi scompaiono totalmente. Si può perfino guarire un trauma di guerra, avvenuto 60 anni prima. D’altra parte stendersi semplicemente sul lettino, mentre il terapeuta si tiene in disparte, non garantisce molto. Al minimo questo dura molto a lungo, finché per esempio non si arriva al fardello mediante colloqui psicoterapeutici. Per la terapia del trauma vi sono nel frattempo standard precisi di formazione [...] Die Zeit, Hamburg   Terapia delle vittime degli abusi sessuali   “I ricordi non rielaborati sono sorprendentemente vivi†  Intervista a Martin Sack, presidente della Società    tedesca di Psicotraumatologia e ricercatore sulla    efficacia dei trattamenti psicoterapeutici dei traumi.   Molte vittime degli abusi hanno taciuto per decenni.    L’esperto di traumi Martin Sack spiega come i pazienti elaborano i loro ricordi e possono essere guariti.   (traduzione dal tedesco di José F. Padova) * Zeit online: Ininterrottamente trapelano nuovi casi di abusi sessuali nelle scuole. Perché molte vittime hanno taciuto tanto a lungo? Martin Sack: Vi sono due motivi principali. In primo luogo è una reazione normale rimuovere e ottenebrare eventi terribili. È un comportamento molto sano per volgere sé stessi ad altro e potersi costruire una vita normale. Sovente il trauma viene incapsulato bene. Ma questo talvolta riprende più tardi [il suo spazio]. In secondo luogo l’esperienza dell’abuso è estremamente impregnata di vergogna. Se uno ne parla, si fa riconoscere come vittima, come persona guastata. Allora proprio bambini e giovani si chiedono: come reagiscono gli altri? Verrò emarginato? Essi si vergognano. Zeit: Vi è un determinato tipo di persona per la quale il trauma diviene il problema? Sack: No. In linea di principio ognuno può sviluppare i sintomi del trauma. Quanto bene possa essere elaborato un trauma dipende fortemente dalle risorse. Vivo in una famiglia nella quale domina un’atmosfera di calore? Ho buoni amici, pieni di comprensione? Se questo è il caso, è più facile raccontare il proprio travaglio. Al contrario bambini, che vivono in casa di genitori nella quale vi è poco sostegno e stabilità emotiva e che per i motivi più diversi non possono aspettarsi che i loro genitori possano governare i loro problemi, da un abuso sviluppano con magiore probabilità pesanti conseguenze. In parte questo dipende anche da quanto gravi siano i traumi. Un abuso subito da persone che ci stanno vicine, persone di fiducia, è elaborato con difficoltà particolarmente pesanti. A questa categoria di persone appartengono naturalmente anche insegnanti e preti. Zeit: Come si manifesta questo nelle vittime? Sack: Vi sono due varianti, una più maschile e l’altra più femminile. In quella maschile le persone diventano rapidamente impazienti, incontrollate e aggressive, quando si impauriscono. L’altra, la variante femminile, si manifesta maggiormente in problemi con l’autostima: queste persone diventano depresse, apprensive e socialmente diffidenti. È come se tutta la collera si dirigesse contro la propria persona. In ogni caso i traumatizzati posseggono solamente pochi meccanismi di compensazione, quando vivono simili sventure o disgrazie. Anche tipici sono gli incubi. Zeit: Quando tipicamente deflagrano questi sintomi? Sack: Talvolta immediatamente dopo aver subito l’abuso; tuttavia anche dopo molti anni vi possono essere fattori scatenanti che fanno emergere i ricordi. Non devono essere sempre gravi disgrazie. Talvolta è sufficiente che ci si confronti con le difficoltà dei propri figli o si pratichino tecniche di rilassamento. Zeit: Si può veramente guarire un trauma, soprattutto quello subito decenni prima? Sack: Sì, i risultati delle ricerche in atto sono molto incoraggianti. Quando si applicano tecniche speciali, ben studiate, l’80% delle terapie sono tanto efficaci che i sintomi scompaiono totalmente. Si può perfino guarire un trauma di guerra, avvenuto 60 anni prima. D’altra parte stendersi semplicemente sul lettino, mentre il terapeuta si tiene in disparte, non garantisce molto. Al minimo questo dura molto a lungo, finché per esempio non si arriva al fardello mediante colloqui psicoterapeutici. Per la terapia del trauma vi sono nel frattempo standard precisi di formazione. Zeit: Come funziona una terapia del trauma? Sack: Il primo passo consiste nel prendere sul serio il paziente traumatizzato, nell’ascoltarlo, nel dedicarglisi. Nel diventare testimone dell’accaduto. Poi si comincia a ridurre il carico [di dolore], mentre si combinano i brandelli di ricordi in un quadro completo, come un puzzle. Il paziente si deve confrontare con l’esperienza traumatica. In questo processo, da un ricordo non elaborato se ne trae uno rifinito e se ne integra l’esperienza nella vita attuale. Naturalmente al paziente riesce molto pesante guardare [dentro] ancora una volta con precisione. L’arte del terapeuta è quella di procedere in questo il più delicatamente possibile. Così il paziente rimane in grado di apprendere e non si trova troppo sotto stress. Zeit: Come può il confronto con l’abuso sofferto avvenire con delicatezza? Sack: Vi sono diverse tecniche. Qui sono di grande aiuto tre cose. In un primo momento si può osservare l’abuso dal di fuori, proiettare l’accaduto per esempio su un video o su un’altra persona. Soltanto a poco a poco il paziente lo accetta come una sua propria esperienza. Inoltre con il ricordo si attivano nello stesso tempo informazioni e risorse del giorno d’oggi, che allora, nella situazione traumatica, erano mancate. Queste sono proposizioni come: non sono colpevole. Sono sopravvissuto a tutto questo. Oggi sono sicuro [di me] e posso difendermi. Il terapeuta può anche indurre a inserire nei ricordi dal piano dell’immaginazione elementi di ausilio. A esempio la persona adulta può farsi avanti in uno scenario che rende inoffensivo l’autore dell’abuso e prende sotto la propria protezione il bambino traumatizzato. Così egli può modificare a suo piacimento il ricordo e considera sé stesso non più come inerme, ma come attivo. Zeit: Un terapeuta agisce nei casi di abusi sessuali diversamente da quelli, per esempio, di traumi bellici? Sack: Dopo un abuso sessuale insorgono in primo piano sentimenti come vergogna e senso di insudiciamento, dopo un trauma bellico forse più sensi di colpa e panico. Di questo si deve tenere conto. Tuttavia la strategia di base del trattamento è la stessa. Zeit: Quanto sono realistici ancor oggi i ricordi di 20 o 30 anni addietro? Sack: I ricordi non elaborati si sentono in modo diverso da quelli elaborati, vale a dire come se si avesse patito l’atto tremendo proprio in questo momento. I ricordi del paziente per trauma sono perciò sorprendentemente vivi. I dolori fisici vengono talvolta patiti oggi più fortemente che durante l’abuso stesso, perché in quella situazione è accaduto talmente tanto e tutto insieme che non tutto si è potuto avvertire. Zeit: L’attenzione dei media aiuta o fa più danno? Sack: Stupisce che tutto venga alla luce adesso. Questo è di grande valore non soltanto per la vittima personalmente, ma è importante anche per avviare cambiamenti. Lo si può osservare da come oggi si tratta il tema della violenza sessuale nelle famiglie, che è stato reso tabù negli anni ’70 e ’80. Adesso di questo non soltanto vi è una consapevolezza, ma vi sono dappertutto, per lo meno per le donne, consultori e case per la donna. Spero che l’attenzione si estenda ancor più: sulla violenza criminale organizzata contro i minori, come la pedopornografia, la prostituzione e le violenze rituali. Vi sono gruppi mafiosi che portano i bambini a non potersi più difendere. Non abbiamo numeri sulla dimensione [del fenomeno], ma abbiamo in cura molti pazienti che lo hanno vissuto sulla loro pelle. Nel caso di abusi e violenze nelle istituzioni e nella chiesa o nei [suoi] convitti si deve introdurre [l’idea] di un management del rischio, che nella chiesa manca ancora totalmente. Se lo si stabilisse sarebbe molto ciò che se ne guadagnerebbe. Zeit: Che aspetto dovrebbe avere questo management del rischio? Sack: Tutti gli istituti che ospitano bambini sono esposti al rischio di assumere collaboratori che hanno un problema con il potere: persone che si rivalutano nel mentre umiliano gli altri. Per questo motivo nei collegi, nelle scuole e nelle chiese devono essere inserite persone responsabili, che prestino attenzione a ciò che fanno i collaboratori e tengano d’occhio i bambini. Nei collegi i giovani devono avere assistenti anche - di cristina

Psicotraumatologia. Come funziona una terapia del trauma?
TERAPIA DELLE VITTIME DEGLI ABUSI SESSUALI. Intervista a Martin Sack (Die Zeit, Hamburg - trad. José F. Padova) - a cura di Federico La Sala
Molte vittime degli abusi hanno taciuto per decenni. L’esperto di traumi Martin Sack spiega come i pazienti elaborano i loro ricordi e possono essere guariti.
lunedì 19 aprile 2010
[...] i risultati delle ricerche in atto sono molto incoraggianti. Quando si applicano tecniche speciali, ben studiate, l’80% delle terapie sono tanto efficaci che i sintomi scompaiono totalmente. Si può perfino guarire un trauma di guerra, avvenuto 60 anni prima. D’altra parte stendersi semplicemente sul lettino, mentre il terapeuta si tiene in disparte, non garantisce molto. Al minimo questo dura molto a lungo, finché per esempio non si arriva al fardello mediante colloqui psicoterapeutici. Per la terapia del trauma vi sono nel frattempo standard precisi di formazione [...]

Die Zeit, Hamburg
  Terapia delle vittime degli abusi sessuali
  “I ricordi non rielaborati sono sorprendentemente vivi”
  Intervista a Martin Sack, presidente della Società 
  tedesca di Psicotraumatologia e ricercatore sulla 
  efficacia dei trattamenti psicoterapeutici dei traumi.
  Molte vittime degli abusi hanno taciuto per decenni. 
  L’esperto di traumi Martin Sack spiega come i pazienti elaborano i loro ricordi e possono essere guariti.
  (traduzione dal tedesco di José F. Padova) *
Zeit online: Ininterrottamente trapelano nuovi casi di abusi sessuali nelle scuole. Perché molte vittime hanno taciuto tanto a lungo?
Martin Sack: Vi sono due motivi principali. In primo luogo è una reazione normale rimuovere e ottenebrare eventi terribili. È un comportamento molto sano per volgere sé stessi ad altro e potersi costruire una vita normale. Sovente il trauma viene incapsulato bene. Ma questo talvolta riprende più tardi [il suo spazio]. In secondo luogo l’esperienza dell’abuso è estremamente impregnata di vergogna. Se uno ne parla, si fa riconoscere come vittima, come persona guastata. Allora proprio bambini e giovani si chiedono: come reagiscono gli altri? Verrò emarginato? Essi si vergognano.
Zeit: Vi è un determinato tipo di persona per la quale il trauma diviene il problema?
Sack: No. In linea di principio ognuno può sviluppare i sintomi del trauma. Quanto bene possa essere elaborato un trauma dipende fortemente dalle risorse. Vivo in una famiglia nella quale domina un’atmosfera di calore? Ho buoni amici, pieni di comprensione? Se questo è il caso, è più facile raccontare il proprio travaglio. Al contrario bambini, che vivono in casa di genitori nella quale vi è poco sostegno e stabilità emotiva e che per i motivi più diversi non possono aspettarsi che i loro genitori possano governare i loro problemi, da un abuso sviluppano con magiore probabilità pesanti conseguenze.
In parte questo dipende anche da quanto gravi siano i traumi. Un abuso subito da persone che ci stanno vicine, persone di fiducia, è elaborato con difficoltà particolarmente pesanti. A questa categoria di persone appartengono naturalmente anche insegnanti e preti.
Zeit: Come si manifesta questo nelle vittime?
Sack: Vi sono due varianti, una più maschile e l’altra più femminile. In quella maschile le persone diventano rapidamente impazienti, incontrollate e aggressive, quando si impauriscono. L’altra, la variante femminile, si manifesta maggiormente in problemi con l’autostima: queste persone diventano depresse, apprensive e socialmente diffidenti. È come se tutta la collera si dirigesse contro la propria persona.
In ogni caso i traumatizzati posseggono solamente pochi meccanismi di compensazione, quando vivono simili sventure o disgrazie. Anche tipici sono gli incubi.
Zeit: Quando tipicamente deflagrano questi sintomi?
Sack: Talvolta immediatamente dopo aver subito l’abuso; tuttavia anche dopo molti anni vi possono essere fattori scatenanti che fanno emergere i ricordi. Non devono essere sempre gravi disgrazie. Talvolta è sufficiente che ci si confronti con le difficoltà dei propri figli o si pratichino tecniche di rilassamento.
Zeit: Si può veramente guarire un trauma, soprattutto quello subito decenni prima?
Sack: Sì, i risultati delle ricerche in atto sono molto incoraggianti. Quando si applicano tecniche speciali, ben studiate, l’80% delle terapie sono tanto efficaci che i sintomi scompaiono totalmente. Si può perfino guarire un trauma di guerra, avvenuto 60 anni prima. D’altra parte stendersi semplicemente sul lettino, mentre il terapeuta si tiene in disparte, non garantisce molto. Al minimo questo dura molto a lungo, finché per esempio non si arriva al fardello mediante colloqui psicoterapeutici. Per la terapia del trauma vi sono nel frattempo standard precisi di formazione.
Zeit: Come funziona una terapia del trauma?
Sack: Il primo passo consiste nel prendere sul serio il paziente traumatizzato, nell’ascoltarlo, nel dedicarglisi. Nel diventare testimone dell’accaduto. Poi si comincia a ridurre il carico [di dolore], mentre si combinano i brandelli di ricordi in un quadro completo, come un puzzle. Il paziente si deve confrontare con l’esperienza traumatica. In questo processo, da un ricordo non elaborato se ne trae uno rifinito e se ne integra l’esperienza nella vita attuale. Naturalmente al paziente riesce molto pesante guardare [dentro] ancora una volta con precisione. L’arte del terapeuta è quella di procedere in questo il più delicatamente possibile. Così il paziente rimane in grado di apprendere e non si trova troppo sotto stress.
Zeit: Come può il confronto con l’abuso sofferto avvenire con delicatezza?
Sack: Vi sono diverse tecniche. Qui sono di grande aiuto tre cose. In un primo momento si può osservare l’abuso dal di fuori, proiettare l’accaduto per esempio su un video o su un’altra persona. Soltanto a poco a poco il paziente lo accetta come una sua propria esperienza. Inoltre con il ricordo si attivano nello stesso tempo informazioni e risorse del giorno d’oggi, che allora, nella situazione traumatica, erano mancate. Queste sono proposizioni come: non sono colpevole. Sono sopravvissuto a tutto questo. Oggi sono sicuro [di me] e posso difendermi. Il terapeuta può anche indurre a inserire nei ricordi dal piano dell’immaginazione elementi di ausilio. A esempio la persona adulta può farsi avanti in uno scenario che rende inoffensivo l’autore dell’abuso e prende sotto la propria protezione il bambino traumatizzato. Così egli può modificare a suo piacimento il ricordo e considera sé stesso non più come inerme, ma come attivo.
Zeit: Un terapeuta agisce nei casi di abusi sessuali diversamente da quelli, per esempio, di traumi bellici?
Sack: Dopo un abuso sessuale insorgono in primo piano sentimenti come vergogna e senso di insudiciamento, dopo un trauma bellico forse più sensi di colpa e panico. Di questo si deve tenere conto. Tuttavia la strategia di base del trattamento è la stessa.
Zeit: Quanto sono realistici ancor oggi i ricordi di 20 o 30 anni addietro?
Sack: I ricordi non elaborati si sentono in modo diverso da quelli elaborati, vale a dire come se si avesse patito l’atto tremendo proprio in questo momento. I ricordi del paziente per trauma sono perciò sorprendentemente vivi. I dolori fisici vengono talvolta patiti oggi più fortemente che durante l’abuso stesso, perché in quella situazione è accaduto talmente tanto e tutto insieme che non tutto si è potuto avvertire.
Zeit: L’attenzione dei media aiuta o fa più danno?
Sack: Stupisce che tutto venga alla luce adesso. Questo è di grande valore non soltanto per la vittima personalmente, ma è importante anche per avviare cambiamenti. Lo si può osservare da come oggi si tratta il tema della violenza sessuale nelle famiglie, che è stato reso tabù negli anni ’70 e ’80. Adesso di questo non soltanto vi è una consapevolezza, ma vi sono dappertutto, per lo meno per le donne, consultori e case per la donna.
Spero che l’attenzione si estenda ancor più: sulla violenza criminale organizzata contro i minori, come la pedopornografia, la prostituzione e le violenze rituali. Vi sono gruppi mafiosi che portano i bambini a non potersi più difendere. Non abbiamo numeri sulla dimensione [del fenomeno], ma abbiamo in cura molti pazienti che lo hanno vissuto sulla loro pelle.
Nel caso di abusi e violenze nelle istituzioni e nella chiesa o nei [suoi] convitti si deve introdurre [l’idea] di un management del rischio, che nella chiesa manca ancora totalmente. Se lo si stabilisse sarebbe molto ciò che se ne guadagnerebbe.
Zeit: Che aspetto dovrebbe avere questo management del rischio?
Sack: Tutti gli istituti che ospitano bambini sono esposti al rischio di assumere collaboratori che hanno un problema con il potere: persone che si rivalutano nel mentre umiliano gli altri. Per questo motivo nei collegi, nelle scuole e nelle chiese devono essere inserite persone responsabili, che prestino attenzione a ciò che fanno i collaboratori e tengano d’occhio i bambini. Nei collegi i giovani devono avere assistenti anche di sesso femminile. Gli impiegati dovrebbero essere interrogati regolarmente. Questo si fa nelle università americane. Con scadenza annuale i docenti devono mettere per iscritto se si sono comportati correttamente nei confronti di collaboratrici o studentesse. Questo fa capire a tutti in modo chiaro: vi teniamo d’occhio.
* http://www.zeit.de/gesellschaft/zeitgeschehen/2010-04/trauma-heilung
 

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