A cura di Fabrizio Tondat, Biologo Nutrizionista: problemi alimentari, dieta, dimagrire, perdere peso, dietologi, Synergia Centro Trauma Torino e Moncalieri 338 3642035
http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/article.php?articleid=485

Evviva le nuove generazioni. Se da un lato alcuni genitori cercano di alimentare il proprio piccolo con cibi più sani possibile, dall’altro, appena diventano poco più grandi, ma davvero poco, i bambini mostrano di amare cibi ipersalati, zuccherati e pieni di grassi. Alla faccia della salute…
Questo tipo di preferenza nell’alimentazione sembra partire già alla tenera età di tre/cinque anni. Questo è quanto asseriscono i ricercatori dell’Università dell’Oregon Lundquist College of Business che sempre di più constatano come i bambini prediligono i prodotti da fast-food, altrimenti chiamato “cibo spazzatura”. E se non sono pienamente soddisfatti del sapore che il cibo gli offre, aggiungono condimenti a go-go per renderlo… come dire… più interessante.
Perché i bambini di oggi sono così diversi, anche come gusti, rispetto a quelli di “ieri”? Non sarà colpa di quello che propina il mercato con le sue enormi – e poco salutari – varianti?
Secondo l’autrice dello studio, pubblicato sulla rivista Appetite, T. Bettina Cornwell, «L’esposizione ripetuta costruisce preferenze di gusto». Ahi ahi, a giudicare dalle sue parole non è colpa dei bambini ma, probabilmente, anche dei genitori che comprano loro cibi che non dovrebbero.
Durante lo studio, si è potuto constatare che l’utilizzo di cibi da fast-food e delle relative bevande induce i bambini a desiderare alimenti con maggior contenuto di zucchero, grassi e sale. Secondo Cornwell, in sostanza, la lotta contro l’obesità infantile bisogna iniziarla presto e da casa propria, sostituendo il cibo spazzatura con alimenti sani. Questo sembra essere l’unico metodo per sconfiggere obesità e problemi di salute in età adulta (e spesso anche prima).
Certo è che i genitori dovrebbero porre più attenzione ai cibi che offrono ai loro figli. In particolare se questi sono alimenti già pronti, strombazzati come la soluzione perfetta per chi ha poco tempo da dedicare alla propria dieta e quale alternativa “sana” al più prosaico, e fuori moda, cucinare da sé.
La mousse di mela di marca non avrà mai lo stesso sapore di quella fatta in casa, così come l’omogeneizzato di pollo e merendine varie. Nessun alimento commerciale ha il sapore dell’alimento preparato in casa, per quanto possa essere sbandierato ai quattro venti come cibo “naturale e sano”. Ed è così che il bambino si abitua a sapori “finti”. Dedicare una mezz’ora in più al giorno alla preparazione del pasto del bambino, non solo garantisce al piccolo una preferenza di sapori veri, ma anche di migliore salute in età adulta. Provare per credere.
INFORMARSI PER DIFENDERSI
Spesso, poi, la migliore difesa della propria salute, e quella di chi ci sta accanto, passa proprio dall’informazione. Un’informazione accurata permette di fare scelte accurate.
In questo senso può venirci in aiuto un manuale edito in questi giorni da Giunti, dal titolo Il dilemma dell’onnivoro, di Michael Pollan che, al pari di un detective, ci porta alla scoperta di cosa si nasconde dietro a quello che mangiamo.
Michael Pollan viene portato dal suo lavoro di giornalista a contatto con una realtà sconosciuta: il cibo che ogni giorno mangia. Lo compra, come tutti, al supermercato, ma da dove arriva? Come è prodotto, cosa c’è davvero dentro… dietro?
La sconvolgente visione di un campo di patate coltivato da un computer, che gestisce la migliore resa per mezzo di un potente e pericoloso pesticida, che non permette di avvicinarsi alle piante prima di 5 giorni per non esserne intossicati gravemente; e ancora la vista di un allevamento intensivo dove l’unica cosa riconoscibile era il puzzo nauseabondo del letame in cui sono immerse e schiacciate l’una all’altra le vacche… gli fa decidere di improvvisarsi “detective del cibo” per conoscere l’evoluzione e i segreti nascosti dietro quello che si mangia, dal seme al frutto, dalla storia del “cibo con una faccia” alla carne lavorata e anatomicamente irriconoscibile.
Inizia così una ricerca che lo porta a conoscere varie realtà, dalla produzione industriale a quella dei produttori diretti. Fast food, supermercati, fabbriche, macelli e piccole fattorie diventeranno il terreno della sua instancabile marcia verso la consapevolezza. Alla fine, ne resterà la certezza di non aver mai saputo cosa mettesse nello stomaco e di come questo alimentasse una realtà fatta di attentati alla salute e all’ambiente. Quello che mangiamo, in molti casi è petrolio – letteralmente - spiega Pollan.
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Il libro citato: “Il dilemma dell’onnivoro”, di Michael Pollan – Giunti editore – pp. 336 – euro 13,50.
Lo trovi QUI. Da la stampa, foto flickr
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