17 Agosto 2010 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
Ingrassare dopo i 50 alza il rischio diabete - di fabrizio

 Peso e diabete

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri 338 3642035

http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/article.php?articleid=485

L’eccesso di peso è uno dei fattori di rischio maggiori per l’insorgenza di diabete di tipo 2 in soggetti di giovane e mezza età. Fino a oggi, però, mancavano dati statistici di rilievo nei soggetti più anziani, dai 65 anni in su. Ecco allora che i risultati di questo studio prospettico statunitense, durato diciotto anni e condotto su 4.193 potenziali pazienti, offrono un quadro di grande interesse. Il campione è stato sottoposto a misurazione del peso corporeo totale e distribuzione del grasso all’inizio dello studio e poi ogni tre anni, per un periodo medio di 12,4 anni. L’eventuale presenza di diabete veniva misurata costantemente e se ne conclamava la comparsa con glicemia a digiuno superiore a 126 mg/dL. Durante questo lasso di tempo, si sono registrati 339 nuovi casi diabete di tipo 2. La valutazione dell’incremento ponderale e la localizzazione dei chili in eccesso ha dimostrato che c’è un legame stretto e documentabile tra chi ingrassa e l’insorgenza della malattia, che può addirittura triplicare il rischio di diabete nei soggetti che, a partire dai cinquant’anni, hanno accumulato nove o più chili. «Inoltre se i chili in eccesso si concentrano nella zona addominale il rischio è ancora maggiore» conclude Mary Biggs, ricercatrice dell’università di Washington. «Questo studio evidenzia quindi che ingrassare rappresenta un fattore di rischio di insorgenza di diabete a ogni età e interessa tutti senza distinzioni, over 65 compresi».
Fonti
JAMA. 2010 Jun 23;303(24):2504-12 da doctor news, foto flickr
 

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17 Agosto 2010 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
Il diabete raddoppia il rischio di malattia vascolare - di fabrizio

Il diabete raddoppia il rischio di malattia vascolare
 

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri 338 3642035

http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/article.php?articleid=485

 

Il diabete conferisce un rischio aggiuntivo circa doppio per un ampio spettro di malattie vascolari, indipendentemente da altri fattori di rischio convenzionali. Nelle persone senza diabete, al contrario, la concentrazione glicemica a digiuno è modestamente e non linearmente associata con il rischio di malattie vascolari. È l’interpretazione che l’Emerging Risk Factor Collaboration (Erfc) dell’Università di Cambridge dà ai risultati di una metanalisi condotta su 102 studi prospettici, per un totale di 698.782 persone. Sono stati selezionati dati individuali relativi al diabete, alla glicemia a digiuno e ad altri fattori di rischio in persone senza malattia vascolare iniziale. Le hazard ratio (Hr) aggiustate del diabete sono state: 2,00 per malattia coronarica, 2,27 per ictus ischemico, 1,56 per ictus emorragico, 1,84 per ictus non classificato, 1,73 per l’aggregato di altre morti vascolari. Le Hr non sono cambiate in modo apprezzabile dopo ulteriore correzione per marker lipidici, infiammatori o renali. Le Hr per coronaropatia sono risultate più alte nelle donne rispetto agli uomini, tra i 40 e i 59 anni piuttosto che a 70 anni e oltre, e nelle malattie fatali rispetto a quelle non fatali. Con una prevalenza nella popolazione adulta pari al 10%, si è stimato che il diabete determini l’11% delle morti vascolari. La concentrazione glicemica a digiuno non è apparsa correlata in modo lineare al rischio vascolare; in particolare non sono emerse associazioni significative tra 3,90 mmolL e 5,59 mmol/L. A confronto con questo intervallo di valori, le Hr per malattia coronariche si sono attestate su: 1,07 per livelli inferiori a 3,90 mmol/L, 1,11 per valori compresi tra 5,60 e 6,09 mmol/L e 1,17 per livelli posti tra 6,10 e 6,99 mmol/L. Nelle persone senza storia di diabete, un’informazione sulla concentrazione glicemica a digiuno o su uno status glicemico ridotto a digiuno, quando aggiunta ai dati relativi a vari altri fattori di rischio convenzionali, non ha consentito di migliorare la predizione di malattie vascolari.

da doctor news, foto flickr
 

 

 

 

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10 Agosto 2010 articolo inserito in: Psicologia
35% delle malattie oncologiche per cattiva alimentazione - di fabrizio

Prevenzione oncologica

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri 338 3642035

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La prevenzione contro i tumori passa anche dalla tavola, perché la cattiva alimentazione è all’origine di circa il 35% delle malattie oncologiche. A ricordarlo è la Lega italiana lotta contro i tumori (Lilt),

da dica33 news, foro flick
 

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24 Luglio 2010 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
Problemi cognitivi associati a ipercolesterolemia familiare - di fabrizio

Problemi cognitivi e ipercolesterolemia

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri 338 3642035

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Elevata incidenza di alterazioni cognitive lievi con ipercolesterolemia familiare. Si tratta delle conclusioni di uno studio pubblicato su American Journal of Medicine che, in contrasto a precedenti risultati secondo cui l’ipercolesterolemia sporadica non sarebbe correlata allo sviluppo di problemi cognitivi, ha per la prima volta dimostrato che l’esposizione precoce ad alti livelli di colesterolo, così come disfunzioni dei recettori dell’Ldl rappresenterebbero un importante fattore di rischio delle suddette alterazioni. Daniel Zambón e collaboratori dell’Unitat de Lípids, Institut d’Investigacions Biomédiques August Pi Sunyer, Hospital Clinic di Barcellona, hanno sottoposto circa 120 individui ultracinquantenni a tredici specifici test neuropsicologici e ad analisi mediante "neuroimaging". Nei pazienti affetti da ipercolesterolemia familiare è stato registrato un maggiore tasso di disfunzioni cognitive lievi rispetto ai soggetti non ipercolesterolemici (21,3% vs 2,9%; p = 0,00). Nessuna associazione è stata riscontrata tra diagnosi di disfunzioni cognitive e patologie cerebrali strutturali.

Am J Med. 2010 Mar;123(3):267-274. da dica 33 news, foto flickr
 

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21 Luglio 2010 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
cola e infertilità - di fabrizio

I maschi che bevono molta cola vedono compromessi gli spermatozoi

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri 338 3642035

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La cola è una delle bevande dolci più bevute al mondo, specialmente dai ragazzi. Tuttavia, è molto apprezzata anche dagli adulti.

Se non fosse per l’alta percentuale di zuccheri che la compongono e altre sostanze sintetiche che si trovano in quella definita dietetica, forse non sarebbe un problema. Ma la preoccupazione non è solo questa: secondo un nuovo studio danese i maschi che abusano di questa bibita possono vedere compromessa la propria fertilità sessuale .

I ricercatori danesi guidati dal dottor Kold Jensen hanno pubblicato il loro studio sulle pagine del “American Journal of Epidemiology” e riportano che in base a questa ricerca gli uomini che bevevano circa 1 litro di cola al giorno presentavano circa il 30% in meno di spermatozoi rispetto a coloro che invece non bevono cola.
Nonostante l’OMS giudichi comunque normale il numero di spermatozoi, secondo gli esperti questo potrebbe invece essere indice di rischio maggiore d’infertilità sessuale.

Se qualcuno ha ipotizzato che il problema fosse causato dalla caffeina, i ricercatori fanno notare che il caffè non ha prodotto lo stesso effetto; quindi è probabile che il problema risieda in altri ingredienti della bibita o uno stile di vita malsano associato.
Questo, a detta degli scienziati danesi, è uno dei rarissimi studi condotti per verificare l’effetto della caffeina sulla salute riproduttiva maschile. Visto l’aumento vertiginoso del consumo di bevande contenenti caffeina presso i giovani, i ricercatori hanno voluto studiare l’effetto che questa sostanza potesse avere sulla salute riproduttiva.
Per questo motivo hanno coinvolto più di 2.500 giovani maschi a cui sono stati analizzati lo sperma e il numero di spermatozoi. Dai risultati è emerso che coloro che tendevano ad avere uno stile di vita più sano e non bevevano bibite a base di cola presentavano una qualità spermatica migliore e una media di 50 milioni di spermatozoi per millilitro di sperma.
Per converso, i 93 uomini che in genere bevono più di 1 litro al giorno della bevanda avevano soltanto 35 milioni di spermatozoi per millilitro di sperma. C’è tuttavia da aggiungere che questi stessi maschi mangiavano più frequentemente cibo spazzatura e da fast-food, e meno frutta e verdura.
Poiché non è chiaro se l’influenza sulla qualità e il numero degli spermatozoi sia dovuto alla cola o allo stile di vita, o entrambe le cose, i ricercatori concludono che sono necessari altri approfonditi studi.

Da la stampa, foto flickr
 

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