01 Maggio 2010 articolo inserito in: Psicologia
grassi nel sangue - di cristina


Colesterolo e trigliceridi. Parole ormai entrate nel lessico comune, ma di cui ai più sfugge il significato.

 

 

 

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

 

Si tratta di sostanze che svolgono una funzione vitale nell’organismo, la cui presenza nel sangue non può però superare alcuni valori soglia, altrimenti il rischio è di provocare ostruzioni del flusso sanguigno con conseguente pericolo di aterosclerosi. Allora si deve intervenire correggendo alcuni stili di vita, come la dieta piuttosto che l’attività fisica, o con i farmaci. Ne abbiamo parlato con Alberto Margonato, direttore dell’Uo di Cardiologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano.
Colesterolo e trigliceridi: cosa sono e quando possono diventare pericolosi?
Sono i principali grassi che circolano nel sangue. I trigliceridi sono soprattutto di provenienza alimentare mentre il colesterolo invece è in gran parte di sintesi da parte del fegato. Il colesterolo ha due frazioni che vengono trasportate nel sangue dalle lipoproteine: esiste una frazione "cattiva", o Ldl che porta in circolo il colesterolo e lo fa depositare nei tessuti e una "buona", o Hdl che invece porta via il colesterolo dai tessuti riportandolo al fegato. Il colesterolo non è solo dannoso, ma ha anche azioni estremamente importanti quali la preservazione e la sintesi delle membrane cellulari ed entra nella sintesi di numerosi ormoni come quelli steroidei e il testosterone. Tuttavia quando il colesterolo Ldl aumenta oltre certi livelli può diventare pericoloso perché provoca la lesione tipica dell’aterosclerosi cioè la placca.
Quali interventi sullo stile di vita sono consigliabili?
Una dieta adeguata ricca di pesce, verdura e povera di grassi saturi contenuti in carne rossa, latte e derivati, uova e insaccati, può ridurre di circa il 10%-15% la colesterolemia; se però vogliamo ottenere dei risultati importanti è necessario ricorrere alla farmacologia.
Quali sono oggi le terapie a disposizione?
Esistono due tipi di farmaci capaci di ridurre la colesterolemia con meccanismi differenti che sono le statine e l’ezetimibe. Le statine riducono la produzione di colesterolo da parte del fegato e l’ezetimibe riduce l’assorbimento da parte dell’intestino. I livelli di colesterolo cattivo che devono essere raggiunti in pazienti che non abbiamo mai avuto eventi cardiovascolari sono più alti che nei pazienti che hanno già avuto un evento cardiovascolare o siano affetti da diabete mellito, rispettivamente meno di 130 mg/dl e meno di 80 mg/dl. La terapia con statine è molto efficace e in tutti gli studi riduce la mortalità, il numero di infarti, di ictus e le angioplastiche. Siamo in attesa dei risultati su mortalità ed eventi cardiovascolari con ezetimibe, da sola o in combinazione con le statine,vista la molto più recente introduzione in terapia.
Terapie efficaci ma con quali effetti collaterali ?
Gli effetti collaterali della terapia con statine sono rari e possono essere soprattutto a carico dei muscoli e del fegato. Un attento monitoraggio degli esami del sangue da effettuarsi a un mese dall’inizio delle terapie poi ogni tre mesi circa potrà scongiurare questo pericolo.
Tra gli effetti collaterali, possiamo anche annoverare il rischio di interrompere la terapia?
È importante dire che i pazienti spesso interrompono l’assunzione delle statine. Questo avviene soprattutto per due motivi. Innanzitutto capita che al primo controllo vedono che il colesterolo è tornato normale e sospendono il farmaco pensando che non sia più necessario. Il secondo motivo è quando vedono che aumenta nel sangue la Cpk, che è segno di un danno muscolare. Tuttavia va ricordato che se questo non è esagerato e se in particolare non supera quattro volte i livelli massimi conviene consultare il medico ma non è necessario interrompere la terapia.

 

Da dica 33 news: di Nicola Miglino

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri
 

Strumenti
24 Aprile 2010 articolo inserito in: Psicologia
Più rischio di demenza con adipe in eccesso - di cristina

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

 

Più rischio di demenza con adipe in eccesso

Un elevato rapporto vita-fianchi nelle donne di mezza età risulterebbe correlato a un incremento del rischio di sviluppare demenza in tarda età. L’evidenza si riferisce a uno studio pubblicato su Neurology. Ricercatori dell’Institute for Neuroscience and Physiology, Mölndal in Svezia hanno analizzato un’enorme mole di dati raccolti nel corso di 32 anni, attraverso il Prospective Population Study of Women, allo scopo di evidenziare la possibile correlazione tra alcuni indicatori antropometrici e l’insorgenza di demenza senile. Circa 1.500 donne non dementi, di età compresa tra 38 e 68 anni, sono state valutate in diversi momenti a partire dal 1968 fino al 2000. Applicando modelli di regressione logistica, gli autori hanno stabilito che un rapporto vita-fianchi superiore a 0,80 è associato a un aumento di 2,2 volte del rischio di essere affetti da demenza in età avanzata (odds ratio= 2,2; p = 0,049). «I cambiamenti dei parametri antropometrici durante gli anni che precedono lo sviluppo di demenza indicano la natura dinamica di questa correlazione apparentemente semplice» ha commentato

Deborah R. Gustafson, principale autore dello studio. (L.A.)
(Neurology 2009, 73, 1559-1566) da med 33
Affidarsi ad un nutrizionista può aiutare a prevenire molte patologie
 

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri, 3383642035
 

Strumenti
23 Aprile 2010 articolo inserito in: Psicologia
l´osteoporosi - di cristina

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

 

Purche’ se ne parli

L`osteoporosi è uno dei disturbi cronici responsabili di grave disabilità nella popolazione anziana. Affligge principalmente il sesso femminile (ma non risparmia l`uomo) e tuttavia, molte donne non sanno di esserne affette. La malattia decorre spesso silente fino a quando interviene una frattura ossea. Le fratture osteoporotiche, in particolare quelle di femore, hanno un impatto considerevole non solo sulla salute e sulla sopravvivenza delle persone che le subiscono, ma anche sulla spesa sanitaria. Per sensibilizzare l`opinione pubblica sui fattori di rischio e diffondere le conoscenze delle opzioni disponibili per prevenire e curare l`osteoporosi, il mondo scientifico italiano si appresta a lanciare campagne educative su più fronti.

Osservazioni poco rosee

L’Osservatorio Nutrizionale Grana Padano nasce nel 2004 grazie all’impegno del Consorzio Tutela Grana Padano e alla collaborazione della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) e della Federazione Italiana dei Medici Pediatri (FIMP). Dall’inizio del 2005 i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di famiglia stanno fotografando gli stili alimentari della popolazione. Tra gli obiettivi principali, l`indagine si propone di: ottenere una stima qualitativa delle abitudini nutrizionali degli italiani, scoprire i principali errori nutrizionali e iniziare a diffondere la cultura della nutrizione come condizione sempre più necessaria alla diminuzione delle patologie.
Ad oggi sono stati raccolti circa 10.400 questionari elettronici che valutano la frequenza di assunzione, settimanale o mensile, di alcuni alimenti selezionati di cui viene "pesato" il contenuto in nutrienti, per cui si passa dall’analisi dei consumi alimentari alla valutazione dei nutrienti introdotti con la dieta.
I risultati sulla popolazione femminile in età perimenopausale (41-59 anni), quella più a rischio osteoporosi, evidenziano un apporto medio giornaliero di calcio di 630 mg, meno della metà delle quantità raccomandate (1.200-1500 mg al giorno). Da qui l’idea dei nutrizionisti dell’Osservatorio di suggerire una Dieta Rosa, che consente di assumere ogni giorno determinate quantità di latte, acque calciche e formaggi.
Senza dimenticare che una dieta ricca di calcio è consigliabile anche nell’adolescenza, tra i 10 e i 14 anni: in questa fase della vita, infatti, si forma il 45 per cento circa della massa ossea definitiva. Un`alimentazione bilanciata, in età scolare e prescolare, potrebbe garantire alle ossa gli stessi benefici ottenuti sui denti, con la supplementazione
 

Mod da doctor 33
(Conferenza stampa CIAK si cura. Milano, 1 marzo 2006
Comunicato stampa Osservatorio nutrizionale Grana Padano, 28 febbraio 2006)
 

Affidarsi ad un nutrizionista può aiutare a prevenire molte patologie
A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri, 3383642035

Strumenti
23 Aprile 2010 articolo inserito in: Psicologia
comportamenti predittivi di obesità - di cristina

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

 

Comportamenti predittivi di obesità
 

 

A dieta con il senso di colpa, alimentazione guidata dall’impulsività o troppi impegni per pensare al cibo, sono i segni che caratterizzano le donne più a rischio di andare incontro a obesità o con già i segni del problema. Tale considerazione emerge da un piccolo studio su 200 donne di mezz’età (età media 46 anni) con alto livello di educazione e occupate, che ha verificato che certe attitudini verso il cibo erano predittivi di indicatori di obesità. I dati sui comportamenti sono stati confrontati con i valori delle misurazioni della percentuale di grasso corporeo, della circonferenza della vita e dell’indice di massa corporea (IMC) ed è stata notata una tendenza a valori più bassi nel gruppo delle “interessate alla nutrizione” e determinate a mangiare bene e nel gruppo delle “cuoche creative” attente all’alimentazione di tutta la famiglia. I valori più alti sono stati invece riscontrati nel gruppo “a dieta con senso di colpa” e nelle donne che mangiavano in modo impulsivo, per le quali, in particolare, la circonferenza vita era la più ampia. Gli indicatori di obesità si presentavano a livelli intermedi nel gruppo di donne “troppo impegnate per cucinare” in attività lavorative, responsabilità e interessi che però riportavano un maggior apporto calorico rispetto a tutti gli altri segmenti considerati nel campione. S.Z.
Da doctor33(Health Educ Behav. 2009 Dec;36(6):1082-94.)
Affidarsi ad un nutrizionista può aiutare a prevenire molte patologie
 

 

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri 338 3642035

Strumenti
23 Aprile 2010 articolo inserito in: Psicologia
lotta contro l´obesità, campagna anno 2010 - di cristina

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi

 

Obesità, critiche ai medici di base Nutrizionisti: “No alle diete lampo” Mod Da kataweb: adele sarno

 

 

La campagna dei medici di medicina generale e di Federsanità Anci, fatta in collaborazione con Assotisanoreica, ha scatenato le dure critiche dei maggiori esperti del settore.  "Attenzione alle facili promesse". L’obesità è una malattia cronica e va affrontata con l’adozione costante di uno stile di vita sano “Vorrei capire quale sia la posizione del ministero della Salute in merito alla campagna 2010, anno di lotta all’obesità promossa dalla Federazione italiana medici di medicina generale, Federsanità-Anci, in collaborazione con Assotisanoreica. È stato carpito il consenso dell’onorevole Francesca Martini, perché un professionista dell’alimentazione non consiglierebbe mai a un obeso di uscire dal suo stato con le tisane”. Così commenta il professor Carlo Cannella, presidente dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran), il progetto presentato oggi a Roma dai medici di famiglia, condiviso dagli enti locali e da Assotisanoreica, e appoggiato dal Sottosegretario alla salute, tanto che oggi avrebbe dovuto presenziare all’incontro. Il problema dell’obesità in Italia coinvolge cinque milioni di persone, il doppio rispetto a cinque anni fa. Dilaga e va affrontato perché rappresenta un importante fattore di rischio per la salute fisica e psicologica dell’individuo. Per questo motivo è stata lanciata la campagna 2010, anno di lotta all’obesità. Medici di famiglia, aziende sanitarie, comuni e nutrizionisti si sono impegnati ad affrontare il problema con un’iniziativa articolata in più fasi. Prima si formeranno i medici di famiglia, poi con Federsanità-Anci si sensibilizzeranno i cittadini. Il progetto però vede tra i protagonisti anche l’imprenditore Gianluca Mech, di AssoTisanoreica, che appoggia e sostiene l’iniziativa. E così, il medico di famiglia potrà fornire agli assistiti affetti da un disturbo alimentare un ventaglio di soluzioni dietoterapeiche. “Tra queste, di particolare interesse sono le diete chetogeniche, quale il metodo Tisanoreica - si legge nella nota che presenta il progetto Fimmg - che prevede una riduzione significativa di ogni tipo di carboidrato, mantenendo tutti gli altri nutrienti”. Ma gli esperti sono molto critici e invitano a fare attenzione a non adottare simili diete. “L’obesità – commenta Eugenio Del Toma, esperto di nutrizione, docente di scienza dell’alimentazione e past president Adi – è una patologia cronica e va affrontata nel tempo. Il problema non è dimagrire nei primi tre mesi, ma mantenere il risultato oltre i sei mesi. I medici di famiglia hanno un ruolo importante, perché sono i capillari finali di un sistema, le persone in grado di entrare a contatto con il paziente e rendersi conto di un possibile disturbo alimentare". "Ma non possono suggerire a un obeso tra le varie opportunità - rincara Cannella - anche una soluzione terapeutica come la dieta con le tisane". Sono molti i dubbi sulla dieta chetogenica promette grandi risultati in poche settimane, perché è un regime alimentare che elimina quasi completamente i carboidrati, riduce i grassi e prevede l’assunzione di più proteine. L’imprenditore Gianluca Mech, che non è un nutrizionista, inventore della dieta, spiega: “Noi partiamo dal paradosso che per dimagrire bisogna mangiare in maniera disequilibrata provocando una carenza mirata, un temporaneo ‘squilibrio’ alimentare per perdere peso ma non perdere le forme e la tonicità”. In altre parole riducendo al massimo i carboidrati, l’organismo è costretto a consumare i grassi di deposito mentre si mantiene tonica la massa muscolare grazie all’assunzione di proteine. I chili poi, sostiene l’imprenditore, vanno via in pochi giorni: 6-8 in soli 40 giorni. E il prezzo? Varia tra i 500-600 euro. Paradossalmente si può decidere anche di mangiare pane e acqua per un mese, o solo frutta, i chili si perderanno sicuramente ma ciò non vuole dire che si stia dimagrendo in maniera sana. “Il problema dell’obesità dilaga ma affrontato seriamente – continua Del Toma – non con una dieta spot di pochi giorni”. Serve un’educazione a uno stile di vita corretto. “È una dieta pericolosa. Il paziente che segue questo regime – conclude il presidente dell’Inran, Cannella – oltre a rischiare uno squilibrio metabolico, viene messo in condizione di sentirsi mortificato. Dopo una dieta lampo e drastica si può anche dimagrire ma è molto facile riprendere peso. Per dimagrire non servono promesse, bisogna variare molto gli alimenti, mangiare di tutto un po’, educarsi ai cibi sani e fare attività fisica”. Sono queste le cose che contano, altro che tisanoreica. Un regime alimentare corretto è quello che prevede il raggiungimento di risultati nel lungo periodo e che fornisce all’organismo tutto ciò di cui ha bisogno: tanti vegetali, frutta, legumi, molto pesce, carne rossa in maniera moderata e carboidrati. “Bisogna indagare gli errori alimentari, insegnare alle persone a mangiare bene, ad adottare uno stile di vita sano. L’obesità va curata sempre. Non solo per 40 giorni con delle tisane o con surrogati degli alimenti. I medici di famiglia hanno un ruolo importante nell’educazione delle persone e farebbero bene a evitare a suggerire facili soluzioni”.. Affidarsi ad un nutrizionista può aiutare a prevenire molte patologie

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri

 

Strumenti
Studio psicologia Torino e Moncalieri | Sede di Moncalieri (Torino) - via Peschiera 15 - CAP 10024 | Sede di Torino - via Madama Cristina 34 - CAP 10125
Cell. 331 50.49.340 - 335 67.65.376 - Privacy Policy - Cod. fiscale 94046020015
powered by Strategie Digitali S.r.l.