16 Ottobre 2011 articolo inserito in: Formazione e Convegni
EMDR e Disturbi Alimentari - di cristina

EMDR e Disturbi Alimentari

Giurnata di formazione rivolta esclusivamente a terapeuti EMDR, condotta da Marina Balbo su “EMDR e Disturbi Alimentari” Questo approfondimento si svolgerà il 5 novembre 2011 a Torino.

La giornata di formazione verte sulla concettualizzazione della patologia DCA nella
formulazione del progetto terapeutico con lÂ’EMDR, l’individuazione dei nuclei psicopatologici e il piano di trattamento.

I Disturbi del comportamento alimentare per la complessità che li caratterizza comportano spesso problematiche relative alla diagnosi, alla scelta del trattamento primario e al tipo di terapia. L’eziopatogenesi dei DCA è inevitabilmente multifattoriale, come riconosciuto da molti autori, si tratta di fattori biologici, socioculturali, individuali e familiari, nonché di eventi di vita critici spesso presenti nei pazienti con DCA e che costituisco i fattori predisponesti, precipitanti e di mantenimento della sintomatologia.

PROGRAMMA

08.45 Registrazione

09.15 - Diagnosi descrittiva
- Multifattorialità dei disturbi dell’alimentazione, fattori predisponenti, epidemiologia, neurobiologia.
- Intervento psicoeducazionale
- Strumenti di Assessment e Pianificazione terapeutica
- Ricerca dei target significativi nella storia di vita del paziente , il ruolo del Trauma.
- Preparazione del paziente per il trattamento EMDR, come affrontare il blocco emozionale del paziente DCA e la fuga dalla consapevolezza; installazione di risorse e immagini chiave .

13.00 Pausa pranzo

14.00 - Gestione della “finestra di tolleranza”.
- La motivazione al cambiamento nei pazienti difficili
- La relazione terapeutica
- Protocollo di lavoro sui target del passato, presente e futuro.
- Aree di contenuto utilizzabili per l’intervento integrativo-cognitivo
- Prevenzione delle ricadute e conclusione del trattamento
- Discussione su casi presentati a video.
17.00 Chiusura

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05 Settembre 2011 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
Troppo grassi per rimanere con i genitori. - di fabrizio

Nutrizionista Tondat, 338 3642035 Moncalieri, Torino

http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/article.php?articleid=485

Troppo grassi per rimanere con i genitori.  In Scozia quattro bambini tra gli 11 e i 5 anni sono stati tolti alla famiglia per questioni di obesità. Ora i piccoli potrebbero essere adottati e rischiano di non vedere mai più mamma e papà. Il caso, il primo del genere in Gran Bretagna, ha scatenato una ridda di critiche. Si parla di una campagna discriminatoria nei confronti di chi è grasso e di indebita ingerenza nella vita privata delle persone. Quello che è certo è che la famiglia ricorrerà. Se è il caso anche alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. «Forse non siamo dei genitori perfetti — ha detto in lacrime la mamma, 42 anni, al Mail On Sunday, il domenicale che ha rivelato la notizia tutelando però i minori con l’anonimato — ma amiamo i nostri figli con tutto il cuore. È insostenibile pensare a un futuro senza di loro. Ci hanno preso di mira per via della nostra stazza e non ci hanno più lasciato andare. Vi giuro che abbiamo fatto di tutto per perdere peso. Sembra quasi che persino i criminali abbiamo più diritti umani di noi».

 

La coppia, che ha in tutto sette figli e vive a Dundee, aveva già ricevuto un ultimatum dai servizi sociali nel 2008. Allora i bambini erano sei: il dodicenne pesava cento chili mentre sua sorella, 11 anni, raggiungeva i 76 e la piccolina di tre anni i 25. Ai genitori era stato ordinato di mandare i figli a lezione di calcio e danza e di provvedere a un’alimentazione sana senza cibo spazzatura. Passano tre mesi e il piano non funziona; i minori vengono dati in affidamento una prima volta. La coppia, che non è accusata di alcun abuso, protesta disperatamente e allora il Comune decide di varare un insolito programma di monitoraggio: per due anni la famiglia viene alloggiata in una casa stile Grande Fratello, sorvegliata a vista durante i pasti da un assistente sociale che prende nota delle cose che non vanno. Le regole sono rigide: per tutti vige un coprifuoco alle 11 di sera. L’iniziativa, secondo l’avvocato difensore Joe Myles, causa più danni che altro: «Li hanno fatti vivere sotto un microscopio, accusandoli in continuazione di non essere all’altezza». «Mangiare con qualcuno che ti guarda è intollerabile — ha detto il capofamiglia che pesa più di cento chili e ha 56 anni — Ci hanno trattato come bambini e tagliato fuori dal mondo. Noi abbiamo fatto di tutto: mia moglie ha cucinato cibo sano, abbiamo abolito gli snack e dato ai bimbi dolci solo il sabato. Ma nulla è bastato».

Martedì scorso gli assistenti sociali hanno deciso che l’esperimento era fallito e che i quattro bambini più piccoli, tre femmine e un maschio, sarebbero stati dati di nuovo in affidamento. Questa volta in via definitiva. Il Mail on Sunday racconta che gli altri tre figli della coppia sono sconvolti: «Si dovrebbero vergognare — ha dichiarato una delle ragazze —. Il peso è una questione personale e non riguarda gli assistenti sociali. I miei genitori sono della brava gente. Cosa succederà ora ai miei fratelli più piccoli?». Tam Fry, presidente onorario della Child Growth Foundation, ha definito il provvedimento «una disgrazia. Queste persone hanno cercato di collaborare e tuttavia perdono lo stesso i loro bambini. È assurdo». Dal canto suo il Comune preferisce non entrare nel merito della vicenda e si limita a sottolineare che il suo staff «lavora sempre nell’interesse dei minori con in mente il loro benessere e la loro sicurezza».

da corrriere.it di  Monica Ricci Sargentini, foto flickr

problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, nutrizionista

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28 Luglio 2011 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
Latte vaccino e diabete di tipo 1 - di fabrizio

Nutrizionista Fabrizio Tondat, Biologo 338 3642035: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri
http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/article.php?articleid=485

Il rischio di diabete di tipo 1 è minore nei bambini che non vengono nutriti con proteine di latte vaccino.

Secondo un nuovo studio pubblicato in giugno nell’American Journal of
Clinical Nutrition, i bambini che non sono esposti alle proteine del
latte vaccino durante l’infanzia possono avere un rischio minore di
sviluppare il diabete di tipo 1. Questi risultati arrivano dal trial
TRIGR - Trial to Reduce Insulin-dependent diabetes mellitus in the
Genetically at Risk (Trial per ridurre il diabete mellito
insulino-dipendente nelle persone geneticamente a rischio).

Durante lo studio, le donne che partecipavano venivano incoraggiate ad allattare al seno. A quelle che poi passavano ai latti formulati, veniva fornita una formula speciale in cui le proteine venivano modificate in modo che non rimanesse alcuna proteina intatta del latte di mucca.

I risultati finali sono ancora in corso di valutazione, tuttavia lo
studio pilota, che comprende 230 bambini seguiti fino a circa 10 anni d’età, ha mostrato che coloro che erano stati nutriti con la
formulazione speciale avevano il 50% di probabilità in meno di
sviluppare il diabete di tipo 1, rispetto ai bambini che avevano
consumato il normale latte formulato a base di latte vaccino.

Lo studio aggiunge quindi ulteriori evidenze alla teoria nota da tempo secondo cui le proteine del latte vaccino attiverebbero la produzione di anticorpi in grado di distruggere le cellule produttrici di insulina nei bambini.

Fonte:
Knip M, Virtanen SM, Becker D, Dupré J, Krischer JP, Akerblom HK. Early
feeding and risk of type 1 diabetes: experiences from the Trial to
Reduce Insulin-dependent diabetes mellitus in the Genetically at Risk
(TRIGR). Am J Clin Nutr. Published ahead of print Jun 8, 2011.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21653795

da: newsscienzavegetariana.it, foto flick

 

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19 Luglio 2011 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
In Italia un diabetico su cinque sotto i 55 anni - di fabrizio

Nutrizionista Fabrizio Tondat, Biologo 338 3642035: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri

http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/article.php?articleid=485

Gli Annali dell’associazione medici diabetologi (Amd), database

che raccoglie informazioni su più di 430 mila italiani con diabete, devono diventare per le Regioni e i Ministeri un modello di riferimento per migliorare assistenza e qualità dei servizi. Lo chiedono i medici dell’Amd, che ieri a Milano hanno presentato il loro convegno nazionale, in calendario dal 18 novembre a Firenze. Dai dati raccolti emerge un quadro del paziente diabetico in Italia: quasi uno su cinque ha meno di 55 anni, mentre il 91,9% è colpito da diabete di tipo 2 e in questi casi uno su 10 ha tra 45 e 55 anni, mentre il 4% ha meno di 45 anni. Questo, per gli esperti, significa che la malattia non è più una malattia senile. Inoltre, per la prima volta e da quest’anno, l’efficacia e la qualità della cura nei Centri viene valutata con un indice, lo score Q ideato da Antonio Nicolucci e dal gruppo di lavoro del Consorzio Mario Negri Sud: «Si tratta di una misura che valuta dal punto di vista qualitativo le cure e l’assistenza prestata» spiega Carlo Giorda, vicepresidente Amd «e conseguentemente l’efficacia nel prevenire le complicanze tipiche del diabete, dall’infarto all’ictus, ai disturbi alla vascolarizzazione», fino alla mortalità dei pazienti. In particolare, a ciascuna modalità assistenziale viene assegnato un punteggio da 0 a 40: se inferiore a 15 il rischio di complicanze è dell’80%, tra 15 e 25 il rischio è del 20%, per abbassarsi ulteriormente sopra il 25. Secondo Giorda, «l’indice Q dell’assistenza italiana è positivo: 24,9 nel diabete di tipo 1, con i centri più efficienti al 29,1, e 24,3 in quello di tipo 2, con l’elite al 27,5». Rispetto alla prima rilevazione del 2006, infine, è migliorata la percentuale di diabetici che misura l’emoglobina glicosilata, superiore al 90% (94,7% nel tipo 1 e 92,3% nel tipo 2) rispetto all’84% di cinque anni fa. Da doctor news, foto flickr

 

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30 Giugno 2011 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
l’hamburger super grasso - di fabrizio

Nutrizionista Fabrizio Tondat, Biologo 338 3642035: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri

DOUBLE DOWN/ Arriva l’hamburger super grasso, senza pane e con pollo e bacon
Proteste contro la catena di fast food Kfc
I nutrizionisti lo hanno definito «un vero orrore», mentre un esperto neozelandese ha suggerito che le persone più «vulnerabili» dovrebbero essere protette dai rischi che comporta.
BACON E POLLO - E’ il nuovo hamburger di Kfc, un «panino» senza pane ma con il doppio di carne. Il controverso «Double Down» è composto da due fette di bacon e formaggio infilate tra due pezzi di pollo fritto. Già in vendita in Stati Uniti e Canada, approderà presto in Australia e Nuova Zelanda. Ulteriori dettagli sulla versione australiana dell’hamburger per ora sono tenuti riservati, ma saranno resi noti in «un futuro non troppo lontano». La catena di locali neozelandesi Ristorant Brands non ha infatti confermato la composizione nutrizionale del Double Down, affermando che è ancora «in fase di sviluppo». Il sito web di KFC rivela però che la ricetta originale del «panino» senza pane ha 520 calorie (2177 kilojoule) e 32 grammi di grasso.
PROTESTA DEI NUTRIZIONISTI - I nutrizionisti e gli attivisti anti-obesità, soprattutto in Australia e Nuova Zelanda, hanno criticato il nuovo prodotto, affermando che il Double Down avrebbe una quantità di kilojoule e grassi elevata e nociva per la salute. Come scrive il sito neozelandese stuff.co.nz, la portavoce di Fight the Obesity Epidemic, Robyn Toomath, ha dichiarato che l’hamburger è la ricetta dell’obesità, aggiungendo: «Se sarà pubblicizzato, le persone cui si rivolgeranno gli spot saranno quelle più a rischio obesità.
HAMBURGER PER VERI UOMINI» - Anche Clare Hughes, manager del programma nutrizionale australiano Cancer Council, ha dichiarato al Sidney Morning Herald che il nuovo hamburger Kfc «supererà l’apporto medio consigliato di kilojoule e grassi per ogni cibo». In Australia il gigante dei fast food Kfc sta pubblicizzando l’hamburger come parte del menu promozionale Month of Man-Time, soprannominando il Double Down «un hamburger di scelta per gli uomini dell’Australia». Mentre la ricetta originale del Colonel, un altro piatto servito da Kfc, ha 1939 kilojoule, 22,3 grammi di grasso e 1.681 milligrammi di sodio per ogni porzione. Lo Zinger burger invece ha 2515 kilojoule, 35,7 grammi di grasso e 2058 milligrammi di sodio. Un Big Mac del McDonald’s ha 2060 kilojoule e 26,9 grammi di grasso per porzione.
«REGOLE DA INASPRIRE» - Come osservato da Hughes, «lo Zinger burger da solo è in grado di fornire a ciascuna persona il 50% del loro apporto totale di grasso ed è probabile che qualcuno lo mangerà con una porzione di patatine e una bevanda analcolica, e così raggiungerà veramente il culmine». Mentre per Toomath l’hamburger è la prova ulteriore del fatto che la Nuova Zelanda ha bisogno di regole più severe per quanto riguarda la salute alimentare. «Continuano a dirci che stanno riducendo il grasso, utilizzando oli salutari, evitando gli eccessi di sale. Ci sentiamo dire che non c’è bisogno di nuovi regolamenti perché i produttori sono responsabili. Tutto ciò mostra semplicemente il fatto che questo è un assoluto controsenso. Non ci sono scuse, ovunque nel mondo questo sarebbe considerato un cibo poco sano».
Abbiamo bisogno di iniziare a pensare di proteggere le persone vulnerabili e a porre delle limitazioni».
Da Il sussidiario.net, foto flickr
 

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