10 Agosto 2009 articolo inserito in: Psicologia
SONO FELICE? CHIEDILO AL WEB - di francesca

Siamo felici?on line è possibile misurare il nostro livello di felicità…sarà davvero possibile?cosa ne pensate?

Misurare la felicità (online) è possibile

Un «sensore» stabilisce la felicità collettiva analizzando i blog e i messaggi che la gente si scambia sul web. Un tempo era un concetto filosofico, ma ultimamente la felicità ha iniziato a interessare le più vaste categorie, economisti compresi, i quali si affannano ormai da tempo a ponderarla, alcuni addirittura integrandola e contemplandola nel concetto di ricchezza e di prodotto interno lordo. Ma per il momento nessuno è riuscito così bene a misurarla. Almeno finché un matematico e un informatico, Peter Dodds e Chris Danforth, dell’Advanced Computing Center dell’Università del Vermont, hanno creato un metodo in grado di determinare quanto le persone sono felici con precisione (quasi) matematica e di sommare le felicità individuali, ottenendo un coefficiente di felicità globale.

Fonte: Corriere della sera 27/07/2009

Scritto da: Emanuela di Pasqua

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20 Maggio 2009 articolo inserito in: Psicologia
NEUROSCIENZE: NELL´ADOLESCENZA IL CERVELLO SI RIORGANIZZA - di francesca

 

L’Eco di Bergamo «Siamo razionali 25 minuti al giorno»

Un gruppo di scienziati del Children’s National Medical Center di Washington, uno dei migliori ospedali pediatrici americani, ha scoperto un programma di sviluppo su misura per l’amigdala, una piccola area del sistema limbico che conserva la nostra memoria emozionale e gioca un ruolo importante nel comportamento sociale ed emotivo.

 

 

Una scoperta unica, pubblicata sulle pagine della prestigiosa rivista Nature Neuroscience. E pionieristica, perché fino a qualche anno fa l’amigdala era considerata una semplice porzione di corteccia cerebrale, priva di una propria unità strutturale e funzionale.

Joshua G. Corbin, coordinatore della ricerca, e i suoi collaboratori hanno identificato un gruppo di precursori neuronali specifici dell’amigdala, che fanno parte di un unico sistema di crescita e di sviluppo di questa parte importante del cervello. La combinazione di tecniche in vivo e in vitro ha permesso di svelare il legame tra l’origine dei progenitori embrionali e il loro destino finale nell’amigdala matura.

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20 Maggio 2009 articolo inserito in: Psicologia
LA PAURA COMBATTE L´ANSIA DEL VIVERE - di francesca

"La paura non è poi così male combatte l’ansia del vivere"

Dall’influenza suina ai film del terrore. In un libro il nostro bisogno di panico. In "Panicology" due statistici inglesi avvertono: "Meglio temere i rischi reali"
di JANE E. BRODY

 

LE REAZIONI di panico suscitate dall’influenza suina potrebbero essere spiegate con il fatto che l’epidemia ha distratto la nostra attenzione dai rovinosi effetti della crisi finanziaria mondiale? Oppure, semplicemente, è nella natura umana reagire in modo sproporzionato ai pericoli che non possiamo controllare? "Il fatto è che ci piace essere spaventati", sostengono due statistici inglesi, Simon Briscoe e Hugh Aldersey-Williams, in Panicology, pubblicato quest’anno negli Stati Uniti. Lo testimonia l’enorme popolarità dei disaster movie e dei thriller.
In particolare, i due studiosi prendono ad esempio il panico diffusosi nel 2005 e nel 2006 a causa dell’influenza aviaria. Alla fine, quel virus ha ucciso meno di 300 persone in tutto il mondo. Così pure, a causa dell’allarme suscitato dall’influenza suina, sono stati soppressi milioni di animali e sono andate perdute ingenti quantità di denaro. Paradossalmente, osservano gli autori, "la vita moderna ha fortemente ridotto molti dei rischi che l’umanità deve affrontare, e tuttavia è proprio la vita moderna che sembra generare gran parte delle nostre paure: l’immigrazione, l’invecchiamento, la perdita di identità culturale…". Secondo l’analisi dei due autori, "è come se dovessimo temere per forza qualcosa".

 

Forse i messaggi per la tutela della salute produrrebbero un effetto maggiore se spaventassero davvero la gente, dice Briscoe, osservando che milioni di persone continuano a fumare anche se ciò contribuisce alla morte di metà di loro. E la stessa cosa accade con il cibo e le bevande che possono mettere in pericolo la salute. Gran parte dei rischi che corriamo o che evitiamo, inoltre, anziché su informazioni sicure si basano su false percezioni. Un esempio classico è quello dei diversi modi di viaggiare. "Gli incidenti da trasporto sono la causa principale di morte accidentale dopo le cadute", scrivono gli autori. Tuttavia, la gente spesso ha più paura di volare. Panicology prende in esame un gran numero di ansie che hanno assillato il mondo industrializzato nell’era moderna: dalla crisi demografica agli effetti della parotite, del morbillo e della rosolia sull’autismo (nessuno, si è scoperto); il cambiamento climatico, i terremoti, i cibi Ogm. Ad ogni argomento gli autori assegnano un punteggio relativo al grado di panico, a quello di rischio e alla capacità di una persona di ridurlo. Troppo spesso, il livello di panico supera di parecchio il rischio effettivo. In altri casi, il rischio potrebbe essere ridotto o eliminato attraverso l’autocontrollo. Vale la pena ricordare che l’ansia stessa è un rischio, uno stress che può minacciare la salute e la felicità.

(Copyright New York Times/ La Repubblica. Traduzione
di Antonella Cesarini)

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