05 Agosto 2010 articolo inserito in: Psicologia
la ricerca dimostra che le coccole di mamma aiutano a crescere bene - di cristina

ANALIZZATI NEONATI DEGLI ANNI ‘60: GLI PSICOLOGI LI HANNO INTERVISTATI 34 ANNI DOPO

articolo di Eva Perasso, tratto da Corriere della Sera.it

 

Coccole di mamma per crescere bene

 

Se l’affetto materno nei primi mesi di vita non manca,
è più probabile essere degli adulti sereni e senza stress
MILANO - Un gruppo di quasi 500 piccoli di 8 mesi di vita, a metà degli anni Sessanta, furono osservati insieme con le loro mamme nel momento più dolce e delicato della loro esistenza, quello delle coccole e del contatto fisico e affettivo tra genitore e figlio.

Gli stessi piccoli, 34 anni dopo, sono stati intervistati per poter cogliere gli effetti di tale legame sulla loro psiche e in particolare, per analizzare i loro comportamenti nei momenti più difficili. Con un risultato che, sebbene possa apparire ovvio, dimostra su base scientifica per la prima volta quel che si tramanda di madre in figlio: le coccole aiutano a crescere sani e forti.

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

LO STUDIO - Pubblicato sul Journal of Epidemiology and Community Health, lo studio è stato condotto da alcuni psicologi della Duke University, a Durham, North Carolina. Tutto iniziò negli anni Sessanta, quando 482 mamme di bimbi di 8 mesi di Providence, nel Rhode Island, furono sottoposte a un programma sperimentale di analisi e studiate dai ricercatori per coglierne i livelli di affettività nei confronti dei figli. A distanza di 34 anni, alla fine degli anni Novanta, gli stessi neonati divenuti adulti sono stati ricontattati e sottoposti a un questionario e a interviste per verificare alcune dinamiche comportamentali.

I RISULTATI -

Tra le mamme degli allora cuccioli, circa l’85 per cento aveva dimostrato livelli di affetto considerati nella norma, il 10 per cento invece si mostrava meno attaccata, e c’era un 5 per cento di mamme super-affettive. E le sorprese arrivano proprio tra i figli delle mamme di questa categoria, dove si totalizzano i punteggi migliori quanto a tranquillità, assenza di stress e problemi psicologici. In questo gruppo c’è chi si dichiara meno ansioso (il 14 per cento) e chi si mostra meno stressato rispetto ai coetanei intervistati (il 9 per cento). A dimostrare che nei primi mesi di vita l’affetto materno, e il bonding, lo speciale legame tra madre e figlio, sono fondamentali anche per il futuro sviluppo psicologico. La ricerca è una delle prime ad analizzare gli effetti delle coccole ricorrendo a un’analisi sul campo, invece che basarsi, come è accaduto più volte in passato, sul semplice ricordo dell’infanzia da parte degli intervistati ormai adulti.

 

 

Strumenti
10 Giugno 2010 articolo inserito in: Formazione e Convegni
la nascita di una madre, ed. Magi - di cristina

Barbara Waterman La nascita di una madre

Relazioni di attaccamento di madri non biologiche

 

COLLANA: Psicologia Infantile, ed. Magi

 

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

 

Questo libro vuole aiutare i neogenitori non biologici ad attribuire un significato ai comportamenti più problematici e inesplicabili dei figli, contribuendo alla mediazione dei contrasti e alla costruzione dell’attaccamento.
Nell’approfondire gli aspetti che accomunano le varie forme di maternità e nell’analisi delle differenze e delle similitudini delle relazioni di attaccamento tra madre non biologica e il figlio adottivo, l’autrice sottolinea i vantaggi del modello di famiglia allargata, l’importanza del sostegno della comunità e il potenziale contributo delle varie figure professionali impegnate in questo campo.
I concetti teorici chiave sono illustrati da una serie di esempi tratti dall’esperienza personale dell’autrice e dal suo lavoro con i pazienti. La Waterman suggerisce un’alternativa positiva al mito della madre perfetta e il suo libro costituisce una guida per madri adottive, affidatarie, matrigne, e per la rete di familiari e amici che le sostiene.

Barbara Waterman ha ottenuto il dottorato in Psicologia e Relazioni Sociali all’Università di Harvard nel 1975. Dopo aver affrontato personalmente il dramma dell’infertilità, e successivamente al fallimento dei suoi tentativi di adottare come madre single, è diventata matrigna di una coppia di gemelle dodicenni. Svolge la sua attività professionale come psicoterapeuta a Oakland, in California.

 

 

INDICE

 

Ringraziamenti

 

I Quando la madre «riceve» il suo bambino invece di partorirlo

Il concepimento di questo libro – Evoluzioni demografiche – Domani è un altro giorno – Maternità versus paternità – L’altra madre

 

II A cuore aperto

Il bisogno di un rituale – Caso o scelta: donne che non hanno figli biologici – Elaborare la perdita

 

III Attaccamento e appartenenza

Preoccupazione materna primaria e contenimento – Adozione e appartenenza – Attaccamento e affidamento – Identificazione proiettiva della matrigna – Conclusione

 

IV Reggere lo specchio e lasciarsi idealizzare

Rispecchiamento e costruzione del sé – Costruzione del sé e inadeguatezze dei genitori – Cultura e appartenenza – Sviluppo e costruzione del sé

 

V Amore e diversità

Riconoscimento reciproco e distruzione creativa – Distruzione creativa confusa – Onnipotenza del bambino e rinuncia del genitore – Tema vita-crescita e sviluppo morale

 

VI La matrice di supporto

Invisibilità dei genitori acquisiti – Abbiamo tutti bisogno di una doula – La presenza di una matrice di supporto – Sostenere la madre, guarire il bambino – Supporto delle istituzioni – Fonti di supporto nella nuova famiglia estesa

 

VII Diventare madre

Identità materna – Maternità istantanea – Maternità come crescita – Eredità materna – Trascendere l’eredità materna – Ostacoli che una matrigna deve superare – Conclusione

 

VIII La maternità come impegno spirituale

La chiamata spirituale che illumina il cammino della nuova generazione – Ana: fonti spirituali e personali della maternità

 

Conclusioni

L’orfano moderno – Genitori multipli e attaccamento primario

 

Bibliografia

 

Per informazioni : Redazione Edizioni Magi: 06 99703800

 

Strumenti
27 Maggio 2010 articolo inserito in: Formazione e Convegni
Verso e oltre l´adozione, Roma - di cristina

"Verso ed oltre l’adozione"
destinata a Psicologi, Assistenti sociali e Operatori di Enti Autorizzati.

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

 

Il corso, che si svolgerà a Firenze dal prossimo 17 settembre,
è organizzato dalla Società di Psicoanalisi Interpersonale e GruppoAnalisi S.P.I.G.A. ed è riconosciuto dal Ministero della Salute con l’attribuzione di 32 crediti ECM
per la professione di Psicologo (evento N° 4542-9004911)
Per maggiori informazioni sono reperibile tramite mail o al 335.6545515.

La frequenza del corso costituirà titolo di accesso preferenziale per la partecipazione ad un successivo evento formativo dal titolo
"Intorno all’adozione. Supervisione di casi clinici"
(Edizione 2010 - 21 crediti ECM))
finalizzato al confronto, alla discussione e supervisione
di modalità di lavoro e di casi clinici seguiti nell’ambito dell’adozione
da liberi professionisti, operatori di Servizi Territoriali e di Enti Autorizzati.

Con l’occasione mi è gradito segnalarLe che sul sito www.spigahorney.it , cliccando sul Sommario del N°1 della rivista "Trasformazioni", è consultabile l’articolo "Dal trauma all’esperienza adottiva".

dott.ssa Ivana De Bono
Didatta Supervisore S.P.I.G.A.
Docente in Psicologia dello Sviluppo
Istituto di Specializzazione in Psicoterapia
S.P.I.G.A. (ric. M.U.R.S.T.) - ROMA
www.spigahorney.it
info@spigahorney.it

Strumenti
09 Maggio 2010 articolo inserito in: Psicologia
Dormire tanto e bene è importante per andare bene a scuola - di cristina

Dormire tanto e bene è importante per andare bene a scuola
 

Il rendimento scolastico è significativamente compromesso in pochi giorni se il bambino dorme meno. Sintomi evidenti, la difficoltà a concentrarsi e brutti voti minacciano i piccoli che fanno le ore piccole. A sottolineare l’importanza di una buona notte di sonno è un recente studio della Brown Medical School (Usa).

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

Assicurare ai bambini una notte tranquilla, dicono i ricercatori americani, li aiuta ad ottenere i migliori risultati in classe e a ridurre al minimo i problemi di attenzione.

Nella ricerca, condotta da Gahan Fallone del Forest Institute of Professional Psychology di Springfield, sono stati fotografati i risultati scolastici di 74 ragazzini sani e con buoni voti tra i 6 e i 12 anni, seguiti per tre settimane. Fallone avverte che i suoi risultati hanno un significato importantissimo per i bambini con deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e soprattutto sui potenziali effetti avversi sul sonno delle terapie normalmente somministrate a questi piccoli, gli stimolanti.
Nel primo periodo i bimbi hanno dormito come al solito, nel secondo sono andate a letto un pò prima del solito e nell’ultima settimana molto più tardi.
Gli psicologi hanno poi chiesto agli insegnanti di monitorare il rendimento dei bambini nell’arco delle tre settimane, tenendoli però all’oscuro dell’esperimento in atto. Esaminando il rendimento scolastico, i ricercatori hanno notato un brusco calo in coincidenza con la settimana in cui i ragazzini hanno fatto le ore piccole. E questo nonostante gli insegnanti non sapessero in che fase dello studio fossero i loro alunni Secondo i ricercatori, il sonno si e dimostrato un prezioso alleato per i ragazzini che vanno a scuola. I genitori, inoltre, devono fare un’attenta scelta delle attività extrascolastiche dei propri figli, in modo che queste non rubino prezioso tempo al sonno. Ora Fallone sta investigando sul riposo dei piccoli con sindrome da iperattività e deficit di attenzione, per capire se le abitudini notturne e la quantità di ore di sonno possono influenzare anche il loro rendimento scolastico.

articolo tratto da: www.italiasalute.it

Strumenti
09 Maggio 2010 articolo inserito in: Psicologia
perchè i figli non studiano - di cristina

Difficoltà di apprendimento : un problema diffuso

Una ricerca effettuata negli ultimi anni presso l’Università di Psicologia di Torino evidenzia la diffusione di questo problema.

 

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

Infatti, mentre nella scuola elementare ben il 30% dei bambini aveva difficoltà gravi o significative nel linguaggio orale o scritto, il 20% dei bambini riportava tali difficoltà nel campo della matematica. I dati percentuali sono destinati a crescere nella scuola media, dove la difficoltà grave o significativa raggiunge il 36% dei ragazzi (per la lingua italiana) e il 45% (per la matematica). In pratica la ricerca mostra come un bambino su tre ha un problema di apprendimento,: non si tratta di soggetti portatori di handicap, ma di soggetti normalmente dotati.

Sono tanti i bambini e gli adolescenti che non riescono a impegnarsi a scuola, sono apatici, disinteressati, non si preoccupano dei risultati, che non hanno voglia di studiare, che vanno male a scuola.

Quale motivo c’è alla base di questo disimpegno o disinteresse?
 

Perchè un bambino va male a scuola?
Perché si hanno problemi scolastici?

Quando un bambino o un adolescente dotato delle capacità intellettive necessarie per riuscire a scuola ha delle difficoltà di apprendimento i motivi sono legati alla sfera emotiva, all’immagine di se stesso. L’apprendimento ci mette di fronte inevitabilmente a qualcosa di nuovo, che non abbiamo ancora sperimentato, e questo evento può generare nella mene sensazioni di ansia, di disagio, di frustrazione.

Anche a noi adulti può succedere di provare, di fronte a una esperienza totalmente nuova, queste sensazioni: ad esempio quando prendiamo in mano per la prima volta un telefono cellulare i cui tasti ci sono sconosciuti. Qualcuno reagisce con pacatezza e pazienza, cercando di capire, qualcuno con fastidio o rinuncia, rimpiangendo che il vecchio cellulare non sia più disponibile, qualcuno preferisce farsi spiegare il funzionamento da un’altra persona.

I sentimenti che possiamo provare sono simili a quelli di un bambino di fronte a un nuovo apprendimento:
sentimenti di impotenza di fronte al non sapere
sentimenti di confusione di fronte a una esperienza sconosciuta
sentimenti di inadeguatezza perché pensiamo che gli altri sono più abili di noi sentimenti di paura di essere mal giudicati per la nostra incapacità sentimenti di deludere le aspettative che altri hanno di noi.

L’ansia e il disorientamento che ogni situazione di nuovo apprendimento crea possono essere ridotte se noi abbiamo alle spalle un bagaglio di esperienze positive di riuscita in situazioni analoghe: “ce l’ho fatta ad imparare altre cose, riuscirò anche questa volta”. Se queste esperienze positive non sono sufficientemente consolidate il bambino può essere sopraffatto dal sentimento di frustrazione e di incapacità

Il bambino che viene a scuola ha una immagine di sé che si è costruita a seguito di una molteplicità di relazioni e di eventi, a partire dalla prima infanzia. Queste relazioni e questi eventi modellano la sua mente a reagire in un certo modo di fronte a un insegnante e all’apprendimento. Già nel corso del primo anno di vita il bambino, appena può, esplora il mondo che lo circonda, toccando gli oggetti, portandoli alla bocca: questo atteggiamento naturalmente esplorativo mostra come il desiderio di conoscere sia insito nella natura umana. Se le persone che si sono occupate di lui fin da piccolo (genitori, fratelli maggiori, maestra della scuola materna, ecc) hanno saputo renderlo speranzoso, incoraggiandolo ad esplorare il mondo, a compiere esperienze, tollerando la paura di fronte a ciò che è sconosciuto e appare difficile, allora questo bambino potrà diventare più tardi, a scuola, capace di tollerare quei sentimenti di ansia e di disorientamento di fronte al nuovo. Se al contrario le persone che hanno circondato il piccolo non hanno avuto il tempo o la pazienza di accompagnarlo a scoprire il mondo con curiosità o, peggio, lo hanno ostacolato, deridendo la sua inesperienza o hanno giudicato inetti e incapaci i suoi primi tentativi di conoscere e di esplorare, oppure hanno aumentato, con un atteggiamento ansioso o svalutante, la sua inevitabile incertezza e confusione, questo bambino può diventare un alunno svogliato, convinto di non farcela, disattento.
 

Strumenti
Studio psicologia Torino e Moncalieri | Sede di Moncalieri (Torino) - via Peschiera 15 - CAP 10024 | Sede di Torino - via Madama Cristina 34 - CAP 10125
Cell. 331 50.49.340 - 335 67.65.376 - Privacy Policy - Cod. fiscale 94046020015
powered by Strategie Digitali S.r.l.