
Troppo Internet? Nozze annullate
Novita’ al Tribunale Ecclesiastico. A Torino matrimoni cancellati perche’ il marito era schiavo dei social network Il giudice: ”Si tratta di menti troppo fragili, incapaci di vivere un rapporto, confinate nel loro mondo virtuale”
MARIA TERESA MARTINENGO Il web fa ormai parte della vita quotidiana, dall’infanzia alla terza eta’, e non poteva non infilarsi persino tra le cause di nullita’ di matrimonio religioso. E ieri, alla cerimonia di apertura del 72° anno del Tribunale Ecclesiastico Piemontese, presente l’arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia, il vicario giudiziale don Ettore Signorile, lo ha dichiarato. Sono piccoli numeri, quelli della «Rota» piemontese - 152 cause di nullita’ decise nel 2010 -, ma rivelano piu’ dei divorzi i problemi tra coniugi. «L’abuso di Internet - ha spiegato don Signorile - rivela immaturita’. Il soggetto a cui sto pensando era fragile, non era in capace di ascolto, di condivisione, di dialogo. In poche parole, di vivere il rapporto con il coniuge. Il suo mondo era il computer: un mondo virtuale, irreale». Una droga, come i videogiochi o l’azzardo.
Nel 2010 due matrimoni sono stati dichiarati nulli perche’ il loro cammino si e’ «interrotto» gia’ nel giorno del «si’». Ma in generale, circa la meta’ delle nullita’ si collegano all’identita’ cristiana del matrimonio: «negazione dell’indissolubilita’ del matrimonio e dell’idea di generare prole», in testa. Per l’altra meta’ valgono le ragioni di natura psicologica. Ed e’ qui che si inserisce il web. «I capi di natura psicologica sono purtroppo in crescita rispetto al 2009 - ha detto don Signorile - e riguardano sia il grave difetto di discrezione di giudizio di una delle parti, a fronte dei diritti e doveri essenziali del matrimonio, sia l’assenza di liberta’ interna, sia l’incapacita’ per cause di natura psichica di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio. Sono stati osservati anche matrimoni contratti in presenza di gravissime patologie psichiatriche, che andavano sconsigliati.
E’ emerso nel 2010 un mondo di gravissime sofferenze: tentativi di suicidio, raptus, dipendenze da alcool, droghe e gioco, ma anche, appunto, Internet. Sono ferite che nei casi piu’ gravi ci trovano sgomenti ed impreparati». Don Signorile ha sottolineato a piu’ riprese, in linea con i richiami del Papa, la necessita’ di preparazione adeguata e attenta dei fidanzati. Interessante e’ poi una valutazione che don Signorile sta perfezionando. «C’e’ correlazione - ha detto - tra il luogo scelto per la celebrazione del matrimonio e il successivo naufragio coniugale». Di qui un richiamo ai vescovi perche’ si attengano alle norme ed evitino «matrimoni ridotti a cerimonie mondane». ELENA LISA Si parla di dipendenze da droga, alcol e tabacco, perche’ i loro effetti hanno l’aspetto di chi ne soffre. Le conseguenze di menti assenti, fegati alcolizzati e polmoni incatramati, sono sguardi spenti, facce smunte e corpi fragili. Le nuove dipendenze, invece, non hanno visi, ma atteggiamenti. E percio’ derubricati ad abitudini e stramberie che incuriosiscono e raramente preoccupano. «Invece - spiega Donato Munno a capo dell’ambulatorio nuove dipendenze del Servizio di PSICOLOGIA clinica all’ospedale Molinette - devastano carriere, famiglie, vite».
Oggi, pero’, anche la Sacra Rota, sembra essersene accorta. Si puo’ fare piu’ di quanto gia’ non si stia facendo? «E’ complicato: l’oggetto da cui dipende chi soffre di ”Iad” Internet Addiction Disorder, spesso e’ lecito e socialmente accettato. Specie nelle metropoli». Video poker e sesso virtuale, posta elettronica e social network? «Gia’, e’ tutto consentito. Percio’ chi e’ ”ammalato” nemmeno si rende conto dei rischi: banalizza e sottovaluta». Perche’ e’ un fenomeno piu’ frequente nelle citta’? «Perche’ comportamenti esagerati sono piu’ tollerati in societa’ caotiche, nevrotiche, dispersive». I torinesi ne soffrono? «Molti. Il fenomeno e’ dilagante ma sommerso. Pero’ se ne puo’ uscire. Serve tempo per una terapia che preveda sedute dallo psicoterapeuta». Gli effetti? «L’isolamento. Quando la dipendenza prende il sopravvento diventa un mostro che divora ogni cosa: il controllo delle e-mail si trasforma in ossessione, allontanarsi dal profilo Facebook e’ un’utopia anche in vacanza. E le famiglie si sgretolano». E se causa ed effetto si confondessero? Se si desse colpa ad Internet per la crisi di matrimoni e convivenze che, in realta’, non funzionano a prescindere? «Puo’ capitare. Percio’ quando le persone ci chiedono aiuto noi tendiamo a proporre una terapia di coppia». Al suo centro si rivolgono uomini e donne che dicono: «Professore, mi aiuti sto sempre al computer?» «Capita il contrario: arriva qui chi non si sente piu’ amato, chi si lamenta del comportamento altrui. Cosi’ chiediamo un incontro con il ”malato di Iad” e se ci sono i presupposti si comincia una terapia». Quali presupposti? «Quello di voler davvero uscire dalla dipendenza. Perche’ davanti al bivio Internet - matrimonio c’e’ chi non fa una grinza e sceglie il web».
Pubblicazione: 20-02-2011, STAMPA, TORINO, pag.63
Sezione: Cronaca di Torino
Autore: MARTINENGO MARIA TERESA;LISA ELENA
Lo psichiatra ”E’ una malattia vera Noi proponiamo la terapia di coppia”
ELENA LISA Si parla di dipendenze da droga, alcol e tabacco, perche’ i loro effetti hanno l’aspetto di chi ne soffre. Le conseguenze di menti assenti, fegati alcolizzati e polmoni incatramati, sono sguardi spenti, facce smunte e corpi fragili. Le nuove dipendenze, invece, non hanno visi, ma atteggiamenti. E percio’ derubricati ad abitudini e stramberie che incuriosiscono e raramente preoccupano. «Invece - spiega Donato Munno a capo dell’ambulatorio nuove dipendenze del Servizio di PSICOLOGIA clinica all’ospedale Molinette - devastano carriere, famiglie, vite». Oggi, pero’, anche la Sacra Rota, sembra essersene accorta. Si puo’ fare piu’ di quanto gia’ non si stia facendo? «E’ complicato: l’oggetto da cui dipende chi soffre di ”Iad” Internet Addiction Disorder, spesso e’ lecito e socialmente accettato. Specie nelle metropoli». Video poker e sesso virtuale, posta elettronica e social network? «Gia’, e’ tutto consentito. Percio’ chi e’ ”ammalato” nemmeno si rende conto dei rischi: banalizza e sottovaluta». Perche’ e’ un fenomeno piu’ frequente nelle citta’? «Perche’ comportamenti esagerati sono piu’ tollerati in societa’ caotiche, nevrotiche, dispersive». I torinesi ne soffrono? «Molti. Il fenomeno e’ dilagante ma sommerso. Pero’ se ne puo’ uscire. Serve tempo per una terapia che preveda sedute dallo psicoterapeuta». Gli effetti? «L’isolamento. Quando la dipendenza prende il sopravvento diventa un mostro che divora ogni cosa: il controllo delle e-mail si trasforma in ossessione, allontanarsi dal profilo Facebook e’ un’utopia anche in vacanza. E le famiglie si sgretolano». E se causa ed effetto si confondessero? Se si desse colpa ad Internet per la crisi di matrimoni e convivenze che, in realta’, non funzionano a prescindere? «Puo’ capitare. Percio’ quando le persone ci chiedono aiuto noi tendiamo a proporre una terapia di coppia». Al suo centro si rivolgono uomini e donne che dicono: «Professore, mi aiuti sto sempre al computer?» «Capita il contrario: arriva qui chi non si sente piu’ amato, chi si lamenta del comportamento altrui. Cosi’ chiediamo un incontro con il ”malato di Iad” e se ci sono i presupposti si comincia una terapia> >. Quali presupposti? «Quello di voler davvero uscire dalla dipendenza. Perche’ davanti al bivio Internet - matrimonio c’e’ chi non fa una grinza e sceglie il web».
pubblicazione: Cronaca di Torino
Autore: LISA ELENA
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