09 Giugno 2011 articolo inserito in: Formazione e Convegni
convegno sul maltrattamento infantile: Lugano, ottobre 2011 - di cristina

Congresso internazionale

Il maltrattamento infantile: sguardi complementari

 

19 – 20 – 21 Ottobre 2011

Palazzo dei Congressi | Lugano, Svizzera

 

 

Il maltrattamento infantile e gli abusi sessuali sui bambini hanno gravi conseguenze. È dunque inderogabile che la nostra società colga con coraggio e determinazione la sfida della prevenzione di ogni forma di maltrattamento infantile e della piena assunzione di pratiche terapeutiche innovative ed efficaci.

 

 

Mercoledì, 19.10.2011

La prevenzione: una sfida decisiva!

 

 

09.00

Apertura delle registrazioni

 

10.00

 

Presentazione dei risultati dello studio epidemiologico dell’Università di Zurigo sul maltrattamento in Svizzera.

Meichun Mohler-Kuo

11.00

 

Conferenza stampa di apertura del Congresso

 

13.30

 

 

Inaugurazione ufficiale del congresso

Pier Carlo Bocchi, Presidente della Fondazione ASPI, Lugano, Svizzera

13.45

 

Saluto delle autorità

14.00

 

 

La Fondazione ASPI – dalla teoria della prevenzione alla realizzazione dei progetti

Myriam Caranzano-Maitre, Dr.med., Direttrice della Fondazione ASPI, Lugano, Svizzera

 

14.30

 

 

 

L’efficacia della prevenzione degli abusi sessuali e del maltrattamento infantile (in inglese*)

David Finkelhor, Professore di sociologia, New Hampshire University, USA

16.00

 

Pausa

16.30

 

La prevenzione degli abusi sessuali e del maltrattamento infantile: come, quando, perché (in italiano*)

Alberto Pellai, Medico, Psicoterapeuta dell’età evolutiva e Ricercatore Università degli Studi, Milano, Italia

 

17.30

Aperitivo di benvenuto

 

18.30

Chiusura prima giornata

 

 

 

Giovedì, 20.10.2011

“Buon trattamento” - “maltrattamento”: dalla nascita all’adolescenza

 

 

08.30

 

Registrazioni

 

09.00

 

L’importanza dell’attaccamento e le sue sfide. La prevenzione sin dalla culla (in francese*)

Jean-François Chicoine, Professore di pediatria, Centro ospedaliero universitario, Sainte Justine, Montréal, Canada

 

10.30

 

Pausa

 

11.00

La promozione della qualità delle relazioni nelle strutture d’accoglienza dei bambini: dalla teoria alla pratica. (in italiano*)

Susanna Mantovani, Professore ordinario di pedagogia generale e sociale Università di Milano-Bicocca, Italia

 

12.00

Pranzo

 

13.45

Il maltrattamento psicologico/emozionale a 360 gradi: conoscere per meglio prevenire (in inglese*)
Danya Glaser, Psichiatra per bambini e adolescenti, Londra, UK

 

15.15

 

Pausa

 

15.45

Le gioie e le difficoltà dell’essere adolescente: come aiutare l’adolescente a spiccare il volo senza maltrattarlo e senza maltrattarsi? (in francese*)

Nahum Frenck, Pediatra, Terapeuta familiare, Losanna, Svizzera

 

16.45

 

Compagnia Playback Theatre, Pavia, Italia

 

17.30

Fine seconda giornata

 

19.30

Cena di gala

 

 

Venerdì, 21.10.2011

Protezione dell’infanzia e promozione del rispetto del bambino: le sfide del futuro

 

 

08.30

 

Registrazioni

 

09.00

 

Linee guida per la protezione dell’infanzia. Le “best practices” a livello internazionale: come applicarle a livello locale (in italiano*)

Marcellina Mian, Professore di pediatria, Weill Cornell Medicale College, Qatar

 

09.45

 

La protezione dell’infanzia: le sfide della politica (in tedesco*)

Ruth Gaby Vermot Mangold, Etnologa, già Parlamentare svizzera ed europea, Berna, Svizzera

 

10.30

Pausa

 

11.00

Prendere sul serio la Convenzione internazionale dei diritti dei bambini: l’esperienza della Francia e l’importanza del Difensore dei bambini

Gaby Taub, Assistente sociale, Corrispondente territoriale per Parigi presso la Difensore dei Bambini, Segretaria generale dell’ISPCAN, Parigi, Francia

 

12.00

Pranzo

 

13.45

 

Protezione dell’infanzia e promozione del rispetto del bambino: le sfide del futuro.

Sguardi complementari

Tutti gli oratori

 

15.15

Pausa

 

15.45

 

Il bambino è competente! Relazioni all’insegna del rispetto e della stima (in inglese o tedesco*)

Ueli Niederberger, Pedagogista, Collaboratore di Jesper Juul, Åre, Svezia

Conferenza pubblica - entrata libera

 

17.00

Chiusura Congresso

 

 

 

Nota:

* Sarà a disposizione un servizio di traduzione simultanea in italiano, francese, tedesco e inglese per tutte le conferenze

 

 

 

Percorso didattico interattivo “Sono unico e prezioso!

 

Durante tutta la durata del congresso sarà possibile visitare il percorso didattico interattivo “Sono unico e prezioso!” esposto nell’atrio del Palazzo dei congressi.

 

 

 

Attività parallele

in collaborazione con la Repubblica Catone Ticino

 

Ci sarà la possibilità di visitare due mostre (con catalogo) nell’ambito del progetto "L’infanzia preziosa". Una dedicata alla Prima Infanzia sarà visibile alla Biblioteca Cantonale di Lugano; l’altra, dedicata all’Adolescenza, avrà invece luogo alla Biblioteca Cantonale di Bellinzona. Sono inoltre previsti 3 incontri per approfondire le tematiche delle mostre, alla Biblioteca cantonale di Lugano (29 settembre e 4 ottobre), alla Biblioteca cantonale di Bellinzona (13 ottobre). Per informazioni: www.sbt.ti.ch/bclu/

 

 

 

 

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18 Aprile 2011 articolo inserito in: Psicologia
La matematica e´ un incubo? Colpa dei maestri - di cristina

La matematica e’ un incubo? Colpa dei maestri

di Maria Teresa Martinengo, La Stampa

Mamma, sono negato, non capisco. Matematica e’ il mio incubo. Mi sento stupido». Quanti genitori riconoscono il proprio figlio in queste affermazioni? Tanti, probabilmente, perche’ tanti sono i BAMBINI con un mediocre rapporto con i numeri, iniziato addirittura in prima elementare con un insegnante non attrezzato per sollecitare le abilita’ innate, dimostrate dalla ricerca psicologica. A testimoniare una diffusa condizione di disagio e’ la ricerca

«Atteggiamenti e credenze dei BAMBINI nei confronti della matematica», condotta su 780 allievi di quarta in 17 scuole primarie di Torino e provincia: il 25% dei piccoli intervistati considera la materia «bestia nera», la meno amata, il 78% fa esperienza di «sentirsi bloccato e non sapere come proseguire» di fronte a un esercizio che crea difficolta’. Un terzo di questo 78% vive in maniera permanente nel panico quando c’e’ matematica. Per il 74%, poi, l’esperienza di essere bloccati si accompagna ad ansia e ad agitazione.

L’indagine e’ stata curata dagli psicologi di Tangram-Centro Studi Processi e disturbi di apprendimento con il Centro di PSICOLOGIA Ulisse (specializzato in relazioni familiari ed educative). Le trenta domande del questionario - spiega la dottoressa Alessandra Petrolati - hanno indagato gli aspetti emotivi e le rappresentazioni che i BAMBINI hanno della matematica, il perche’ di certe credenze che incidono sulla rappresentazione e la percezione di se’». Nonostante solo il 25% dichiari di non amare la materia, dal 78% che parla di malessere di fronte a un compito «e’ possibile ipotizzare che molti BAMBINI sentano di non avere abilita’, di non essere in grado di elaborare strategie per gestire la situazione. E’ come se pensassero che non c’e’ niente da fare». Ed ecco l’ansia, l’agitazione.

Un terzo dei BAMBINI somatizza con mal di pancia, sudorazione. «Il ‘’sentirsi bloccato” e il malessere, quindi una reazione emotiva intensa, fa supporre - riflette il dottor Mauro Martinasso, direttore del Centro Ulisse - che l’insuccesso in matematica veicoli per il bambino un significato che ha a che fare con un giudizio in merito alle proprie capacita’ e al proprio valore sia ai propri occhi sia a quelli degli insegnanti o dei compagni. E un’esperienza di questo tipo ripetuta puo’ avere ripercussioni nella direzione di una ridotta autostima». Una condizione che trova conferma in quel 50% di BAMBINI che pensa che di fronte a un problema «la soluzione si trova subito o mai piu’». In pratica, la competenza in matematica come «abilita’ stabile», che si ha o non si ha. Non averla genera sofferenze.

«Piu’ significativo - prosegue la dottoressa Petrolati - e’ che oltre il 50% dei BAMBINI pensa che ”andare bene in matematica significa essere molto intelligente”». L’insuccesso, dunque, mette in forse le capacita’ intellettive globali. «Questi dati - conclude la dottoressa Cinzia Casini, psicologa impegnata con docenti e genitori nelle scuole - parlano del grande vuoto che esiste nel percorso formativo degli insegnanti, mostrano la necessita’ di lavorare per modificare le credenze sull’intelligenza e orientare l’azione in modo che le abilita’ matematiche siano vissute come modificabili e soprattutto in evoluzione. Non come un destino segnato. La ricerca psicologica dice che ‘’siamo tutti portati per i numeri” fin dalla nascita, ma sono fondamentali le opportunita’ che l’ambiente offre».

La ricerca sara’ presentata sabato alla scuola Casalegno, nel seminario «Intelligenza numerica e discalculia» con Daniela Lucangeli, ordinario in PSICOLOGIA dello Sviluppo dell’Universita’ di Padova, tra i massimi esperti italiani di discalculia. Pubblicazione: 23-01-2011, STAMPA, TORINO, pag.47

Sezione: Cronaca di Torino , LA STAMPA
Autore: MARTINENGO MARIA TERESA

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29 Marzo 2011 articolo inserito in: Psicologia
Depressione post-partum e Depressione Post adozione - di cristina

Depressione post-partum e Depressione Post adozione

 29 marzo 2011 by Dimitra Kakaraki

tratto da : "osservatorio di psicologia"

Commento redazionale della Dr.ssa Alessandra Fermani

Secondo un’inchiesta condotta ormai circa 10 anni fa dall’Eastern European Adoption Coalition (EEAC), ancora oggi citata poiché uno dei rari esempi di ricerca svolto sull’argomento, il 65% delle mamme adottive sono afflitte da depressione post adozione (PAD). Può sembrare strano che chi ha superato tanti ostacoli, emotivi, psicologici e burocratici si trovi poi a combattere con sintomi analoghi a quelli provocati dalla depressione post partum. In questi ultimi anni, grazie a una serie di spot di pubblicità sociale (http://www.youtube.com/user/depressionepostpartu#p/a/u/1/G-lSA5ppMFA) mandata in onda sulle reti nazionali e ai media, si sa che dopo un parto naturale può verificarsi uno stato di disagio più o meno grave che talvolta può sfociare nella violenza contro il proprio figlio e contro se stesse. In molti sanno che ciò è dovuto al calo improvviso degli estrogeni, gli ormoni del “benessere”, e alle varie concause sociali che si attivano nel microsistema in cui gravita la neo mamma: gli equilibri di coppia da ristabilire, le possibili ingerenze da parte di familiari, la rivoluzione delle vecchie abitudini di vita, il timore di confrontarsi con le responsabilità del ruolo materno.

D’altro lato, come si diceva, esiste anche una depressione post adozione, anche se spesso ciò passa sotto silenzio, la si ignora, non si legittima la sua esistenza.

La sindrome compare uno o due mesi dopo l’adozione e ha molti sintomi tipici della depressione: malinconia, irritabilità, stanchezza, insonnia, perdita di vitalità. Nello studio dell’EEAC, il 77% dei partecipanti dichiarava di avere provato gli effetti della depressione durante un periodo che variava da due a dodici mesi. Al 45% dei depressi i sintomi duravano circa sei mesi e poi la situazione si normalizzava a meno che non fossero subentrate altre variabili.

Le cause della depressione post adozione sono simili a quelle della post parto (Senecky e Coll. 2009). Recentemente in ambito medico è stata identificata come concausa del problema la caduta dei livelli di ormoni surrenalici, al momento dell’arrivo del figlio, dopo che essi hanno tenuto la coppia in uno stato di allerta durante gli anni di attesa (quindi anche in questo caso vi sarebbe un coinvolgimento ormonale, anche se relativamente a sostanze diverse: adrenalina v/s estrogeni). D’altra parte la componente psicosociale svolge un ruolo determinante. Alle neo mamme adottive si presentano tutte le difficoltà comuni alle nascite biologiche a cui si sommano quelle inerenti alla presenza di un bambino sradicato dal suo ambiente, in cui pur non trovandosi al meglio conosceva ogni granello di polvere. Un piccolo che può essere in fasi diverse del proprio sviluppo, che può non parlare la nostra lingua o essere malato o non corrispondere alle nostre rappresentazioni sociali. La nascita del legame di attaccamento, che può sembrare così “naturale” in un parto biologico, è una sfida quotidiana vissuto in adozione tra mille paure tra le quali anche quella di non essere accettati e amati dal proprio figlio.

Dal punto di vista psicologico possiamo oggettivare tre tappe che concorrono al disagio interno.

1) prima della disponibilità ad accogliere il bambino, spesso la coppia è passata attraverso il “dramma” dell’infertilità, del non sentirsi adeguata e di percepirsi osservata commiserazione dalla società. La maggior parte dei genitori adottivi hanno prima dovuto vivere il lutto del bambino biologico per decidere poi di adottare.

2) Il lungo processo preadottivo fatto di attese, tensioni e incertezze: lunghi colloqui con giudici, psicologi e assistenti sociali; anni di stress accumulato nel sentirsi giudicati; iter burocratici talvolta poco comprensibili alle ragioni del cuore; visite mediche; viaggi in Paesi culturalmente distanti; difficili rapporti interpersonali con familiari, conoscenti o colleghi talvolta insensibili e poco preparati ma che comunque con i loro commenti infelici feriscono profondamente gli aspiranti genitori.

3) Dopo il momento di gioia per l’arrivo del figlio circondati da amici, familiari, attenzioni e grande euforia lo shock, come dice Dumais (2003), di un bambino che è là per restare e che non è più il bambino di cui si guardava teneramente la foto o che avevamo abbracciato per poche ore in un orfanatrofio. Le routine sono stravolte.

I sogni, le attese irrealistiche, il rapporto col bambino che tarda a concretarsi, la mancanza di sonno, la delusione di avere un bambino che non sia conforme a quello generato nella loro immaginazione, le difficoltà nelle cose più banali e quotidiane come il rifiuto del cibo o la sua ricerca spasmodica da parte del piccolo, un bacio che viene rifiutato o pianti prolungati e incomprensibili, colpiscono con forza i genitori adottivi. Un certo numero di genitori si sente colpevole di provare dei sentimenti di ambivalenza e di collera verso il proprio bambino. In sintesi, l’attaccamento non è così scontato e i genitori che covano la speranza di essere immediatamente amati da bambini grati restano disorientati. Secondo gli intervistati all’epoca dell’inchiesta dell’EEAC, l’attaccamento vero al bambino si realizza in un periodo che varia da due a sei mesi.

La mancanza di preparazione all’arrivo del bambino adottato e la mancanza di sostegno una volta che questo bambino è arrivato, come esiste nel caso di una nascita, contribuiscono ad aggravare la situazione depressiva. Il livello interpersonale e intergruppale, in un momento in cui per effetto spot light ci si sente al centro dell’attenzione, sono fondamentali per soddisfare quel naturale bisogno di normalità e accettazione: non sentirsi diversi dalle altre famiglie, non sentire il sociale ostile o compassionevole come se si fosse fatta una scelta per causa di forza maggiore. Non per niente la maggior parte dei genitori adottivi al rientro si sente sommerso da commenti superficiali pronunciati da persone incuriosite anche se in buona fede quali: “ma come vi somiglia”; “ma gli direte che è adottato?”; “vedrai che adesso che sei più tranquilla rimarrai incinta”; “sembra proprio vostro figlio, non si direbbe che non sia un bambino italiano”; “conosco un’altra famiglia che ha adottato e il figlio è riuscito benissimo”; “siete stati degli eroi”.

Come sottolinea Dumains, l’ambiente dunque, non comprende perché dopo avere aspettato tanto e tanto voluto questo bambino, una persona si senta depressa. Consapevoli di ciò, per timore di deludere e di sconvolgere il loro microsistema, parecchi genitori adottivi tacciono la loro sofferenza, una sofferenza spesso corredata da delusione, rimorso, vergogna e colpevolezza. Non è raro che il bambino si attacchi solamente ad uno dei suoi genitori. Il genitore abbandonato racconta di sentirsi triste e deluso, spesso è proprio la mamma a subire l’aggressività maggiore da parte del piccolo perché identificata con la madre naturale colpevole dell’abbandono.

Ci si aspetterebbero coppie consce delle difficoltà che avrebbero potuto incontrare: bambini che non sono più dei neonati, dunque che hanno un passato di cui si ignora la storia e che hanno vissuto spesso in realtà istituzionale. Tutti i genitori adottivi accolgono dei bambini che hanno sofferto più o meno consciamente per una perdita o per l’abbandono e dovrebbero sapere che i bambini possono avere difficoltà e problemi di ordine scolastico, neurologico, psicologico e medico. Le coppie dovrebbero essere preparate ma tra il concetto concreto e quello astratto prodotto dalle illusioni del Sé possono verificarsi delle idiosincrasie.

Nel caso dell’adozione nazionale e di quella internazionale il supporto dei Servizi, dell’Ente, la conoscenza di altre famiglie che hanno già adottato e magari sono disponibili al confronto, in generale, reti familiari e sociali su cui poter contare fanno la differenza per affrontare le difficoltà della nuova condizione. Diventa allora importante dare maggiore luce a questa problematica dicendo che la depressione post adozione è una sindrome che può verificarsi al di là di tutto l’amore che si prova per il proprio figlio e di quanto lo si è desiderato.

La chiave della sopravvivenza alla depressione risiede nella preparazione e come nel caso dell’arrivo di un bambino biologico, un tempo di adeguamento è necessario. Restare vicino al bambino è essenziale perché l’attaccamento richiede molto tempo, non scatta nel momento in cui inizia la convivenza della nuova famiglia.

Harriet McCarthy (2007) della Eastern European Adoption Coalition dice: “Consiglio a mamme e papà di chiedere un lungo congedo dal lavoro. E di dedicarsi con calma a quella novità che rivoluziona le loro vite. Ma è necessario che la coppia riservi almeno un’ora al giorno tutta per sé: il bambino deve capire che non c’è solo lui”.

Il periodo dell’adozione non cessa il giorno in cui il bambino valica i confini del suo Paese di adozione. Un viaggio geografico si è concluso ma ora inizia quello più lungo del cuore che dura tutta una vita.

Bibliografia e sitografia

Dumais, N. (2003). Fleurs du Monde. Journal de l’association Familles au coeur québécois.

McCarthy, H. (2007). Who to do if this happens to you. www.rainbowkids.com

Post-adoption depression among adoptivemothers. Journal of Affective Disorders. 115. 62-68.

S.P.A.I (2011). Il medico con noi, S.P.A.I. News. 25, 2-3

Senecky, Y., Agassi, H., Inbar, D., Horesh, N., Diamond, G., Bergman, Y. S., Apter, A. (2009).

www.adoptionissues.org

www.adoptionarticlesdirectory.com

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06 Marzo 2011 articolo inserito in: Formazione e Convegni
corso sull´affido famigliare, Milano - di cristina

AFFIDO FAMILIARE: UNA RISORSA PER LE FAMIGLIE E GLI OPERATORI

Richiesti : Accreditamento ECM (psicologo) e Accreditamento Formazione Continua Assistenti Sociali

Gli operatori psicosociali (assistenti sociali, psicologi, educatori, forze dell’ordine) che lavorano nell’ambito della tutela minorile e dell’affido familiare hanno l’esigenza di acquisire conoscenze e competenze sul tema dell’affido e sulle dinamiche delle famiglie, dalle quali il minore è stato allontanato.Il bisogno di avere strumenti e metodi per leggere e gestire i differenti passaggi del processo di affido e per realizzare buone prassi nel lavoro tra i diversi attori trova risposta all’interno del corso che mira all’implementazione di strumenti per gestire il rapporto tra la famiglia di origine e il minore, anche una volta attivato l’affido, tramite riferimenti teorici ed esperienze in essere.

A chi si rivolge: Operatori psico-socio-educativi che operano nei servizi del territorio o in contesti pubblici e privati che si occupano di affido.

Programma. Il corso è articolato in cinque incontri (di sei ore ciascuno) per un totale di 30 ore di docenza:

4 marzo 2011

L’affidamento familiare tra cultura dell’accoglienza e interventi di tutela: storia, definizione, significato e tipologie. Il quadro legislativo e i sistemi che interagiscono nel progetto di affido di un bambino.
 

25 marzo 2011 I Servizi e gli interventi a favore della famiglia naturale: cause dell’allontanamento e dinamiche delle famiglie in crisi. L’affido come risorsa a favore della famiglia in difficoltà. Il lavoro con la famiglia e il minore durante l’affido.
 

14 aprile 2011 Gli affidatari come risorsa per i Servizi. Strategie e tecniche di sensibilizzazione per il reperimento delle famiglie affidatarie. La conoscenza delle famiglie come strumento valutativo e formativo. Criteri di abbinamento.

13 maggio 2011 Sostegno individuale e di gruppo alle famiglie affidatarie.

27 maggio 2011 La conduzione del progetto di affido: dalla progettazione alla valutazione. Compiti dei Servizi Sociali e dei Servizi Affidi. I cambiamenti della famiglia d’origine. Preparazione del bambino e dei genitori al rientro in famiglia.


Docenti.
Psicologi psicoterapeuti, pedagogisti, tutor affido, assistenti sociali. Referente Staff: dr.ssa Andreana Olivieri, pedagogista, responsabile Servizi Affidi e Tutor dell’Affido Professionale.

Sede. CBM - via Calatafimi 10, 20122 Milano.
Orari. dalle ore 10.00 alle ore 17.00 con un’ora di pausa pranzo.

Costo a partecipante. € 500,00 (esente Iva).

 

RingraziandoVi per la cortese attenzione, porgiamo i nostri migliori saluti.

M.Cristina Ginevra Spotti – Segreteria Formazione CbM

 

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01 Marzo 2011 articolo inserito in: Formazione e Convegni
SPAZIO NEUTRO E INCONTRI PROTETTI PER I BAMBINI VITTIME DI MALTRATTAMENTO E ABUSO , Milano - di cristina

SPAZIO NEUTRO E INCONTRI PROTETTI PER I BAMBINI VITTIME DI MALTRATTAMENTO E ABUSO

Richiesto Accreditamento Formazione Continua ASSISTENTI SOCIALI -  ECM: 34 Crediti Formativi ECM (psicologo)

 

Gli operatori che lavorano in un contesto di Spazio Neutro avvertono la difficoltà di lavorare in situazioni di grave pregiudizio, come nei casi di maltrattamento o abuso sessuale all’infanzia. La protezione dei bambini maltrattati e abusati si colloca in un contesto di complessità e delicatezza nel rapportarsi ai diversi protagonisti dell’intervento, in particolare i genitori, ma anche gli altri operatori territoriali coinvolti nella gestione del nucleo familiare. La fase del processo di intervento in cui si colloca la richiesta di Spazio Neutro è una variabile della quale è necessario porre attenzione. Il corso pone all’attenzione la necessità istituzionale e affettiva della continuità genitoriale anche nei casi dove è necessaria l’estrema protezione del bambino. Affronta le modalità di conduzione degli incontri e la conduzione del lavoro di rete in relazione alle diverse fasi in cui si snoda la presa in carico delle famiglie maltrattanti o altamente conflittuali (rilevazione, valutazione, post-valutazione e trattamento).

A chi si rivolge. Assistenti sociali, educatori, psicologi, operatori che lavorano in contesti di Spazio Neutro con minori in condizioni di pregiudizio.

Programma. Il corso è articolato in sei giornate (per un totale di 36 ore di docenza) di cui due cocondotti.

1. 11 marzo 2011 Tipologie di maltrattamento (con approfondimenti su PAS, conflittualità, violenza assistita). Il diritto di visita e di relazione e il significato della continuità genitoriale.

2. 7 aprile 2011 L’avvio degli incontri: i colloqui di ambientamento con il bambino e con i genitori e la costruzione del contesto protettivo. Le buone prassi metodologiche.

3. 18 aprile 2011 I diversi significati dello Spazio Neutro nei casi di abuso e maltrattamento: rilevazione, valutazione, post-valutazione e trattamento. La conduzione del lavoro di rete: snodi critici e buone prassi.

4. 6 maggio 2011 La realizzazione degli incontri: modalità di osservazione degli incontri e di sostegno al bambino e ai genitori. La conduzione dell’intervento.

5. 20 maggio 2011 La conduzione degli incontri nelle situazioni di sospetto o accertato abuso sessuale.

6. 10 giugno 2011 La restituzione e la conclusione degli incontri protetti: restituire fiducia; salutarsi.

Docenti: dr.ssa Rossella Bianchini, assistente sociale specialista, responsabile del Servizio “Spazio Neutro Incontri Protetti” – dr.ssa Luisella Mattiace, educatrice senior Spazio Neutro

Sede. CBM - via Calatafimi 10, 20122 Milano.
Orari. dalle ore 10.00 alle ore 17.00 con un’ora di pausa pranzo.
Costo a partecipante. € 600,00 (esente Iva).

 

 

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