01 Novembre 2011 articolo inserito in: Formazione e Convegni
CORSO PER OPERATORI SUL SOSTEGNO AI GENITORI AFFIDATARI , Milano - di cristina

l C.B.M. ( Centro per la cura del Bambino Maltrattato) di Milano organizza un

CORSO DI APPROFONDIMENTO SUL SOSTEGNO, SIA INDIVIDUALE CHE DI GRUPPO, AGLI AFFIDATARI

Richiesti crediti formativi per assistenti sociali

A seguito dell’effettuazione del corso di formazione “Affido familiare: una risorsa per le famiglie e gli operatori”, è emersa da parte di tanti corsisti l’esigenza di approfondire la tematica del sostegno agli affidatari.
Proponiamo quindi due giornate di approfondimento del tema relativo al sostegno individuale e di gruppo degli affidatari.

A chi si rivolge: Operatori psicosocioeducativi che lavorano con gli affidatari e che abbiano già frequentato il corso di formazione “Affido familiare: una risorsa per le famiglie e gli operatori” o che abbiano esperienza in Servizio Affidi.

Programma.
Il corso è articolato in un modulo di giornate consecutive (per un totale di 12 ore di docenza), dalle ore 10.00 alle ore 17.00 (con un’ora di pausa):
Modulo unico: 24 e 25 novembre 2011

Primo incontro:

Cosa significa “sostegno”. Che cosa è il “sostegno individuale”.
Tecniche di conduzione del colloquio.
Come aiutare gli affidatari a svolgere al meglio il loro compito.
Introduzione al sostegno di gruppo. Creare un gruppo.

Secondo incontro:

Obiettivi del gruppo degli affidatari.
Tecniche di conduzione del gruppo.
Gestire le dinamiche del gruppo.

I contenuti sono suscettibili di modifica e concordati con i corsisti in fase di patto d’aula.

 

Docente. dr.ssa Andreana Olivieri, pedagogista, responsabile del Servizio Affidi e Tutor dell’affido professionale.
Sede. CBM - via Calatafimi 10, 20122 Milano.

Costo a partecipante. € 200,00 (esente Iva).

Le iscrizioni saranno accolte fino ad esaurimento dei posti disponibili.

 

 

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06 Ottobre 2011 articolo inserito in: Psicologia
la fabbrica della felicità: la terapia ricreativa - di cristina

E’ in Toscana il primo centro italiano di terapia ricreativa per bambini, nato da un’idea di Newman.

Non fosse che ogni anno vengono a curarsi quassù centinaia di ragazzini colpiti da malattie molto gravi, l’aria che si respira al Dynamo Camp sembrerebbe quella spensierata di un centro vacanze americano. Colli boscosi e verdissimi, mezzi elettrici silenziosi, pareti attrezzate per l’arrampicata, piscina, teatro, una grande sala mensa e persino una Web radio: un clima di festa continua. A Limestre dal 2007 c’è la prima filiale dell’organizzazione fondata da Paul Newman: un complesso modernissimo ricavato in un vecchio stabilimento del gruppo Kme, dove si pratica la terapia ricreativa a bambini e adolescenti affetti da tumori e disturbi neurologici.

Soprattutto quando si parla di ragazzi, malattia significa reparti d’ospedale asettici, camerette di casa attrezzate come cliniche, separazione dal mondo dei sani. Qui il concetto è del tutto capovolto: sono i sani che, una volta a contatto col pianeta Dynamo, fanno a gara per tornare e condividere le loro esperienze di fuori coi piccoli in cura. L’ambiente è così idilliaco che anche un’espressione come «fabbrica della felicità», usata nella presentazione del Camp, risulta lontana dalla retorica.

Da questi incontri sbocciano cose magnifiche come la Art Gallery, frutto del lavoro comune fra artisti quotati e bambini, le cui opere fanno bellissima mostra di sé in una sede che nulla ha da invidiare a una galleria vera e propria. Pittori italiani mettono a disposizione gratis tempo e talento (negli Usa si fanno pagare, ndr) per realizzare rappresentazioni grafiche, immagini, installazioni e sculture che vengono poi rivendute a cifre di mercato, per finanziare ulteriormente il progetto. Ispirandosi al cinema, Andrea Mastrovito ha creato grandi pannelli con le sagome dei protagonisti disegnate col nastro, mentre Chris Gilmour ha usato il cartone riciclato per farne una bicicletta, una batteria e una cinepresa e Remo Salvadori ha lavorato coi bambini sul cerchio, in maniera più astratta. Ogni artista coinvolto ha contagiato col proprio stile l’opera dei suoi giovanissimi allievi.

Partito quattro anni fa con la benedizione dello stesso Newman, che venne di persona a tenere a battesimo la struttura, Dynamo Camp è cresciuto rapidamente, dai 60 bimbi degli inizi a 218, poi 500, fino agli oltre 800 di quest’anno. Piccoli pazienti provenienti da Italia e Germania e dai Paesi del bacino mediterraneo. Proprio oggi ne arriveranno 80 da Giordania, Iraq ed Emirati Arabi: per i loro accompagnatori sarà l’occasione di imparare il metodo e poterlo praticare a loro volta quando saranno tornati in patria.

Vincenzo Manes, ispiratore e fondatore del Dynamo Camp di Limestre, può ben dirsi soddisfatto dell’andamento di una realtà che pare destinata a crescere ancora. Il valore economico attuale della struttura è di 15 milioni di euro. E il Camp continua ad ospitare eventi di rilievo, come il convegno dell’Unesco sui diritti umani internazionali, che ha riunito i rappresentanti di 80 Paesi. Cresce il prestigio del Dynamo, insieme ai suoi piccoli ospiti, spinti qui in numero sempre maggiore dal passaparola sulla fabbrica della felicità.

Fonte: http://www3.lastampa…lo/lstp/423038/

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01 Ottobre 2011 articolo inserito in: Psicologia
Il senso di autoefficacia a scuola - di cristina

 

Il senso di autoefficacia a scuola

 

La teoria dell’autoeficacia di Bandura trova applicazioni in vari ambiti, tra cui quello scolastico. La scuola ha come obiettivo quello di fornire alle persone i mezzi per adattarsi all’ambiente sociale. Bandura, analizzando il ritmo incalzante con cui la società si è modificata nel giro di poco tempo, sottolinea l’importanza di possedere la capacità di gestire autonomamente la propria istruzione, per poter restare al passo con i tempi e affrontare le richieste che la società impone; egli, pertanto, conferisce alla scuola l’importante ruolo di fornire agli studenti, non solo le competenze intellettuali, ma anche le convinzioni di efficacia e la motivazione intrinseca necessarie per continuare a educare se stessi lungo tutto l’arco della propria vita.

Nell’analizzare il senso di autoefficacia nell’ambito scolastico, Bandura prende in considerazione non solo l’influenza che l’autoefficacia degli studenti ha sulle loro prestazioni, ma anche il ruolo del senso di autoefficacia degli insegnanti nel motivare e promuovere l’apprendimento degli alunni e del senso di efficacia collettivo del corpo insegnante. Numerose ricerche hanno evidenziato come non sia tanto la capacità di un soggetto a determinarne le prestazioni, ma il suo senso di autoefficacia, che consente all’individuo di utilizzare al meglio le proprie abilità.

Le convinzioni degli studenti sulla propria efficacia nell’affrontare gli impegni scolastici determina le loro aspirazioni, il loro interesse per le attività, la loro motivazione all’impegno e, quindi, il successo scolastico. Vi sono diversi modi in cui l’autoefficacia percepita influisce sulle prestazioni scolastiche; innanzitutto l’autoefficacia influenza i processi cognitivi, determinando, per esempio, gli obiettivi che una persona si pone, le aspettative di successo/insuccesso. L’autoefficacia influisce poi sulle autoattribuzioni, cioè sulle spiegazioni causali che il soggetto fornisce per giustificare i propri successi/insuccessi.

Tali cause possono essere esterne o interne, stabili o instabili, controllabili o meno. A seconda della percezione della propria efficacia, i soggetti tendono ad attribuire a diverse cause i propri successi e insuccessi: persone con un alto senso di efficacia attribuiscono i successi a cause interne e stabili e gli insuccessi a cause esterne e modificabili. Chi ha un basso senso di autoefficacia, invece, fa esattamente l’opposto. È chiaro che se una persona attribuisce un insuccesso a una mancanza di abilità, sarà meno motivata a impegnarsi in compiti scolastici. Il senso di autoefficaica, quindi, influisce indirettamente anche sui processi motivazionali, fondamentali nel determinare il comportamento di un individuo.
In questo senso l’autoefficacia diventa un potente mezzo di autoregolazione, poiché determina il modo in cui una persona pensa, si sente, trova delle motivazioni e agisce.

Un altro importante fattore che influisce sul rendimento scolastico è il modo in cui viene percepita la capacità; Bandura e Dweck evidenziano due modi diversi in cui le persone percepiscono la capacità: alcuni, sostenitori di una teoria incrementale, concepiscono la mente come un insieme di funzioni soggette a mutamenti. Percepire la capacità come qualcosa di acquisibile induce questi soggetti ad adottare obiettivi di apprendimento, a cercare occasioni di sfida che forniscano loro le opportunità di ampliare le proprie conoscenze e a considerare gli errori come un elemento da cui si può imparare; tali soggetti avranno un atteggiamento mastery-oriented (orientato alla padronanza) e tenderanno a sviluppare un forte senso di autoefficacia.

Altre persone, invece, abbracciano una teoria dell’entità, ritenendo che la mente sia scarsamente modificabile. Esse, pertanto, adottano obiettivi di prestazione, poiché questa diventa un indice delle loro capacità intrinseche. In quest’ottica gli errori diventano una minaccia, perciò tali soggetti prediligono compiti semplici che rivelino le loro capacità, a discapito dello sviluppo delle loro conoscenze. Se essi percepiscono le loro abilità come elevate, allora avranno un atteggiamento masery-oriented, caratterizzato da un desiderio di misurarsi, se invece ritengono di avere scarse abilità, allora svilupperanno un basso senso di autoefficacia che, nei casi estremi, può portare a un atteggiamento di impotenza appresa (Helplessness).

L’helplessness è un particolare atteggiamento problematico, caratterizzato da un comportamento rinunciatario, poco propenso a modificare gli eventi che vengono invece accettati passivamente. Questi soggetti possiedono un locus of control esterno, ritenendo di non poter modificare gli eventi, a cui si associa un deficit motivazionale che può portare a una reazione emotiva depressiva e all’abbandono scolastico.
Senza arrivare a questi casi estremi (comunque non rari), vi sono altri problemi legati alla scuola che vengono influenzati dal senso di autoefficacia; gli studenti con un basso senso di autoefficacia, per esempio, sono vulnerabili all’ansia da rendimento. Se gli insuccessi diminuiscono il senso di autoefficacia, gli studenti cominciano a provare ansia di fronte alle richieste scolastiche e ciò riduce ulteriormente le loro prestazioni.

L’autoefficacia scolastica, inoltre, ha delle conseguenze sociali; bambini con un basso senso di autoefficacia e un conseguente basso rendimento scolastico, spesso (ma non sempre) presentano problemi di socializzazione con i coetanei, verso i quali possono assumere atteggiamenti tendenzialmente aggressivi e antisociali; questi bambini, possono quindi essere emarginati, cosa che aumenta la loro irascibilità emotiva e diminuisce il loro senso di autoefficacia sociale. Gli studenti che con basso senso di autoefficacia scolastica, con molta probabilità tendono ad aggregarsi con compagni che non approvano i valori e lo stile di vita della scuola. Con il passare del tempo, i dubbi sulle proprie competenze cognitive precludono molte strade professionali. Inoltre, l’insuccesso scolastico e i problemi sociali sono le principali fonti di rischio per comportamenti devianti in adolescenza.

Se l’insuccesso scolastico può essere determinato da un basso senso di autoefficacia, si capisce l’importanza di intervenire con strategie educative sociocognitive, finalizzate a sviluppare non solo le abilità cognitive ma anche il senso di autoefficacia e le capacità di autoregolazione cognitiva, motivazionale, affettiva e sociale. L’approccio proposto da Bandura è quello della padronanza guidata (guided mastery), che consiste nel proporre agli studenti comportamenti cognitivi e sussidi educativi per trasmettere conoscenze e strategie pertinnenti in maniera graduale. Vengono fornite agli alunni varie opportunità per esercitarsi con l’aiuto di una guida.
Le attività vengono strutturate in modo da garantire un continuo miglioramento e i sussidi vengono tolti gradualmente, amn mano che le competenze si sviluppano. In questo modo gli studenti possono fare esperienze di padronanza autoregolata che accrescono il senso di autoefficacia.

Il senso di autoefficacia scolastico si costruisce ed è influenzato non solo da passate esperienze di gestione efficace ma anche dal confronto sociale, che consente di valutare le proprie capacità in rapporto alle realizzazioni degli altri e di utilizzare gli altri, simili a sé, come modelli per aumentare il proprio senso di autoefficacia (vedere che altre persone con il loro impegno hanno ottenuto dei risultati, porta il soggetto ad aumentare il proprio senso di autoefficacia). Inoltre, a scuola, gli alunni ricevono continuamente feedback sociali (dagli insegnanti in modo particolare) riguardanti le loro prestazioni; il modo in cui i progressi vengono valutati influisce fortemente sul senso di autoefficacia.

In particolare, rimandare feedback sulla prestazione, sui risultati ottenuti, mette in risalto le capacità personali e accresce il senso di autoefficacia percepita, le aspirazioni, la soddisfazione personale, portando a un pensiero più efficiente e a migliori prestazioni. Invece i feedback che sottolineano le mancanze evidenziano le debolezze personali e inducono un indebolimento dell’efficacia.

In generale si può affermare che i contesti scolastici che considerano la capacità come un’abilità acquisibile, che non danno alcuna importanza al confronto sociale competitivo ma sottolineano il valore del confronto con se stessi per realizzare risultati personali e che tendono a mettere in evidenza i successi, non le mancanze, sono i più adatti per costruire un senso di autoefficacia più adatto.

Oltre al senso di autoefficacia degli alunni, anche quello degli insegnanti influisce sulla creazione di contesti favorevoli all’apprendimento, determinando il loro orientamento generale nei confronti del processo educativo e le loro specifiche pratiche didattiche. Alcune ricerche hanno dimostrato come le convinzioni di autoefficacia degli insegnanti, influendo sulle pratiche educative da adottare, predicono il livello di prestazione degli studenti.
Gli insegnati operano collettivamente all’interno di un sistema sociale; le convinzioni di autoefficacia del corpo insegnante creano delle culture scolastiche che hanno effetti sulla qualità del funzionamento della scuola e sul senso di autoefficacia individuale degli insegnanti.

Il senso di autoefficacia degli insegnanti si scontra e influisce in parte sul senso di autoefficacia dei genitori. Sappiamo come il senso di autoefficacia dei genitori influisce in parte su quello dei figli: genitori con un alto senso di efficacia considerano l’educazione come una responsabilità condivisa, sono più attenti e disponibili a guidare l’apprendimento dei figli e partecipano attivamente alla vita della scuola.

Gli insegnanti efficaci accrescono nei genitori la capacità di seguire i figli nell’apprendimento. Date le influenze reciproche tra famiglia, insegnanti e alunni, diventa importante mantenere contatti anche con le famiglie.
 
"Il senso di autoefficacia a scuola", tratto in data 14-09-2011 da

http://www.opsonline.it/

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01 Ottobre 2011 articolo inserito in: Formazione e Convegni
Convegno a Firenze: Ascolto dei bambini e culture dell’infanzia - di cristina

 

Il 4 ottobre 2011 a Firenze, presso l’ Istituto degli Innocenti
si svolge il Convegno

 

“Ascolto dei bambini e culture dell’infanzia”

Ecco il programma:
9.15 Apertura dei lavori e saluti
AlessandraMaggi, Presidente dell’Istituto degli Innocenti
Stefania Saccardi, Assessore al Welfare, Politiche del lavoro, Personale, Cooperazione internazionale - Comune di Firenze
Donata Bianchi, sociologa e ricercatrice Istituto degli Innocenti

Dare forma a un diritto difficile: l’attuazione dell’art. 12 della Convenzione sui diritti del fanciullo
Vanessasedletzki, Child Rights Specialist, Unicef Innocenti Research Centre

Il diritto all’ascolto del minore: principi generali e prassi operative
Piercarlo Pazè, direttore “MinoriGiustizia”

Esigenze di ascolto ed esigenze di protezione del bambino traumatizzato
Marinella Malacrea , neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta della famiglia

Confronto con gli operatori dei servizi e istituzioni locali
coordina Marco Chistolini, psicologo e psicoterapeuta
Con :Tribunale per i minorenni di Firenze
Eligio Paolini, sostituto procuratore, Procura di Prato
Alessandro Salvi, dirigente Servizio Famiglia e Accoglienza - Comune di Firenze
Roberto Leonetti, direttore SC UO Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza ASF

13.00 Conclusioni

L’impegno dell’Istituto degli Innocenti per l’ascolto dei bambini
AnnaMariaBertazzoni, Direttore generale Istituto degli Innocenti
In occasione della giornata seminariale sarà presentato e disponibile il volume L’ascolto del minore della collana Segni dell’Istituto degli Innocenti (Carocci 2011)
La partecipazione alla giornata seminariale è gratuita. La scheda di iscrizione, disponibile su

http://www.formarsi.istitutodeglinnocenti.it, deve essere inviata via fax allo 055 2037207 o via mail all’indirizzo formazione@istitutodeglinnocenti.it entro il 30 settembre 2011
Informazioni: Segreteria organizzativa Servizio RIcerca e formazione
tel. 055 2037273 - 359 e-mail formazione@istitutodeglinnocenti.it

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18 Settembre 2011 articolo inserito in: Psicologia
La sberla va sempre evitata, ma se scappa meglio spiegarla - di cristina

 

 

 

«Umiliante, pericoloso nelle conseguenze che può avere sulla psicologia del bambino, nessuno studioso acconsentirà mai a giustificarlo, tanto meno a trovarvi valenze educative». Lo schiaffo, secondo Anna Oliverio Ferraris, psicologa dell’età evolutiva, è da condannare sempre e comunque.

Non ci sono casi in cui è ammesso?
«In linea di massima uno schiaffo a un bambino va sempre evitato. Certo capisco che possa succedere, in certi casi i figli sono molto agitati e anche a un buon padre può scappare uno scappellotto».

Come rimediare, allora?
«Il genitore deve poi spiegare al figlio che cosa è successo. Deve dirgli che ha perso la pazienza, che neanche lui è perfetto. Alcuni miei colleghi arrivano a suggerire di chiedere scusa, ma su questo io non sono d’accordo».

Perché?
«Perché un figlio vuole avere un genitore forte. Spesso un bambino preferisce credere di essere lui nel torto piuttosto che pensare a una debolezza del proprio padre. Comunque, bastano poche parole di spiegazione perché il ragazzino capisca».

Cosa fare con un figlio estremamente vivace e che in alcuni casi si rifiuta proprio di ragionare?
«La cosa migliore è utilizzare il tono della voce: una tonalità alta e severa è molto più educativa di qualunque schiaffo, bisogna però usarla con coerenza e costantemente».

A volte non basta.
«Nei casi estremi è ammesso lo strattonamento. Per esempio, se il bambino è tanto agitato che neanche un adulto riesce a contenerlo, lo si può prendere per un braccio, tirarlo a sé e parlargli con estrema severità. Questo è ammesso, non ha conseguenze devastanti sulla psicologia del bambino e aiuta a tornare a una situazione di tranquillità».

Perché lo schiaffo è così controindicato per la salute psicologica di un bambino?
«E’ umiliante, è un rapporto tra superiore e inferiore in cui il minore non ha possibilità di reagire se non di subire. E’ un colpo all’autostima, significa: «tu vali poco» detto dal genitore, cioè dall’autorità assoluta e dall’affetto più caro allo stesso tempo. Se poi, come nel caso del bambino in Svezia, lo schiaffo viene dato davanti ad altre persone, l’umiliazione è maggiore. E’un’aggravante: ci sono bambini picchiati in famiglia che riescono ad accettare l’abuso purché non venga praticato davanti ad estranei, peggio che mai davanti a loro coetanei che poi li prendono in giro».

E perché non educa?
«Perché insegna solo a fare altrettanto sui deboli. Spesso i bulli hanno subito queste umiliazioni e si rifanno con i bambini più piccoli».

Fonte: http://www.ilmessaggero.it

 

 

 

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