11 Aprile 2011 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
il vino è salute? - di fabrizio

 

 

A cura di Fabrizio Tondat, Nutrizionista 338 3642035: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri

http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/article.php?articleid=485

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01 Aprile 2011 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
Alimentazione e abitudini di vita scorrette - di fabrizio

A cura di Fabrizio Tondat, Nutrizionista 338 3642035: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri

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Alimentazione e abitudini di vita scorrette stano portando sempre più adolescenti a un calo di ferro nel sangue.

Gli adolescenti, si sa, spesso seguono uno stile di vita poco salutare: ritmi innaturali, sonno ridotto, alimentazione scorretta e, a volte, abuso di sostanze nocive.
Tra le varie implicazioni, pare però sia proprio la dieta a essere maggiormente implicata nella riduzione di elementi essenziali nell’organismo come vitamine e minerali. Tra questi ultimi emerge, da un’indagine INRAN, che gli adolescenti presentano livelli molto bassi di ferro, in particolare le femmine.

L’ente pubblico, vigilato dal Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf), nell’ambito del progetto europeo HELENA ha condotto uno studio proprio sulla carenza di ferro che interessa gli adolescenti.
La ricerca, pubblicata su European Journal of Clinical Nutrition, ha preso in esame quasi mille giovani (438 maschi e 502 femmine) di età compresa fra i 12 e i 17 anni. Tutti i volontari provenivano da diverse città europee, per l’Italia hanno aderito dei ragazzi di Roma.

«Il metodo prescelto per valutare lo status del ferro è particolarmente affidabile. E’ stato misurato attraverso il dosaggio della ferritina nel siero, che riflette i depositi di ferro disponibili nel nostro organismo per fronteggiare eventuali periodi di scarso apporto di ferro dalla dieta. Quando queste riserve tendono ad esaurirsi, vuol dire che l’organismo rischia una reale carenza di ferro, con conseguente alterazione delle sue funzioni e comparsa dell’anemia», spiega Marika Ferrari, ricercatore INRAN.

«Dai dati dallo studio HELENA è emerso che il 18% degli adolescenti presenta una riduzione delle riserve di ferro, con una prevalenza significativamente più elevata tra le ragazze con il 21%, rispetto ai ragazzi con il 13%. Per quanto riguarda l’Italia, in particolare la città di Roma, bassi depositi di ferro sono stati osservati nel 21% delle ragazze e nel 17% dei ragazzi, mentre la carenza conclamata di ferro è risultata più elevata tra le ragazze con il 4% rispetto al 2% dei ragazzi e la comparsa di anemia conseguente alla carenza di ferro è risultata presente solo nel 2% delle ragazze e in nessun ragazzo», continua Ferrari.

«Particolare attenzione, dunque va posta all’alimentazione delle ragazze adolescenti, gruppo a maggior rischio di carenza. L’apporto di ferro nella loro dieta quotidiana dovrebbe essere adeguato ai loro fabbisogni, dovuti alla crescita e alle perdite mestruali. Il ferro è presente in tanti alimenti: nei cereali – specie se integrali - , nelle verdure a foglie, nella carne, nel pesce, nei legumi e nella frutta secca oleosa. Il ferro della carne e del pesce è più facile da assorbire, ma non per questo è indispensabile consumare questi alimenti. Piccoli accorgimenti permettono di migliorare l’assorbimento del ferro presente negli alimenti di origine vegetale. Poiché la vitamina C trasforma il ferro in una forma più disponibile, la spruzzata di limone sulle verdure e l’arancia consumata come tale o come spremuta sono un valido aiuto. L’importante è limitare al massimo le calorie vuote nella dieta e cioè gli alimenti che contengono grassi e/o zuccheri, ma non apportano micronutrienti: bibite alcoliche ed analcoliche, dolci, caramelle ecc.», conclude Catherine Leclercq, coordinatore INRAN del progetto HELENA.

È indubbio che correggere l’alimentazione dell’adolescente è alla base della sua salute e quindi anche della disponibilità di ferro presente nel sangue. Eliminare certe abitudini alimentari come bibite, dolci e caramelle non è semplice - in particolare quando i giovani si trovano da soli. Però è importante che durante la vita familiare il genitori tenti di migliorare l’alimentazione dell’adolescente, anche attraverso i piccoli accorgimenti suggeriti dagli esperti dell’INRAN. Da La Stampa
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02 Marzo 2011 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
bmi e fattori rischio - di fabrizio

Alto Bmi, pessimi profilo clinico e fattori di rischio

A cura di Fabrizio Tondat, Nutrizionista:  problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri 338 3642035

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Nei pazienti affetti da ipertensione e cardiopatia ischemica cronica, quanto maggiore è l’indice di massa corporea (Bmi), tanto più peggiorano il profilo clinico e i tassi di controllo dei fattori di rischio. La precisazione, necessaria dopo che da alcuni studi sembrava emergere una prognosi migliore nei soggetti in sovrappeso od obesi con malattie cardiovascolari rispetto a persone con Bmi =/< 25 kg/m2, giunge da uno studio effettuato da Vivencio Barrios, del dipartimento di Cardiologia dell’hospital Ramón y Cajal di Madrid, e collaboratori. Sono stati presi in considerazione 2.024 pazienti (età media 66,8 anni, 31,7% donne), di cui lo 0,1% con un Bmi < 20 kg/m2, il 17,1% con un Bmi di 20-24 kg/m2, il 53,7% con Bmi di 25-29,9 kg/m2, il 23,7% con Bmi di 30-34,9 kg/m2, il 4,3% con Bmi di 35-39,9 kg/m2 e l’1,1% con Bmi =/> 40 kg/m2. Il sottogruppo di pazienti con un Bmi =/> 30 kg/m2 (ovvero obesi) presentava una quota più elevata di donne e una frequenza maggiore di disfunzione diastolica, diabete, dislipidemia, ipertrofia ventricolare sinistra e scompenso cardiaco. Si è inoltre notata una correlazione inversa fra i tassi di controllo dei fattori di rischio (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia-Ldl, diabete mellito) e il Bmi.

Obesity, 2010; 18(10):2017-22 da doctor news, foto flickr
 

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18 Febbraio 2011 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
cibo spazzatura - di fabrizio

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri 338 3642035

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Evviva le nuove generazioni. Se da un lato alcuni genitori cercano di alimentare il proprio piccolo con cibi più sani possibile, dall’altro, appena diventano poco più grandi, ma davvero poco, i bambini mostrano di amare cibi ipersalati, zuccherati e pieni di grassi. Alla faccia della salute…

Questo tipo di preferenza nell’alimentazione sembra partire già alla tenera età di tre/cinque anni. Questo è quanto asseriscono i ricercatori dell’Università dell’Oregon Lundquist College of Business che sempre di più constatano come i bambini prediligono i prodotti da fast-food, altrimenti chiamato “cibo spazzatura”. E se non sono pienamente soddisfatti del sapore che il cibo gli offre, aggiungono condimenti a go-go per renderlo… come dire… più interessante.

Perché i bambini di oggi sono così diversi, anche come gusti, rispetto a quelli di “ieri”? Non sarà colpa di quello che propina il mercato con le sue enormi – e poco salutari – varianti?
Secondo l’autrice dello studio, pubblicato sulla rivista Appetite, T. Bettina Cornwell, «L’esposizione ripetuta costruisce preferenze di gusto». Ahi ahi, a giudicare dalle sue parole non è colpa dei bambini ma, probabilmente, anche dei genitori che comprano loro cibi che non dovrebbero.

Durante lo studio, si è potuto constatare che l’utilizzo di cibi da fast-food e delle relative bevande induce i bambini a desiderare alimenti con maggior contenuto di zucchero, grassi e sale. Secondo Cornwell, in sostanza, la lotta contro l’obesità infantile bisogna iniziarla presto e da casa propria, sostituendo il cibo spazzatura con alimenti sani. Questo sembra essere l’unico metodo per sconfiggere obesità e problemi di salute in età adulta (e spesso anche prima).

Certo è che i genitori dovrebbero porre più attenzione ai cibi che offrono ai loro figli. In particolare se questi sono alimenti già pronti, strombazzati come la soluzione perfetta per chi ha poco tempo da dedicare alla propria dieta e quale alternativa “sana” al più prosaico, e fuori moda, cucinare da sé.

La mousse di mela di marca non avrà mai lo stesso sapore di quella fatta in casa, così come l’omogeneizzato di pollo e merendine varie. Nessun alimento commerciale ha il sapore dell’alimento preparato in casa, per quanto possa essere sbandierato ai quattro venti come cibo “naturale e sano”. Ed è così che il bambino si abitua a sapori “finti”. Dedicare una mezz’ora in più al giorno alla preparazione del pasto del bambino, non solo garantisce al piccolo una preferenza di sapori veri, ma anche di migliore salute in età adulta. Provare per credere.

INFORMARSI PER DIFENDERSI
Spesso, poi, la migliore difesa della propria salute, e quella di chi ci sta accanto, passa proprio dall’informazione. Un’informazione accurata permette di fare scelte accurate.
In questo senso può venirci in aiuto un manuale edito in questi giorni da Giunti, dal titolo Il dilemma dell’onnivoro, di Michael Pollan che, al pari di un detective, ci porta alla scoperta di cosa si nasconde dietro a quello che mangiamo.
Michael Pollan viene portato dal suo lavoro di giornalista a contatto con una realtà sconosciuta: il cibo che ogni giorno mangia. Lo compra, come tutti, al supermercato, ma da dove arriva? Come è prodotto, cosa c’è davvero dentro… dietro?

La sconvolgente visione di un campo di patate coltivato da un computer, che gestisce la migliore resa per mezzo di un potente e pericoloso pesticida, che non permette di avvicinarsi alle piante prima di 5 giorni per non esserne intossicati gravemente; e ancora la vista di un allevamento intensivo dove l’unica cosa riconoscibile era il puzzo nauseabondo del letame in cui sono immerse e schiacciate l’una all’altra le vacche… gli fa decidere di improvvisarsi “detective del cibo” per conoscere l’evoluzione e i segreti nascosti dietro quello che si mangia, dal seme al frutto, dalla storia del “cibo con una faccia” alla carne lavorata e anatomicamente irriconoscibile.

Inizia così una ricerca che lo porta a conoscere varie realtà, dalla produzione industriale a quella dei produttori diretti. Fast food, supermercati, fabbriche, macelli e piccole fattorie diventeranno il terreno della sua instancabile marcia verso la consapevolezza. Alla fine, ne resterà la certezza di non aver mai saputo cosa mettesse nello stomaco e di come questo alimentasse una realtà fatta di attentati alla salute e all’ambiente. Quello che mangiamo, in molti casi è petrolio – letteralmente - spiega Pollan.
[lm&sdp]

Il libro citato: “Il dilemma dell’onnivoro”, di Michael Pollan – Giunti editore – pp. 336 – euro 13,50.
Lo trovi QUI. Da la stampa, foto flickr
 

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08 Febbraio 2011 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
BMI - di fabrizio

A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri 338 3642035

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Nei pazienti affetti da ipertensione e cardiopatia ischemica cronica, quanto maggiore è l’indice di massa corporea (Bmi), tanto più peggiorano il profilo clinico e i tassi di controllo dei fattori di rischio. La precisazione, necessaria dopo che da alcuni studi sembrava emergere una prognosi migliore nei soggetti in sovrappeso od obesi con malattie cardiovascolari rispetto a persone con Bmi =/< 25 kg/m2, giunge da uno studio effettuato da Vivencio Barrios, del dipartimento di Cardiologia dell’hospital Ramón y Cajal di Madrid, e collaboratori. Sono stati presi in considerazione 2.024 pazienti (età media 66,8 anni, 31,7% donne), di cui lo 0,1% con un Bmi < 20 kg/m2, il 17,1% con un Bmi di 20-24 kg/m2, il 53,7% con Bmi di 25-29,9 kg/m2, il 23,7% con Bmi di 30-34,9 kg/m2, il 4,3% con Bmi di 35-39,9 kg/m2 e l’1,1% con Bmi =/> 40 kg/m2. Il sottogruppo di pazienti con un Bmi =/> 30 kg/m2 (ovvero obesi) presentava una quota più elevata di donne e una frequenza maggiore di disfunzione diastolica, diabete, dislipidemia, ipertrofia ventricolare sinistra e scompenso cardiaco. Si è inoltre notata una correlazione inversa fra i tassi di controllo dei fattori di rischio (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia-Ldl, diabete mellito) e il Bmi. Obesity, 2010; 18(10):2017-22  da doctor news, foto fickr

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