02 Febbraio 2012 articolo inserito in: Psicologia
scandalo EMPAP. firma la petizione - di cristina

l’ENPAP (ll’ente che raccoglie i soldi versati dai contribuenti iscritti all’Ordine degli psicologi per poi dare la pensione agli psicologi) è stato travolto da uno scandalo senza precedenti!
Il TG di La7 riporta la notizia che un senatore PDL, attraverso una società con un capitale di alcune decine di migliaia di euro e senza struttura organizzativa, avrebbe acquistato da un fondo immobiliare (Omega) e rivenduto nello stesso giorno all’ENPAP il palazzo in via della Stamperia, con un ricarico di 18 MILIONI di Euro!!!

Guarda il video del TG di LA7 su You tube

 

FIRMA LA PETIZIONE: CACCIAMO IL MALAFFARE DALL’ENPAP!

Secondo il servizio televisivo, i vertici dell’ENPAP non sarebbero estranei ai fatti, perché non potevano non sapere.

 

Fai girare la notizia, raccogliamo firme e chiediamo dimissioni immediate!

 

 

 

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16 Ottobre 2011 articolo inserito in: Formazione e Convegni
Importanti novità per gli psicologi nella nuova legge finanziaria - di cristina

articolo tratto da ALTRA PSICOLOGIA.IT

La manovra finanziaria 2011 bis, approvata definitivamente in Parlamento pochi giorni fa tra grandi polemiche, introduce molte novità per gli Psicologi liberi professionisti.

Innanzi tutto, viene previsto l’obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente. La violazione dell’obbligo determinerà un illecito disciplinare che gli Ordini dovranno sanzionare. Il Codice Deontologico dovrà quindi recepire questo dovere e prevedere sanzioni corrispondenti.

Il Consiglio Nazionale degli Ordini degli Psicologi deve quindi darsi da fare per definire a questo proposito una nuova normativa disciplinare che probabilmente sarà poi sottoposta a referendum presso tutti gli iscritti. Uno dei problemi maggiori sarà quello di rendere compatibile la formazione permanente degli Psicologi con la normativa ECM, che resta comunque in vigore.

Altra importante novità è quella che prevede, al momento del conferimento dell’incarico, l’obbligo di pattuizione scritta del compenso spettante al professionista.

Vedremo in quale modo si darà sostanza a questa previsione, visto che il riferimento citato dalla legge sono le tariffe professionali stabilite con Decreto Ministeriale che la nostra professione non ha mai avuto (il nostro Tariffario, infatti, anche prima di essere rivisto alla luce dei decreti Bersani, non era mai stato approvato formalmente dal ministro).

Ancora, il professionista sarà tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale. Gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale devono essere resi noti al cliente al momento dell’assunzione dell’incarico.

Questo passaggio determina un nuovo costo in carico a molti colleghi, visto che ad oggi sono solo 13.000 gli Psicologi assicurati per la Responsabilità Civile professionale dalla CAMPI (www.cassamutuapsicologi.it), libera associazione tra Psicologi che, non avendo alcuna finalità di lucro, riesce a garantire prezzi molto al di sotto di quelli di mercato. Il Consiglio Nazionale e l’Enpap potranno stipulare convenzioni con le compagnie assicurative ma, visti i precedenti, c’è poco da stare tranquilli.

Viene poi ulteriormente liberalizzata la pubblicità avente ad oggetto l’attività professionale, che può essere attuata con ogni mezzo ed ha l’obbligo di essere trasparente, veritiera, corretta e non equivoca, ingannevole o denigratoria.

Altre disposizioni riguardano le sanzioni per i professionisti che evadano l’obbligo di fatturazione*: a quelle amministrative si aggiungerebbe la sospensione dall’esercizio della professione.

Questa pena sarebbe applicata “d’ufficio” dalla Agenzia delle Entrate, anche a fronte della sola contestazione (e non a seguito di un giudizio dibattimentale) di mancata fatturazione e l’Ordine dovrebbe solo prenderne atto e pubblicizzarla, senza che sia consentito al professionista stesso di difendersi (sic!).

Alcune delle innovazioni introdotte dalla nuova finanziaria, poi, non sono applicabili agli Psicologi in quanto la nostra professione rientra tra quelle sanitarie.

Si tratta, per esempio, della nuova, interessante disciplina del tirocinio professionale**, che prevede un equo compenso per i tirocinanti nonché di quella che prevede la separazione delle funzioni amministrative da quelle disciplinari degli Ordini.

L’iscrizione della nostra professione tra quelle “sanitarie”, sancita dal passaggio delle competenza di vigilanza che ci riguardano al relativo ministero, è stato fortemente voluta dal sindacato dei colleghi dipendenti pubblici ed ottenuta qualche anno fa.

Tutte le disposizioni della finanziaria appena deliberata si applicano entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge e quindi saranno operative a settembre prossimo.

Ci sarà, nel frattempo, da prestare la massima attenzione!

Felice D. Torricelli

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09 Agosto 2011 articolo inserito in: Psicologia
PSICOLOGIA - di fabrizio

PSICOLOGIA

http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/viewarticles.php?category=7

Terremoto, le ferite nascoste dei bambini
all’Aquila uno su tre cresce con la paura
Uno studio coordinato dal Bambin Gesù di Roma ha analizzato gli effetti lasciati dal sisma del 6 aprile 2009 sulla psiche di 1.750 minori abruzzesi. I risultati sono drammatici: nelle zone più colpite, l’81% soffre di ansia, il 38% è affetto da sindrome post traumatica da stress
di TINA SIMONIELLO
ROMA - Il terremoto non finisce il giorno dopo e le macerie non sono solo quelle che si vedono. Ancora oggi un bambino abruzzese su sei è vittima della sindrome post traumatica da stress (Ptsd), rivive lo stesso attimo drammatico delle scosse, prova paura intensa, orrore e senso di impotenza. Questo è il dato più rilevante fra i tanti raccolti in due anni dallo studio "Raibow" sui disturbi psicopatologici dei bambini abruzzesi. Gli esiti della ricerca, promossa dall’Ordine dei camilliani, finanziata dalla Caritas e coordinata dall’ospedale Bambin Gesù di Roma, sono stati presentati al convegno romano "Bambini e catastrofi naturali: quale salute mentale".

Lo studio non ha precedenti nel suo genere, sia perché ha preso in considerazione solo bambini e giovanissimi (i dati in letteratura riguardano in genere gli adulti vittime di eventi bellici) sia per la vastità del campione analizzato: 1.750 minorenni, 550 dei quali fra i 3-5 anni e 1.200 nella fascia d’età 6-14, tutti reclutati all’Aquila e nel resto della regione. Dal campione iniziale, grazie all’aiuto di questionari compilati dai pediatri di famiglia, sono stati selezionati circa 320 bambini più a rischio, i quali sono stati quindi sottoposti a un approfondimento diagnostico neuropsichiatrico.

I risultati dicono che il 38% di loro soffre di disturbi psicopatologici: dall’ansia ai disturbi del comportamento e dell’affettività, come umore fragile, ipervigilanza e controllo, reazioni alterate al contesto, fino alla Ptsd. Più nel dettaglio, nella fascia d’età 6-14 anni, il 54% dei bambini aquilani ha presentato disturbi psicopatologici, contro il 36% dei coetanei del resto dell’Abruzzo. Il disturbo più frequente è l’ansia, con l’81% di prevalenza (54 per cento nel resto del territorio), segue il Ptsd col 15,4% (0,4 delle altre province). Nella fascia 3-5 anni non è stato registrato alcun problema neuropsichiatrico rilevante se non ansia e un 2,5% di Ptsd.

È evidente, spiegano gli esperti, che la risposta al trauma varia: più vicino è l’epicentro del sisma più é intenso il disturbo. Più piccolo è il bambino, poi, minori sono gli effetti subìti, grazie alla presenza per i più piccoli di fattori di protezione - a cominciare dalla famiglia più presente e avvolgente - ed al diverso livello di sviluppo del sistema nervoso e della coscienza al momento della tragedia.

"La psicopatologia che segue una catastrofe è stata sottovalutata e sottostimata nella popolazione pediatrica. Ora, con questo studio possiamo dire che il problema c’è", ha commentato a latere del convegno Stefano Vicari, responsabile della neuropsichiatria infantile del nosocomio pediatrico romano. Ma cosa rischia un bambino traumatizzato? E qual è l’effetto della cronicizzazione dei disturbi post catastrofe? "Ansia e Ptds limitano la qualità della vita del bambino, il suo presente. L’assenza di interventi mirati, psicosociali o anche farmacologici, può alterare la sua felicità personale futura e nel tempo portare a comportamenti antisociali. L’intervento terapeutico, peraltro - spiega il neuropsichiatra - , è stato parte integrante del nostro studio in Abruzzo".

 

"Dallo studio Rainbow - dice Vicari - nasce il progetto di un gruppo internazionale di intervento che ha già fatto esperienza sul campo dopo il terremoto in Cile".

foto da flickr
 

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04 Giugno 2011 articolo inserito in: Psicologia
anche la consulenza psicologica è spesa detraibile in dichiarazione dei redditi - di cristina

Agenzia delle Entrate: anche la consulenza psicologica è spesa detraibile in dichiarazione dei redditi

Pubblicato il 23/05/2011 da Nicola Piccinini

Una gran bella notizia! L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n.20 del 13/05/11 [scarica in pdf], ha finalmente assimilato le prestazioni – di tipo sanitario – dello psicologo e dello psicoterapeuta a quelle del medico ammettendole così alla detrazione di cui all’art. 15, comma 1, lett. c) del TUIR.

Questo in particolare il testo della circolare, presente a pag. 36 dell’allegato:

5.15 Spese per sedute di psicoterapia
Quesito: Nell’elenco delle figure professionali e delle arti ausiliare riconosciute dal
Ministero della Salute le figure del medico chirurgo, dell’odontoiatra, del veterinario, dello psicologo – psicoterapeuta e del farmacista sono riportate in una tabella distinta rispetto a quelle indicanti le figure professionali di cui al DM 29 marzo 2001.
Si chiede di sapere se sia corretto ritenere appartenenti alla stessa categoria professionale il medico chirurgo e lo psicologo, con la conseguenza che anche per le prestazioni rese da questi ultimi non sia necessario richiedere la prescrizione medica.
Risposta: Il Ministero della Salute ritiene equiparabili, ai fini che in questa sede interessano, le prestazioni professionali dello psicologo e dello psicoterapeuta alle prestazioni sanitarie rese da un medico, potendo i cittadini avvalersi di tali prestazioni anche senza prescrizione medica. È pertanto possibile ammettere alla detrazione di cui all’art. 15, comma ,1 lett. c), del TUIR le prestazioni sanitarie rese da psicologi e psicoterapeuti per finalità terapeutiche senza prescrizione medica.

La posizione dell’Agenzia delle Entrate genera una serie di ricadute positive per la categoria degli psicologi. Vediamole nel dettaglio…
Riconoscibilità

E’ capitato a molti colleghi che i loro clienti o i loro commercialisti chiedessero o invitassero a far riportare in fattura la voce “Servizi di Psicoterapia” (o simili) anche quando si trattava di semplice consulenza psicologica o supporto psicologico. E ciò in quanto non era ben chiaro se quest’ultime prestazioni potessero essere detraibili. Insomma, una situazione poco chiara che andava a danno anche dell’immagine e credibilità dell’attività psicologica e dello psicologo (al di là di eventuali ed ulteriori specializzazioni!).

Finalmente si potrà inserire tranquillamente l’attività realmente svolta, si potrà tranquillizzare il cliente (circolare alla mano) che quelle spese le potrà detrarre, si dovrà sensibilizzare i commercialisti a questa nuova condizione di dignità dello Psicologo
Autonomia

La circolare specifica che la prestazione psicologica è detraibile dal cittadino anche senza passare da una precedente prescrizione medica. In altre parole, viene riconosciuta piena autonomia e rilevanza sociale allo psicologo. Ed anche questo determina un passo avanti da diffondere e valorizzare, invito che faccio a tutti i colleghi che operano in contesti sanitari ed alle Istituzioni professionali che ci governano.
Tutela

Da ultimo, è proprio questa autonomia dalla prescrizione medica, dalla figura medica, sostenuta da Ministero Sanità e da Agenzia delle Entrare, che riapre interessanti questioni inerenti il “boicottaggio dello Psicologo da parte di Assicurazioni Generali e Caspie” ed eventuali altre ancora… Ricordate? Queste assicurazioni non riconoscono rimborsi per psicoterapie effettuate da psicologi, ma solo da medici psichiatri o neurologi. Ecco, ad oggi si può (deve!) tornare a bussare per riavviare un nuovo confronto.

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28 Luglio 2010 articolo inserito in: Synergia Centro Trauma
Il male oscuro dei reduci da Kabul - di fabrizio

 
Il male oscuro dei reduci da Kabul

Synergia Centro Trauma, Torino e Moncalieri
Centro specialistico sulle tematiche dell’età evolutiva e del trauma psichico
Psicologi per adulti, bambini, adolescenti, famiglie
Trattamenti dei disturbi alimentari - Terapia EMDR
Avvocati, psichiatri, neurologi, nutrizionista

http://www.synergiacentrotrauma.it/modules/wfsection/viewarticles.php?category=7

 

Migliaia di soldati Usa soffrono di malesseri provocati dalle esplosioni: svenimenti e confusione
CORRISPONDENTE DA NEW YORK
Perdere l’orientamento all’incrocio sotto casa, dimenticarsi di allacciare la cinta dei pantaloni, reagire con aggressività se contraddetti in una discussione banale o perdersi nel vuoto durante una conservazione in famiglia: sono alcuni dei sintomi più comuni del «Ptsd», la «malattia invisibile» che ha già colpito 300 mila veterani di Iraq e Afghanistan obbligando il presidente Barack Obama a varare nuovi regolamenti per facilitare l’elargizione di benefici ai chi ne è colpito. «Ptsd» è l’acronimo di «disordine da stress post-traumatico» e si verifica quando un individuo subisce colpi fisici o shock emotivi che causano mutamenti nel funzionamento del cervello, comportando malanni fisici o psichici. Per gli storici militari gli antenati sono le malattie denominate «Fatica di battaglia», «Il cuore del soldato» o «Shell Shock» (Shock da bomba) diagnosticate dai soldati dalla rivoluzione americana alla Guerra di Corea, ma il Pentagono si trovò per la prima volta a trattare casi di «Ptsd» fra i reduci del Vietnam. Si trattava però di numeri esigui mentre uno studio della Rand Corporation, pubblicato nel 2009, ha attestato che ne soffre il 20 per cento dei soldati che hanno servito in Iraq o Afghanistan, circa 300 mila militari.In alcuni casi il «Ptsd» si manifesta come una «forte depressione» o viene classificato «Tbi» - la ferita traumatica cerebrale - ma la genesi, secondo uno studio del Dipartimento degli Affari per i Veterani, è comunque sempre riconducibile a eventi simili ovvero l’esplosione ravvicinata di bombe che investono blindati progettati per resistervi ma con sobbalzi tali da provocare danni cerebrali. Più bombe «ied» esplodono lungo le strade percorse dai mezzi, più vittime da street si contano. Se nell’autunno del 2008 su 3800 feriti di guerra gravi rimpatriati in America a mostrare i sintomi del disordine post-traumatico era il 38 per cento, l’anno seguente la percentuale era salita al 52 per cento e nello scorso aprile si è impennata al 58 per cento, su 6500 feriti complessivi.È stata l’entità del fenomeno a spingere la Casa Bianca a rivedere i regolamenti del Pentagono che rendevano lunga a complessa la prassi per assegnare i benefici economici alle vittime di «Pdts», pari a circa 2700 dollari al mese. Se finora si chiedeva ai soldati di documentare le circostanze dell’evento traumatico, adesso i dottori daranno la prevalenza all’importanza delle manifestazioni esteriori della malattia, senza chiedere la relativa documentazione.È stato lo stesso presidente Obama ad annunciare la svolta - entrata in vigore il 13 luglio - parlando di «un passo a lungo atteso che aiuterà i veterani di tutte le guerre» alle prese con «le ferite emotive e nascoste». Fra i militari che si gioveranno dei nuovi regolamenti c’è il sergente dei Marines James Ownbey, il cui blindato nel 2007 in Iraq venne scaraventato talmente in alto da tranciare i cavi dell’elettricità e il pluridecorato soldato Jonathan Schulze che nel 2008 tentò il suicidio.In singolare coincidenza con la decisione della Casa Bianca, il dramma di una famiglia alle prese con il «Ptsd» è entrato nei salotti di milioni di americani grazie al serial tv «Army’s Wives» (Le mogli dell’esercito) nel quale una delle protagoniste è la donna colonnello Joan Burton (interpretata da Wendy Davis) reduce da Afghanistan e Iraq che rifiuta di ammettere la propria malattia fino a quando non cade a terra mentre ha in braccio la figlia di appena un anno di età.Il conflitto fra Joan e il marito racconta le difficoltà di avere a che fare con una «ferita che non si vede» perché chi l’ha subita tende a ignorarla mentre i suoi parenti e amici sono i primi ad accorgersi del cambiamento avvenuto, innescando tensioni devastanti sui gruppi famigliari. «Ho chiarito alla catena di comando - è stata la promessa di Obama - che bisogna aiutare i soldati in stato di bisogno perché il nostro sacro dovere verso chi veste la divisa non termina quando tornano dalle zone di combattimento».

Copyright ©2010 La Stampa, foto flickr

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