29 Marzo 2011 articolo inserito in: Psicologia
Depressione post-partum e Depressione Post adozione - di cristina

Depressione post-partum e Depressione Post adozione

 29 marzo 2011 by Dimitra Kakaraki

tratto da : "osservatorio di psicologia"

Commento redazionale della Dr.ssa Alessandra Fermani

Secondo un’inchiesta condotta ormai circa 10 anni fa dall’Eastern European Adoption Coalition (EEAC), ancora oggi citata poiché uno dei rari esempi di ricerca svolto sull’argomento, il 65% delle mamme adottive sono afflitte da depressione post adozione (PAD). Può sembrare strano che chi ha superato tanti ostacoli, emotivi, psicologici e burocratici si trovi poi a combattere con sintomi analoghi a quelli provocati dalla depressione post partum. In questi ultimi anni, grazie a una serie di spot di pubblicità sociale (http://www.youtube.com/user/depressionepostpartu#p/a/u/1/G-lSA5ppMFA) mandata in onda sulle reti nazionali e ai media, si sa che dopo un parto naturale può verificarsi uno stato di disagio più o meno grave che talvolta può sfociare nella violenza contro il proprio figlio e contro se stesse. In molti sanno che ciò è dovuto al calo improvviso degli estrogeni, gli ormoni del “benessere”, e alle varie concause sociali che si attivano nel microsistema in cui gravita la neo mamma: gli equilibri di coppia da ristabilire, le possibili ingerenze da parte di familiari, la rivoluzione delle vecchie abitudini di vita, il timore di confrontarsi con le responsabilità del ruolo materno.

D’altro lato, come si diceva, esiste anche una depressione post adozione, anche se spesso ciò passa sotto silenzio, la si ignora, non si legittima la sua esistenza.

La sindrome compare uno o due mesi dopo l’adozione e ha molti sintomi tipici della depressione: malinconia, irritabilità, stanchezza, insonnia, perdita di vitalità. Nello studio dell’EEAC, il 77% dei partecipanti dichiarava di avere provato gli effetti della depressione durante un periodo che variava da due a dodici mesi. Al 45% dei depressi i sintomi duravano circa sei mesi e poi la situazione si normalizzava a meno che non fossero subentrate altre variabili.

Le cause della depressione post adozione sono simili a quelle della post parto (Senecky e Coll. 2009). Recentemente in ambito medico è stata identificata come concausa del problema la caduta dei livelli di ormoni surrenalici, al momento dell’arrivo del figlio, dopo che essi hanno tenuto la coppia in uno stato di allerta durante gli anni di attesa (quindi anche in questo caso vi sarebbe un coinvolgimento ormonale, anche se relativamente a sostanze diverse: adrenalina v/s estrogeni). D’altra parte la componente psicosociale svolge un ruolo determinante. Alle neo mamme adottive si presentano tutte le difficoltà comuni alle nascite biologiche a cui si sommano quelle inerenti alla presenza di un bambino sradicato dal suo ambiente, in cui pur non trovandosi al meglio conosceva ogni granello di polvere. Un piccolo che può essere in fasi diverse del proprio sviluppo, che può non parlare la nostra lingua o essere malato o non corrispondere alle nostre rappresentazioni sociali. La nascita del legame di attaccamento, che può sembrare così “naturale” in un parto biologico, è una sfida quotidiana vissuto in adozione tra mille paure tra le quali anche quella di non essere accettati e amati dal proprio figlio.

Dal punto di vista psicologico possiamo oggettivare tre tappe che concorrono al disagio interno.

1) prima della disponibilità ad accogliere il bambino, spesso la coppia è passata attraverso il “dramma” dell’infertilità, del non sentirsi adeguata e di percepirsi osservata commiserazione dalla società. La maggior parte dei genitori adottivi hanno prima dovuto vivere il lutto del bambino biologico per decidere poi di adottare.

2) Il lungo processo preadottivo fatto di attese, tensioni e incertezze: lunghi colloqui con giudici, psicologi e assistenti sociali; anni di stress accumulato nel sentirsi giudicati; iter burocratici talvolta poco comprensibili alle ragioni del cuore; visite mediche; viaggi in Paesi culturalmente distanti; difficili rapporti interpersonali con familiari, conoscenti o colleghi talvolta insensibili e poco preparati ma che comunque con i loro commenti infelici feriscono profondamente gli aspiranti genitori.

3) Dopo il momento di gioia per l’arrivo del figlio circondati da amici, familiari, attenzioni e grande euforia lo shock, come dice Dumais (2003), di un bambino che è là per restare e che non è più il bambino di cui si guardava teneramente la foto o che avevamo abbracciato per poche ore in un orfanatrofio. Le routine sono stravolte.

I sogni, le attese irrealistiche, il rapporto col bambino che tarda a concretarsi, la mancanza di sonno, la delusione di avere un bambino che non sia conforme a quello generato nella loro immaginazione, le difficoltà nelle cose più banali e quotidiane come il rifiuto del cibo o la sua ricerca spasmodica da parte del piccolo, un bacio che viene rifiutato o pianti prolungati e incomprensibili, colpiscono con forza i genitori adottivi. Un certo numero di genitori si sente colpevole di provare dei sentimenti di ambivalenza e di collera verso il proprio bambino. In sintesi, l’attaccamento non è così scontato e i genitori che covano la speranza di essere immediatamente amati da bambini grati restano disorientati. Secondo gli intervistati all’epoca dell’inchiesta dell’EEAC, l’attaccamento vero al bambino si realizza in un periodo che varia da due a sei mesi.

La mancanza di preparazione all’arrivo del bambino adottato e la mancanza di sostegno una volta che questo bambino è arrivato, come esiste nel caso di una nascita, contribuiscono ad aggravare la situazione depressiva. Il livello interpersonale e intergruppale, in un momento in cui per effetto spot light ci si sente al centro dell’attenzione, sono fondamentali per soddisfare quel naturale bisogno di normalità e accettazione: non sentirsi diversi dalle altre famiglie, non sentire il sociale ostile o compassionevole come se si fosse fatta una scelta per causa di forza maggiore. Non per niente la maggior parte dei genitori adottivi al rientro si sente sommerso da commenti superficiali pronunciati da persone incuriosite anche se in buona fede quali: “ma come vi somiglia”; “ma gli direte che è adottato?”; “vedrai che adesso che sei più tranquilla rimarrai incinta”; “sembra proprio vostro figlio, non si direbbe che non sia un bambino italiano”; “conosco un’altra famiglia che ha adottato e il figlio è riuscito benissimo”; “siete stati degli eroi”.

Come sottolinea Dumains, l’ambiente dunque, non comprende perché dopo avere aspettato tanto e tanto voluto questo bambino, una persona si senta depressa. Consapevoli di ciò, per timore di deludere e di sconvolgere il loro microsistema, parecchi genitori adottivi tacciono la loro sofferenza, una sofferenza spesso corredata da delusione, rimorso, vergogna e colpevolezza. Non è raro che il bambino si attacchi solamente ad uno dei suoi genitori. Il genitore abbandonato racconta di sentirsi triste e deluso, spesso è proprio la mamma a subire l’aggressività maggiore da parte del piccolo perché identificata con la madre naturale colpevole dell’abbandono.

Ci si aspetterebbero coppie consce delle difficoltà che avrebbero potuto incontrare: bambini che non sono più dei neonati, dunque che hanno un passato di cui si ignora la storia e che hanno vissuto spesso in realtà istituzionale. Tutti i genitori adottivi accolgono dei bambini che hanno sofferto più o meno consciamente per una perdita o per l’abbandono e dovrebbero sapere che i bambini possono avere difficoltà e problemi di ordine scolastico, neurologico, psicologico e medico. Le coppie dovrebbero essere preparate ma tra il concetto concreto e quello astratto prodotto dalle illusioni del Sé possono verificarsi delle idiosincrasie.

Nel caso dell’adozione nazionale e di quella internazionale il supporto dei Servizi, dell’Ente, la conoscenza di altre famiglie che hanno già adottato e magari sono disponibili al confronto, in generale, reti familiari e sociali su cui poter contare fanno la differenza per affrontare le difficoltà della nuova condizione. Diventa allora importante dare maggiore luce a questa problematica dicendo che la depressione post adozione è una sindrome che può verificarsi al di là di tutto l’amore che si prova per il proprio figlio e di quanto lo si è desiderato.

La chiave della sopravvivenza alla depressione risiede nella preparazione e come nel caso dell’arrivo di un bambino biologico, un tempo di adeguamento è necessario. Restare vicino al bambino è essenziale perché l’attaccamento richiede molto tempo, non scatta nel momento in cui inizia la convivenza della nuova famiglia.

Harriet McCarthy (2007) della Eastern European Adoption Coalition dice: “Consiglio a mamme e papà di chiedere un lungo congedo dal lavoro. E di dedicarsi con calma a quella novità che rivoluziona le loro vite. Ma è necessario che la coppia riservi almeno un’ora al giorno tutta per sé: il bambino deve capire che non c’è solo lui”.

Il periodo dell’adozione non cessa il giorno in cui il bambino valica i confini del suo Paese di adozione. Un viaggio geografico si è concluso ma ora inizia quello più lungo del cuore che dura tutta una vita.

Bibliografia e sitografia

Dumais, N. (2003). Fleurs du Monde. Journal de l’association Familles au coeur québécois.

McCarthy, H. (2007). Who to do if this happens to you. www.rainbowkids.com

Post-adoption depression among adoptivemothers. Journal of Affective Disorders. 115. 62-68.

S.P.A.I (2011). Il medico con noi, S.P.A.I. News. 25, 2-3

Senecky, Y., Agassi, H., Inbar, D., Horesh, N., Diamond, G., Bergman, Y. S., Apter, A. (2009).

www.adoptionissues.org

www.adoptionarticlesdirectory.com

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01 Maggio 2010 articolo inserito in: Formazione e Convegni
Famiglia in crisi adolescenziale. Torino - di cristina

Psicoterapia e Famiglia - Torino

Lo Studio Psicoterapia e Famiglia in occasione dell’attivazione di un nuovo servizio clinico  specificamente rivolto alle gravi crisi adolescenziali propone un incontro sul tema

martedì 18 maggio, Torino

 

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi


“Famiglia in crisi adolescenziale: modelli culturali e strategie terapeutiche”

Introduce Lorenzo Cassardo
neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta familiare.
Interverranno Franco Prina
docente di Sociologia della devianza, Università di T
orino.
Enrico Quarello , psicologo e psicoterapeuta familiare, equipe clinica PTF

martedì 18 maggio 2010 ore 17,30
Legolibri Via Maria Vittoria 31 - Torino
Info: Segreteria Riflessi - tel/fax 011548747
Email. riflessi.psicologia@iol.it
 

 Synergia Centro Trauma è un centro specialistico sull’adozione,  sulla gestione delle crisi adottive, sull’adolescenza e sulla gentione delle crisi adottive. Torino e Moncalieri.

Psicologi e psicoterapeuti in Torino per adolescenti, famiglie con figli adolescenti. PSicologi e psicoterapie per genitori adottivi, famiglie adottive, psicoterapia in Torino per bambini e adolescenti adottati. Psicoterapia in Torino per vittime di traumi psichici, abusi, violenze infantili. Psicologi e psicoterapeuti in Torino per adozioni difficili. Synergia Centro Trauma, sedi in Torino e Moncalieri

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01 Maggio 2010 articolo inserito in: Formazione e Convegni
Formazione per psicologi su: Manuale diagnostico Psicodinamico in adolescenza, Torino - di cristina

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

 

PDM - Manuale Diagnostico Psicodinamico: il suo impiego nel lavoro clinico con gli adolescenti ed il sistema di valutazione QFM

Relatore: Cesare Albasi TORINO
15 maggio 2010
sede: Via S. Pellico, 34 Torino

Formazione per psicologi e psicoterapeuti in Torino.

Area G, la dimensione psicologica del giovane,
Associazione senza fini di lucro e Area G Scuola di
formazione a orientamento psicoanalitico per adolescenti
e adulti riconosciuta dal Ministero
dell’Università e della Ricerca Scientifica e
Tecnologica. Area G si occupa del disagio psichico
adolescenziale e postadolescenziale. I due Enti e le
attività che essi svolgono - ricerca, prevenzione, interventi
clinici, formazione - sono in stretta e continua
interazione con lo scopo primario di individuare percorsi
operativi differenziati, che possano essere realmente
efficaci nei vari ambiti: la prevenzione, la cura,
la formazione.
Area G fa parte dell’International Society of
Adolescent Psichiatry (ISAP) e collabora con esperti e
con Istituzioni italiane e straniere.
Area G organizza attività di formazione rivolte a:
- psicologi, psicoterapeuti e psichiatri, con seminari su
temi relativi alla consultazione con adolescenti, giovani
adulti, adulti e genitori;
- assistenti sociali, educatori, insegnanti attraverso
seminari su temi relativi alla relazione educativa e di
aiuto.
Torino

psicologi, psicoterapeuti e psichiatri, con lo scopo di discutere
l’utilizzo del PDM-Manuale Diagnostico Psicodinamico
e il sistema di valutazione QFM del funzionamento mentale
e dei livelli di organizzazione della personalità nella consultazione
psicologica con gli adolescenti.
Il sistema QFM, costruito da Cesare Albasi con la sua équipe
(C. Lasorsa, M. Barra e all.), si prefigge di facilitare l’utilizzo
del PDM tramite l’organizzazione del pensiero del clinico
sull’organizzazione di personalità del paziente e sulle
sue funzioni mentali, centrali per tratteggiare un profilo diagnostico
e per impostare un atteggiamento terapeutico “su
misura” del paziente e progettare l’inizio del trattamento.
Nella giornata di studio si utilizzerà una metodologia di tipo
pratico-esperienziale, attraverso domande ed interventi relative
all’analisi del materiale clinico: il gruppo dei partecipanti
potrà percorrere insieme al docente un cammino che si
articolerà attraverso sezione teoriche e pratiche.
Docente della giornata di studio:
Cesare Albasi
Psicologo, psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico
relazionale, insegna Psicologia Clinica dello sviluppo e
Psicopatologia presso la Facoltà di Psicologia
dell’Università di Torino.
Membro della Società Italiana di Psicoanalisi della
Relazione (SIPRe), Associazione Studi Psicoanalitici
(ASP), International Federation of Psychoanalytic Societies
(IFPS) e International Association for Relational
Psychoanalysis and Psychotherapy (IARPP).
Tra le sue recenti pubblicazioni: Attaccamenti traumatici. I
Modelli Operativi Interni Dissociati (2006, UTET),
Psicopatologia e ragionamento clinico (2009, Raffaello
Cortina), Adolescenza e trauma. Il caso di Sophie “In
Treatment” (forecoming).
Presentazione caso clinico di
Chiara Comella
Psicologa, specializzanda Area G, gruppo di ricerca e sviluppo
del sistema QFM.
PROGRAMMA
Mattino: per una introduzione al PDM e al QFM
9,00 Iscrizioni, consegna materiale didattico
e registrazione dei partecipanti
9,30–11 Il PDM nella valutazione clinica degli
adolescenti
11 Pausa caffè
11,15–12,15 Il sistema di valutazione QFM del funzionamento
mentale e dei livelli di
organizzazione della personalità
12,15–13 Discussione con i partecipanti
Pomeriggio: Il PDM e QFM nel lavoro clinico con
adolescenti
14,00–15,30 Chiara Comella, Cesare Albasi:
Cicatrici vocazioni del sé.
Presentazione del caso clinico di R. e
valutazione tramite PDM e QFM nella
fase della presa in carico
15,30–16,00 Domande, interventi, discussione con i
partecipanti
16,00–16,15 Pausa caffè
16,15–17,00 Cicatrici del corpo metafore del sé.
Caso clinico di R. e valutazione tramite
PDM e QFM del processo terapeutico
con l’adolescente.
17,00–17,30 Conclusioni e domande
17,30–18 Compilazione questionario ECM
Costo della giornata di studio:
Il costo è di 100 € (Iva compresa),
Per gli studenti di scuole convenzionate il costo è di
70 € (Iva compresa).
È stato richiesto l’accreditamento ECM per Medici
e Psicologi. La partecipazione è aperta a psicologi e psicoterapeuti.

Formazione per psicologi e psicoterapeuti in Torino.

Psicologia dell’adolescente Torino. Psicologi per adolescenti Torino.  Psicologia dell’adolescenza Torino. Adolescenti difficili Torino. Adolescenti con problemi Torino. Psicologi per adolescenti Torino. Studio di psicologia per adolescenti Torino

 

 

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20 Maggio 2009 articolo inserito in: Psicologia
NEUROSCIENZE: NELL´ADOLESCENZA IL CERVELLO SI RIORGANIZZA - di francesca

 

L’Eco di Bergamo «Siamo razionali 25 minuti al giorno»

Un gruppo di scienziati del Children’s National Medical Center di Washington, uno dei migliori ospedali pediatrici americani, ha scoperto un programma di sviluppo su misura per l’amigdala, una piccola area del sistema limbico che conserva la nostra memoria emozionale e gioca un ruolo importante nel comportamento sociale ed emotivo.

 

 

Una scoperta unica, pubblicata sulle pagine della prestigiosa rivista Nature Neuroscience. E pionieristica, perché fino a qualche anno fa l’amigdala era considerata una semplice porzione di corteccia cerebrale, priva di una propria unità strutturale e funzionale.

Joshua G. Corbin, coordinatore della ricerca, e i suoi collaboratori hanno identificato un gruppo di precursori neuronali specifici dell’amigdala, che fanno parte di un unico sistema di crescita e di sviluppo di questa parte importante del cervello. La combinazione di tecniche in vivo e in vitro ha permesso di svelare il legame tra l’origine dei progenitori embrionali e il loro destino finale nell’amigdala matura.

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10 Maggio 2009 articolo inserito in: Formazione e Convegni
Convegno: La salute psicologica in adolescenza. - di francesca

L’Ordine degli Psicologi del Piemonte in collaborazione con l’Assessorato Regionale alla Salute e Sanità e con l’Asl TO3 promuove il Convegno IL GIARDINO SEGRETO.

La salute psicologica in adolescenza

15 – 16 giugno 2009
Reggia di Venaria (TO)

 

 

Il Convegno intende rilanciare e consolidare le esperienze della Rete Regionale di Psicologia dell’Adolescenza, coinvolgendo tutti i colleghi piemontesi che si occupano o sono interessati a tale settore di intervento, sia in ambito clinico che nell’area della promozione della salute.
Sarà una importante occasione di confronto professionale volto ad approfondire i percorsi attraverso i quali gli adolescenti ricercano ed affermano la propria identità tra potenzialità di crescita e rischi evolutivi.
Riflessioni teoriche ed esperienze cliniche, maturate in svariati contesti, approfondiranno alcuni nodi critici legati alla specifica fase d’età (la sessualità, l’alimentazione, lo stile di vita, i comportamenti tragressivi, l’aggressività,…) con un’attenzione particolare sia al contesto famigliare che al contesto sociale in senso lato. Saranno presenti relatori di differenti professioni (psicologi, medici, educatori, sociologi,…), di differente matrice teorica di riferimento e di differenti ambiti (Asl, Università, Servizi Sociali, Comuni) per fornire una immagine il più possibile sfaccettata ed articolata dell ‘adolescenza e dei possibili interventi volti al benessere dei ragazzi.
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Studio psicologia Torino e Moncalieri | Sede di Moncalieri (Torino) - via Peschiera 15 - CAP 10024 | Sede di Torino - via Madama Cristina 34 - CAP 10125
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