abstract del convegno EMDR Roma
CONGRESSO EMDR NAZIONALE
“TRAUMA E RELAZIONE”
23-24-25 SETTEMBRE 2011
Roma
http://www.emdritalia.it/ita/html/roma_2011.html

Domenica 25 settembre 09.00 – 10.00
Sessione Plenaria
TRAUMA E RELAZIONE: IL RUOLO DELL’ATTACCAMENTO
Grazia Attili
L’idea di Bowlby ( 1979) che l’attaccamento giochi un ruolo cruciale nella vita dell’individuo “dalla culla alla tomba” ha portato, ormai da decenni, a considerare il legame di coppia in età adulta come un processo di attaccamento . Questo significa che in una relazione sentimentale il partner viene percepito come figura di attaccamento, ovvero- alla stregua di quanto accade in età infantile- come colui/colei in grado di proteggere e di soddisfare i bisogni di conforto. Peraltro questa funzione è ad un livello profondo assimilata a quella che deriva dal nostro passato evoluzionistico: la figura di attaccamento dando protezione assicura la possibilità stessa di sopravvivere. Una interpretazione in questi termini del legame di coppia porta a considerare come trauma qualsiasi evento in cui venga meno il caregiving reciproco o la responsività di un partner verso l’altro. Evento altamente traumatico è, in prima istanza, la rottura della relazione di coppia sia essa dovuta alla perdita del coniuge sia alla separazione da esso/a. Non a caso Bowlby stesso descrive quali reazioni alla perdita della persona cara una serie di sintomi simili a quelli che si riscontrano nel disturbo post traumatico da stress (PTSD) sia pure dislocati lungo delle fasi che vanno dall’iniziale intontimento, alla rabbia, l’ostilità, all’elevata sensibilità interpersonale, fino al ridotto coinvolgimento con il mondo esterno, l’isolamento, la depressione, sintomi cui si accompagnano disturbi riconducibili ad una alterazione dell’omeostasi fisiologica. Il meccanismo che dà conto di queste reazioni può essere individuato, data la situazione di vulnerabilità in cui si trova il partner che ha perso la persona che dovrebbe proteggerlo, nell’attivazione del suo sistema dell’attaccamento e nell’impossibilità di poter indirizzare alla propria figura di attaccamento le sue richieste di conforto. Questo stesso meccanismo fa sì che, per un individuo che viva in coppia, si configuri come trauma qualsiasi evento lo tagli fuori dalla possibilità di essere protetto dal partner o il venire meno da parte di questi della disponibilità a porsi come base sicura: un coniuge che non si offre come supporto emotivo quando si ha un figlio con una malattia severa, una esperienza di tentato abuso da parte di terzi che non viene considerata importante dal partner, lo scoprire una relazione extraconiugale di un coniuge che ha comportamenti svalutativi ma che non si decide a chiudere il rapporto. In quest’ultimo caso, peraltro, il partner può porsi non solo come colui che nega la protezione ma come colui che è fonte di pericolo, dando luogo,così, a quelle reazioni patogene che caratterizzano l’attaccamento disorganizzato. L’impossibilità di trovare nel partner la disponibilità ad offrire conforto caratterizza il trauma che si riscontra nelle coppie che si ritrovino ad affrontare la morte del proprio figlio: l’attivazione del sistema dell’attaccamento porta a ritrovarsi nella assoluta solitudine data l’incapacità del partner di offrire conforto in quanto preso dal suo stesso dolore. Infine è da considerare l’impatto delle esperienze traumatiche vissute da un partner sull’altro membro della coppia, così che il disturbo da stress post traumatico (PTSD) dell’uno provoca nell’altro uno Stress da Trauma Secondario (STS), con un insieme di sintomi che dall’ansia vanno alla depressione, all’abbassamento dei livelli autostima dovuti anche in questo caso al venir meno di un reciproco caregiving. Si formerà così una dialettica circolare di distanza e scollegamento tra i partner la quale minerà la possibilità che i due costituiscano l’uno per l’altro quella base sicura necessaria per un sano funzionamento. Inutile dire che le difficoltà legate alle esperienze traumatiche vanno considerate in funzione dell’interdipendenza dei due partner e hanno un impatto diverso in funzione dei loro modelli operativi interni (IWM), così che è possibile affermare che l’insicurezza nell’assetto mentale relativo all’attaccamento di un partner contribuisce alla disorganizzazione emozionale dell’altro. Gli individui con IWM Ambivalenti/Preoccupati manifestano sintomi da stress più severi, e rispondono con traumi secondari più forti ai sintomi del coniuge, mentre IWM Evitanti /Distanzianti portano a ridurre gli esiti del PTSD e del STS, a meno che per uno dei due partner non si tratti di esperienze estremamente devastanti. Una terapia, di qualsivoglia approccio, che abbia lo scopo di aiutare a superare il trauma in una relazione di coppia dovrà tendere ad una revisione dei modelli operativi interni dei due partner e a promuovere un legame di attaccamento sicuro tra di essi così che ciascuno funzioni per l’altro come rifugio sicuro dal quale trarre il conforto e la protezione necessaria per la sopravvivenza.
10.00- 11.00
Sessione Plenaria
TRAUMA E RELAZIONE:
MEMORIE SOGGETTIVE E MEMORIE CONDIVISE NEL CONTESTO FAMILIARE
Silvia Mazzoni
Esaminando le diverse distinzioni proposte per classificare i tipi di memoria, molti autori sono concordi nel definire la memoria autobiografica come esplicita e dichiarativa. Essa implica un riconoscimento del Sé che sperimenta un evento in uno specifico punto nel tempo e nello spazio. Tuttavia, la M.A. non si riferisce solo al Sé, riguarda episodi che hanno un significato personale e che quindi possono essere stati vissuti dagli altri significativi e proposti attraverso le narrative familiari. L’esperienza traumatica può essere dunque “trasmessa” tra le generazioni. La famiglia esercita un’influenza sul processo di costruzione delle narrative sulla storia di vita attraverso le conversazioni sul passato che gli adulti allevanti attivano già a partire dai 12 mesi e le famiglie definiscono proprie modalità per creare resoconti coerenti delle esperienze e i componenti della famiglia collaborano (o competono) nel raccontare le proprie storie e descrivere le relazioni. Le narrative familiari si organizzano in un sistema di rappresentazioni condivise (represented family). Nella prospettiva familiare può essere analizzato il modo in cui i membri di una famiglia fanno i conti con il processo di “costruzione del significato condiviso”. Le storie familiari sono:
…. resoconti verbali delle esperienze importanti per la famiglia, che coinvolgono generalmente la creazione e il mantenimento delle relazioni, descrivono le regole delle relazioni e riflettono le credenze riguardo la famiglia e le altre istituzioni sociali. Un esame delle narrazioni familiari sottolinea il processo di costruzione del significato e ha come punto centrale l’interpretazione delle esperienze dalla prospettiva della famiglia. Alcuni casi esemplificativi verranno presentati per evidenziare il processo di trasmissione dell’esperienza traumatica tra le generazioni.
1 1.30- 12.30
Sessione Plenaria
L’IMPATTO DELLE TERAPIE DEL TRAUMA E DELL’EMDR SUL MODELLO
SISTEMICO FAMILIARE-INDIVIDUALE
Matteo Selvini
Uno dei limiti di fondo del modello sistemico classico (si veda La pragmatica della comunicazione di Watzlawick, 1967, o Paradosso e contro paradosso, 1975, fino agli epigoni post-moderni) è dato dal semi-annullamento della dimensione individuale (la famosa scatola nera), tra cui come ovvia conseguenza quella dell’elaborazione del trauma. Il movimento EMDR impatta così utilmente sui terapeuti sistemici nell’aiutarli a riscoprire/approfondire/integrare i temi dell’elaborazione/difesa della sofferenza e dei diversi tipi di personalità/funzionamento. Le mie scuole da qualche anno stanno formando all’EMDR tutti i docenti e tutti gli allievi del quarto anno: perché solo circa un terzo dei formati al primo livello utilizza poi effettivamente questa tecnica? Lo stiamo studiando con incontri a piccolo gruppo subito dopo i tre giorni del primo livello, appare infatti chiaro che chi non utilizza subito la tecnica non lo farà più.
12.30 – 13.00
Considerazioni finali e Chiusura Congresso
foto da:
http://www.emdritalia.it/ita/html/roma_2011.html