18 Aprile 2011 articolo inserito in: Psicologia
Troppo Internet? Nozze annullate. Serve la terapia di coppia - di cristina

Troppo Internet? Nozze annullate

Novita’ al Tribunale Ecclesiastico.  A Torino matrimoni cancellati perche’ il marito era schiavo dei social network Il giudice: ”Si tratta di menti troppo fragili, incapaci di vivere un rapporto, confinate nel loro mondo virtuale”

MARIA TERESA MARTINENGO Il web fa ormai parte della vita quotidiana, dall’infanzia alla terza eta’, e non poteva non infilarsi persino tra le cause di nullita’ di matrimonio religioso. E ieri, alla cerimonia di apertura del 72° anno del Tribunale Ecclesiastico Piemontese, presente l’arcivescovo monsignor Cesare Nosiglia, il vicario giudiziale don Ettore Signorile, lo ha dichiarato. Sono piccoli numeri, quelli della «Rota» piemontese - 152 cause di nullita’ decise nel 2010 -, ma rivelano piu’ dei divorzi i problemi tra coniugi. «L’abuso di Internet - ha spiegato don Signorile - rivela immaturita’. Il soggetto a cui sto pensando era fragile, non era in capace di ascolto, di condivisione, di dialogo. In poche parole, di vivere il rapporto con il coniuge. Il suo mondo era il computer: un mondo virtuale, irreale». Una droga, come i videogiochi o l’azzardo.

 

Nel 2010 due matrimoni sono stati dichiarati nulli perche’ il loro cammino si e’ «interrotto» gia’ nel giorno del «si’». Ma in generale, circa la meta’ delle nullita’ si collegano all’identita’ cristiana del matrimonio: «negazione dell’indissolubilita’ del matrimonio e dell’idea di generare prole», in testa. Per l’altra meta’ valgono le ragioni di natura psicologica. Ed e’ qui che si inserisce il web. «I capi di natura psicologica sono purtroppo in crescita rispetto al 2009 - ha detto don Signorile - e riguardano sia il grave difetto di discrezione di giudizio di una delle parti, a fronte dei diritti e doveri essenziali del matrimonio, sia l’assenza di liberta’ interna, sia l’incapacita’ per cause di natura psichica di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio. Sono stati osservati anche matrimoni contratti in presenza di gravissime patologie psichiatriche, che andavano sconsigliati.

 

E’ emerso nel 2010 un mondo di gravissime sofferenze: tentativi di suicidio, raptus, dipendenze da alcool, droghe e gioco, ma anche, appunto, Internet. Sono ferite che nei casi piu’ gravi ci trovano sgomenti ed impreparati». Don Signorile ha sottolineato a piu’ riprese, in linea con i richiami del Papa, la necessita’ di preparazione adeguata e attenta dei fidanzati. Interessante e’ poi una valutazione che don Signorile sta perfezionando. «C’e’ correlazione - ha detto - tra il luogo scelto per la celebrazione del matrimonio e il successivo naufragio coniugale». Di qui un richiamo ai vescovi perche’ si attengano alle norme ed evitino «matrimoni ridotti a cerimonie mondane». ELENA LISA Si parla di dipendenze da droga, alcol e tabacco, perche’ i loro effetti hanno l’aspetto di chi ne soffre. Le conseguenze di menti assenti, fegati alcolizzati e polmoni incatramati, sono sguardi spenti, facce smunte e corpi fragili. Le nuove dipendenze, invece, non hanno visi, ma atteggiamenti. E percio’ derubricati ad abitudini e stramberie che incuriosiscono e raramente preoccupano. «Invece - spiega Donato Munno a capo dell’ambulatorio nuove dipendenze del Servizio di PSICOLOGIA clinica all’ospedale Molinette - devastano carriere, famiglie, vite».

 

Oggi, pero’, anche la Sacra Rota, sembra essersene accorta. Si puo’ fare piu’ di quanto gia’ non si stia facendo? «E’ complicato: l’oggetto da cui dipende chi soffre di ”Iad” Internet Addiction Disorder, spesso e’ lecito e socialmente accettato. Specie nelle metropoli». Video poker e sesso virtuale, posta elettronica e social network? «Gia’, e’ tutto consentito. Percio’ chi e’ ”ammalato” nemmeno si rende conto dei rischi: banalizza e sottovaluta». Perche’ e’ un fenomeno piu’ frequente nelle citta’? «Perche’ comportamenti esagerati sono piu’ tollerati in societa’ caotiche, nevrotiche, dispersive». I torinesi ne soffrono? «Molti. Il fenomeno e’ dilagante ma sommerso. Pero’ se ne puo’ uscire. Serve tempo per una terapia che preveda sedute dallo psicoterapeuta». Gli effetti? «L’isolamento. Quando la dipendenza prende il sopravvento diventa un mostro che divora ogni cosa: il controllo delle e-mail si trasforma in ossessione, allontanarsi dal profilo Facebook e’ un’utopia anche in vacanza. E le famiglie si sgretolano». E se causa ed effetto si confondessero? Se si desse colpa ad Internet per la crisi di matrimoni e convivenze che, in realta’, non funzionano a prescindere? «Puo’ capitare. Percio’ quando le persone ci chiedono aiuto noi tendiamo a proporre una terapia di coppia». Al suo centro si rivolgono uomini e donne che dicono: «Professore, mi aiuti sto sempre al computer?» «Capita il contrario: arriva qui chi non si sente piu’ amato, chi si lamenta del comportamento altrui. Cosi’ chiediamo un incontro con il ”malato di Iad” e se ci sono i presupposti si comincia una terapia». Quali presupposti? «Quello di voler davvero uscire dalla dipendenza. Perche’ davanti al bivio Internet - matrimonio c’e’ chi non fa una grinza e sceglie il web».
 

Pubblicazione: 20-02-2011, STAMPA, TORINO, pag.63

Sezione: Cronaca di Torino
Autore: MARTINENGO MARIA TERESA;LISA ELENA

Lo psichiatra ”E’ una malattia vera Noi proponiamo la terapia di coppia”

ELENA LISA Si parla di dipendenze da droga, alcol e tabacco, perche’ i loro effetti hanno l’aspetto di chi ne soffre. Le conseguenze di menti assenti, fegati alcolizzati e polmoni incatramati, sono sguardi spenti, facce smunte e corpi fragili. Le nuove dipendenze, invece, non hanno visi, ma atteggiamenti. E percio’ derubricati ad abitudini e stramberie che incuriosiscono e raramente preoccupano. «Invece - spiega Donato Munno a capo dell’ambulatorio nuove dipendenze del Servizio di PSICOLOGIA clinica all’ospedale Molinette - devastano carriere, famiglie, vite». Oggi, pero’, anche la Sacra Rota, sembra essersene accorta. Si puo’ fare piu’ di quanto gia’ non si stia facendo? «E’ complicato: l’oggetto da cui dipende chi soffre di ”Iad” Internet Addiction Disorder, spesso e’ lecito e socialmente accettato. Specie nelle metropoli». Video poker e sesso virtuale, posta elettronica e social network? «Gia’, e’ tutto consentito. Percio’ chi e’ ”ammalato” nemmeno si rende conto dei rischi: banalizza e sottovaluta». Perche’ e’ un fenomeno piu’ frequente nelle citta’? «Perche’ comportamenti esagerati sono piu’ tollerati in societa’ caotiche, nevrotiche, dispersive». I torinesi ne soffrono? «Molti. Il fenomeno e’ dilagante ma sommerso. Pero’ se ne puo’ uscire. Serve tempo per una terapia che preveda sedute dallo psicoterapeuta». Gli effetti? «L’isolamento. Quando la dipendenza prende il sopravvento diventa un mostro che divora ogni cosa: il controllo delle e-mail si trasforma in ossessione, allontanarsi dal profilo Facebook e’ un’utopia anche in vacanza. E le famiglie si sgretolano». E se causa ed effetto si confondessero? Se si desse colpa ad Internet per la crisi di matrimoni e convivenze che, in realta’, non funzionano a prescindere? «Puo’ capitare. Percio’ quando le persone ci chiedono aiuto noi tendiamo a proporre una terapia di coppia». Al suo centro si rivolgono uomini e donne che dicono: «Professore, mi aiuti sto sempre al computer?» «Capita il contrario: arriva qui chi non si sente piu’ amato, chi si lamenta del comportamento altrui. Cosi’ chiediamo un incontro con il ”malato di Iad” e se ci sono i presupposti si comincia una terapia> >. Quali presupposti? «Quello di voler davvero uscire dalla dipendenza. Perche’ davanti al bivio Internet - matrimonio c’e’ chi non fa una grinza e sceglie il web».

pubblicazione: Cronaca di Torino
Autore: LISA ELENA

 

 

 

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18 Aprile 2011 articolo inserito in: Psicologia
La psicoterapia cambia il cervello. - di cristina

1) La psicoterapia cambia il cervello.

Aree attivate e spente. Sul lettino modificazioni biologiche simili a quelle dei farmaci. La risonanza magnetica riabilita gli eredi di Freud: "Una svolta che cambierà il modo di concepire la malattia"

ANDREA ROSSI

C’è un uomo che ha paura dei ragni. Ne ha uno davanti. La fotografia del suo cervello mostra che una parte - l’area pre-frontale laterale destra - si attiva, stimolata dalla sua paura. Qualche tempo dopo lo stesso individuo non ha più alcuna reazione. Guarda un ragno, eppure reagisce in modo «normale», come quello di chi non è assalito da impulsi di terrore.

Il cervello è cambiato: la struttura neuronale si è modificata e tutto senza utilizzare alcun farmaco. Soltanto con la psicoterapia. La risonanza magnetica funzionale può dare la misura di una delle «rivoluzioni» che verranno presentate a Torino da oggi a sabato nella 4 giorni del 20° congresso mondiale di medicina psicosomatica. La terapia della psiche è in grado di far cambiare forma e anche attività al cervello: non solo contrasta ansie e fobie, ma regola anche le risposte agli stress causati dalle malattie. Agisce, infatti, sui circuiti neurobiologici. «Ha lo stesso effetto dei farmaci anti-paura, insomma», spiega Secondo Fassino, direttore del Centro universitario per i disturbi del comportamento alimentare dell’ospedale Molinette di Torino che ospita il congresso.

Un processo consolidato negli anni, a partire dagli studi di Til Wykes. Con i suoi collaboratori, già nel 2002 e poi nel 2007, ha dimostrato con una risonanza magnetica che un tipo di psicoterapia - la «Crt» - aveva sui soggetti schizofrenici gli stessi effetti positivi dei farmaci anti-psicotici. «Ecco, quindi, che il modello psicosomatico, valorizzando le terapie psicologiche anche nelle malattie del corpo, può essere la base per una nuova medicina - spiega Fassino -. Nei prossimi anni i trattamenti psichiatrici diventeranno essenziali per migliorare e umanizzare l’assistenza soprattutto nei campi dell’oncologia, dell’obesità, del diabete e delle malattie cardiovascolari». Serve, di conseguenza, un approccio «olistico» alla persona e non solo settoriale all’organo malato: si parte dai disturbi della psiche per curare le malattie più «classiche».

Una prova importante, in questo senso, è la scoperta - grazie a tecniche di «neuroimaging», come la risonanza magnetica funzionale - che la psicoterapia è in grado di modificare l’attivazione di aree specifiche cerebrali, permettendo all’individuo di gestire meglio le emozioni negative: dall’ansia alle paure. Si tratta di evidenze che nascono dalle scoperte del Premio Nobel Eric Kandel, famoso per aver dimostrato l’insorgere di alcune modificazioni sull’espressione dei geni.

Ulteriori prove arrivano dai test all’Università di Montréal: la possibilità di gestire meglio le emozioni legate alla sofferenza è indispensabile per l’affermarsi di una medicina più avanzata. «Spesso, infatti, gli stress si trasformano in disturbi mentali, aggravando la malattia organica», sottolinea Fassino. Non solo. Altre ricerche con il «neuroimaging» hanno fotografato in pazienti depressi la «normalizzazione» dell’attività cerebrale dopo una psicoterapia di qualche mese: l’effetto è paragonabile a quello dei farmaci antidepressivi, con precise basi biologiche.

Uno dei protagonisti di queste scoperte è Claude Robert Cloninger, professore alla Washington University School of Medicine di Saint Louis, Usa, dove dirige il «Laboratorio di biopsicologia della personalità». L’Io - spiega - è costituito da una parte stabile (il temperamento), legato alla genetica, e da un’altra parte (il carattere), che muta a seconda delle circostanze. Ecco perché molte terapie farmacologiche e anche chirurgiche - come la gastroplastica negli obesi - possono essere «modulate» in modo personalizzato, se si studiano i pazienti prima e dopo le cure. Del resto Georg Northoff della Otto-von-Guericke University di Magdeburgo, in Germania, ha dimostrato che l’angoscia che si trasforma in somatizzazione, come nelle paralisi isteriche, non è frutto di suggestione: è il frutto dell’attivazione o dell’inibizione di specifici circuiti cerebrali.

Lo sapevi che?

UN RAPPORTO CONTROVERSO Psiche e corpo

Solo una mente sana contribuisce a mantenere sano l’organismo: è il messaggio-base del 20° congresso mondiale di medicina psicosomatica. Intitolato «Psychosomatic innovations for a new quality of health care», è in programma da oggi a sabato 26 settembre a Torino al Centro congressi del Lingotto.

Cause nascoste
Mente&Corpo: alcuni tra i maggiori esperti mondiali discuteranno sulle ultime ricerche di un rapporto complesso e da sempre controverso. In molte malattie organiche, infatti, sono presenti fattori psico-sociali che ne sono una causa oppure un effetto a lungo termine.

Terapie olistiche
Per i malati in cui la sindrome fisica e il disturbo mentale si intrecciano e si complicano è necessario un approccio più «ampio» dell’intervento specialistico sull’organo da curare. Ecco, quindi, l’affermarsi di un nuovo tipo di medicina più «olistica».

da "La stampa" del 23 settembre 2009.

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29 Marzo 2011 articolo inserito in: Psicologia
Depressione post-partum e Depressione Post adozione - di cristina

Depressione post-partum e Depressione Post adozione

 29 marzo 2011 by Dimitra Kakaraki

tratto da : "osservatorio di psicologia"

Commento redazionale della Dr.ssa Alessandra Fermani

Secondo un’inchiesta condotta ormai circa 10 anni fa dall’Eastern European Adoption Coalition (EEAC), ancora oggi citata poiché uno dei rari esempi di ricerca svolto sull’argomento, il 65% delle mamme adottive sono afflitte da depressione post adozione (PAD). Può sembrare strano che chi ha superato tanti ostacoli, emotivi, psicologici e burocratici si trovi poi a combattere con sintomi analoghi a quelli provocati dalla depressione post partum. In questi ultimi anni, grazie a una serie di spot di pubblicità sociale (http://www.youtube.com/user/depressionepostpartu#p/a/u/1/G-lSA5ppMFA) mandata in onda sulle reti nazionali e ai media, si sa che dopo un parto naturale può verificarsi uno stato di disagio più o meno grave che talvolta può sfociare nella violenza contro il proprio figlio e contro se stesse. In molti sanno che ciò è dovuto al calo improvviso degli estrogeni, gli ormoni del “benessere”, e alle varie concause sociali che si attivano nel microsistema in cui gravita la neo mamma: gli equilibri di coppia da ristabilire, le possibili ingerenze da parte di familiari, la rivoluzione delle vecchie abitudini di vita, il timore di confrontarsi con le responsabilità del ruolo materno.

D’altro lato, come si diceva, esiste anche una depressione post adozione, anche se spesso ciò passa sotto silenzio, la si ignora, non si legittima la sua esistenza.

La sindrome compare uno o due mesi dopo l’adozione e ha molti sintomi tipici della depressione: malinconia, irritabilità, stanchezza, insonnia, perdita di vitalità. Nello studio dell’EEAC, il 77% dei partecipanti dichiarava di avere provato gli effetti della depressione durante un periodo che variava da due a dodici mesi. Al 45% dei depressi i sintomi duravano circa sei mesi e poi la situazione si normalizzava a meno che non fossero subentrate altre variabili.

Le cause della depressione post adozione sono simili a quelle della post parto (Senecky e Coll. 2009). Recentemente in ambito medico è stata identificata come concausa del problema la caduta dei livelli di ormoni surrenalici, al momento dell’arrivo del figlio, dopo che essi hanno tenuto la coppia in uno stato di allerta durante gli anni di attesa (quindi anche in questo caso vi sarebbe un coinvolgimento ormonale, anche se relativamente a sostanze diverse: adrenalina v/s estrogeni). D’altra parte la componente psicosociale svolge un ruolo determinante. Alle neo mamme adottive si presentano tutte le difficoltà comuni alle nascite biologiche a cui si sommano quelle inerenti alla presenza di un bambino sradicato dal suo ambiente, in cui pur non trovandosi al meglio conosceva ogni granello di polvere. Un piccolo che può essere in fasi diverse del proprio sviluppo, che può non parlare la nostra lingua o essere malato o non corrispondere alle nostre rappresentazioni sociali. La nascita del legame di attaccamento, che può sembrare così “naturale” in un parto biologico, è una sfida quotidiana vissuto in adozione tra mille paure tra le quali anche quella di non essere accettati e amati dal proprio figlio.

Dal punto di vista psicologico possiamo oggettivare tre tappe che concorrono al disagio interno.

1) prima della disponibilità ad accogliere il bambino, spesso la coppia è passata attraverso il “dramma” dell’infertilità, del non sentirsi adeguata e di percepirsi osservata commiserazione dalla società. La maggior parte dei genitori adottivi hanno prima dovuto vivere il lutto del bambino biologico per decidere poi di adottare.

2) Il lungo processo preadottivo fatto di attese, tensioni e incertezze: lunghi colloqui con giudici, psicologi e assistenti sociali; anni di stress accumulato nel sentirsi giudicati; iter burocratici talvolta poco comprensibili alle ragioni del cuore; visite mediche; viaggi in Paesi culturalmente distanti; difficili rapporti interpersonali con familiari, conoscenti o colleghi talvolta insensibili e poco preparati ma che comunque con i loro commenti infelici feriscono profondamente gli aspiranti genitori.

3) Dopo il momento di gioia per l’arrivo del figlio circondati da amici, familiari, attenzioni e grande euforia lo shock, come dice Dumais (2003), di un bambino che è là per restare e che non è più il bambino di cui si guardava teneramente la foto o che avevamo abbracciato per poche ore in un orfanatrofio. Le routine sono stravolte.

I sogni, le attese irrealistiche, il rapporto col bambino che tarda a concretarsi, la mancanza di sonno, la delusione di avere un bambino che non sia conforme a quello generato nella loro immaginazione, le difficoltà nelle cose più banali e quotidiane come il rifiuto del cibo o la sua ricerca spasmodica da parte del piccolo, un bacio che viene rifiutato o pianti prolungati e incomprensibili, colpiscono con forza i genitori adottivi. Un certo numero di genitori si sente colpevole di provare dei sentimenti di ambivalenza e di collera verso il proprio bambino. In sintesi, l’attaccamento non è così scontato e i genitori che covano la speranza di essere immediatamente amati da bambini grati restano disorientati. Secondo gli intervistati all’epoca dell’inchiesta dell’EEAC, l’attaccamento vero al bambino si realizza in un periodo che varia da due a sei mesi.

La mancanza di preparazione all’arrivo del bambino adottato e la mancanza di sostegno una volta che questo bambino è arrivato, come esiste nel caso di una nascita, contribuiscono ad aggravare la situazione depressiva. Il livello interpersonale e intergruppale, in un momento in cui per effetto spot light ci si sente al centro dell’attenzione, sono fondamentali per soddisfare quel naturale bisogno di normalità e accettazione: non sentirsi diversi dalle altre famiglie, non sentire il sociale ostile o compassionevole come se si fosse fatta una scelta per causa di forza maggiore. Non per niente la maggior parte dei genitori adottivi al rientro si sente sommerso da commenti superficiali pronunciati da persone incuriosite anche se in buona fede quali: “ma come vi somiglia”; “ma gli direte che è adottato?”; “vedrai che adesso che sei più tranquilla rimarrai incinta”; “sembra proprio vostro figlio, non si direbbe che non sia un bambino italiano”; “conosco un’altra famiglia che ha adottato e il figlio è riuscito benissimo”; “siete stati degli eroi”.

Come sottolinea Dumains, l’ambiente dunque, non comprende perché dopo avere aspettato tanto e tanto voluto questo bambino, una persona si senta depressa. Consapevoli di ciò, per timore di deludere e di sconvolgere il loro microsistema, parecchi genitori adottivi tacciono la loro sofferenza, una sofferenza spesso corredata da delusione, rimorso, vergogna e colpevolezza. Non è raro che il bambino si attacchi solamente ad uno dei suoi genitori. Il genitore abbandonato racconta di sentirsi triste e deluso, spesso è proprio la mamma a subire l’aggressività maggiore da parte del piccolo perché identificata con la madre naturale colpevole dell’abbandono.

Ci si aspetterebbero coppie consce delle difficoltà che avrebbero potuto incontrare: bambini che non sono più dei neonati, dunque che hanno un passato di cui si ignora la storia e che hanno vissuto spesso in realtà istituzionale. Tutti i genitori adottivi accolgono dei bambini che hanno sofferto più o meno consciamente per una perdita o per l’abbandono e dovrebbero sapere che i bambini possono avere difficoltà e problemi di ordine scolastico, neurologico, psicologico e medico. Le coppie dovrebbero essere preparate ma tra il concetto concreto e quello astratto prodotto dalle illusioni del Sé possono verificarsi delle idiosincrasie.

Nel caso dell’adozione nazionale e di quella internazionale il supporto dei Servizi, dell’Ente, la conoscenza di altre famiglie che hanno già adottato e magari sono disponibili al confronto, in generale, reti familiari e sociali su cui poter contare fanno la differenza per affrontare le difficoltà della nuova condizione. Diventa allora importante dare maggiore luce a questa problematica dicendo che la depressione post adozione è una sindrome che può verificarsi al di là di tutto l’amore che si prova per il proprio figlio e di quanto lo si è desiderato.

La chiave della sopravvivenza alla depressione risiede nella preparazione e come nel caso dell’arrivo di un bambino biologico, un tempo di adeguamento è necessario. Restare vicino al bambino è essenziale perché l’attaccamento richiede molto tempo, non scatta nel momento in cui inizia la convivenza della nuova famiglia.

Harriet McCarthy (2007) della Eastern European Adoption Coalition dice: “Consiglio a mamme e papà di chiedere un lungo congedo dal lavoro. E di dedicarsi con calma a quella novità che rivoluziona le loro vite. Ma è necessario che la coppia riservi almeno un’ora al giorno tutta per sé: il bambino deve capire che non c’è solo lui”.

Il periodo dell’adozione non cessa il giorno in cui il bambino valica i confini del suo Paese di adozione. Un viaggio geografico si è concluso ma ora inizia quello più lungo del cuore che dura tutta una vita.

Bibliografia e sitografia

Dumais, N. (2003). Fleurs du Monde. Journal de l’association Familles au coeur québécois.

McCarthy, H. (2007). Who to do if this happens to you. www.rainbowkids.com

Post-adoption depression among adoptivemothers. Journal of Affective Disorders. 115. 62-68.

S.P.A.I (2011). Il medico con noi, S.P.A.I. News. 25, 2-3

Senecky, Y., Agassi, H., Inbar, D., Horesh, N., Diamond, G., Bergman, Y. S., Apter, A. (2009).

www.adoptionissues.org

www.adoptionarticlesdirectory.com

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17 Marzo 2011 articolo inserito in: Formazione e Convegni
corso psicoterapia sensomotoria, Milano, maggio 2011 - di cristina

corso terapia sensomotoria, Milano

A partire da Maggio 2011 si terrà a Milano, organizzato da Psicosoma, il secondo corso italiano di Psicoterapia Sensomotoria (Sensorimotor Psychotherapy), un evento formativo importante che vedrà come Trainers Kukuni Minton, Trainer e fondatore del Sensorimotor Institute, docente alla Naropa University, coautore di “Trauma and the Body” e Andrew Harkin, Trainer del Sensorimotor Institute, medico e psicoterapeuta, lavora presso l’Istituto di Medicina Psicosociale di Dublino e privatamente. Insegna in Irlanda ed Europa.

Trauma and the Body è il libro presentato da Bessel van der Kolk e che Onno van der Hart definisce come IL contributo che la psicotraumatologia stava aspettando. Alcuni commenti su questo volume sono presenti nella home page del sito del Sensorimotor Institute, Colorado, USA.

5 - 8
Maggio
2011

3 - 6
Novembre
2011

1 - 4
Dicembre
2011

Descrizione del Training

I traumi possono portare a una gamma sconcertante di sintomi: emozioni di paura, vergogna e rabbia, ottundimento emotivo, sensazioni e immagini intrusive, disregolazione emotiva e convinzioni negative riferite al sé. I risultati delle ricerche indicano che i traumi sono per lo più “ricordati” a livello non verbale, e che i loro effetti rispecchiano l’attivazione del corpo e del sistema nervoso in vista di minacce future. Le tecniche di elaborazione narrativa possono essere utili, ma non bastano a risolvere gli effetti somatici dei traumi.

La Formazione in Psicoterapia Sensomotoria per il Trattamento dei Traumi propone semplici interventi orientati al corpo per seguire, etichettare ed esplorare in sicurezza la disregolazione del sistema autonomo causata dal trauma, creando nuove competenze e ripristinando un senso somatico del sé. Gli studenti apprendono interventi efficaci e accessibili per lavorare con le conseguenze somatiche dei traumi: la perdita della capacità di azioni efficaci, il blocco dell’elaborazione cognitiva ed emotiva e la frammentazione del senso del sé esperita da tante persone traumatizzate.

Obiettivi del Training
Potenziare le strategie terapeutiche già in possesso dello psicoterapeuta, in particolare psicodinamiche, cognitivo-comportamentali e EMDR.
Utilizzare interventi somatici per ampliare le capacità di integrare i ricordi traumatici.
Elaborare i ricordi con Mindfulness.
Individuare e modificare le alterazioni dei confini corporei prodotte dalle esperienze traumatiche.
Intervenire sulla dissociazione strutturale e sulle modificazioni degli stati di coscienza.
Lavorare sugli Stati dell’Io regressivi.
Portare a compimento reazioni post-traumatiche incomplete.
Individuare e trasformare le reazioni di freezing e di iperattivazione che impediscono l’elaborazione dei ricordi post-traumatici.

Ulteriori informazioni e documenti on-line sull’approccio proposto dalla Psicoterapia Sensomotoria nei confronti del lavoro sul trauma psicologico e della psicoterapia in generale potrai trovarle nel sito del Sensorimotor Institute e nei documenti di seguito.
 

pagamenti

€ 800 + IVA ad ogni modulo formativo
€ 2.200 + IVA in un’unica soluzione
(anziché 2.400 +IVA)

Bonifico bancario intestato a Psicosoma snc
Banco di Brescia, Ag. Mi 20
IBAN: IT19X0350001621000000023401
Causale: “Sensorimotor Milano 2010”
documenti correlati

in italiano
PDF Introduzione alla Psicoterapia Sensomotoria
PDF Pieghevole del Corso
PDF Brochure del Sensorimotor Institute
PDF Accordo di confidenzialità
PDF Modulo di iscrizione
in inglese (The tuition for not italian students is without VAT)
PDF Topics of Training in Sensorimotor Psychotherapy
PDF Brochure of Sensorimotor Institute
PDF Training Application
PDF Confidentiality Agreement

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06 Marzo 2011 articolo inserito in: Formazione e Convegni
corso sull´affido famigliare, Milano - di cristina

AFFIDO FAMILIARE: UNA RISORSA PER LE FAMIGLIE E GLI OPERATORI

Richiesti : Accreditamento ECM (psicologo) e Accreditamento Formazione Continua Assistenti Sociali

Gli operatori psicosociali (assistenti sociali, psicologi, educatori, forze dell’ordine) che lavorano nell’ambito della tutela minorile e dell’affido familiare hanno l’esigenza di acquisire conoscenze e competenze sul tema dell’affido e sulle dinamiche delle famiglie, dalle quali il minore è stato allontanato.Il bisogno di avere strumenti e metodi per leggere e gestire i differenti passaggi del processo di affido e per realizzare buone prassi nel lavoro tra i diversi attori trova risposta all’interno del corso che mira all’implementazione di strumenti per gestire il rapporto tra la famiglia di origine e il minore, anche una volta attivato l’affido, tramite riferimenti teorici ed esperienze in essere.

A chi si rivolge: Operatori psico-socio-educativi che operano nei servizi del territorio o in contesti pubblici e privati che si occupano di affido.

Programma. Il corso è articolato in cinque incontri (di sei ore ciascuno) per un totale di 30 ore di docenza:

4 marzo 2011

L’affidamento familiare tra cultura dell’accoglienza e interventi di tutela: storia, definizione, significato e tipologie. Il quadro legislativo e i sistemi che interagiscono nel progetto di affido di un bambino.
 

25 marzo 2011 I Servizi e gli interventi a favore della famiglia naturale: cause dell’allontanamento e dinamiche delle famiglie in crisi. L’affido come risorsa a favore della famiglia in difficoltà. Il lavoro con la famiglia e il minore durante l’affido.
 

14 aprile 2011 Gli affidatari come risorsa per i Servizi. Strategie e tecniche di sensibilizzazione per il reperimento delle famiglie affidatarie. La conoscenza delle famiglie come strumento valutativo e formativo. Criteri di abbinamento.

13 maggio 2011 Sostegno individuale e di gruppo alle famiglie affidatarie.

27 maggio 2011 La conduzione del progetto di affido: dalla progettazione alla valutazione. Compiti dei Servizi Sociali e dei Servizi Affidi. I cambiamenti della famiglia d’origine. Preparazione del bambino e dei genitori al rientro in famiglia.


Docenti.
Psicologi psicoterapeuti, pedagogisti, tutor affido, assistenti sociali. Referente Staff: dr.ssa Andreana Olivieri, pedagogista, responsabile Servizi Affidi e Tutor dell’Affido Professionale.

Sede. CBM - via Calatafimi 10, 20122 Milano.
Orari. dalle ore 10.00 alle ore 17.00 con un’ora di pausa pranzo.

Costo a partecipante. € 500,00 (esente Iva).

 

RingraziandoVi per la cortese attenzione, porgiamo i nostri migliori saluti.

M.Cristina Ginevra Spotti – Segreteria Formazione CbM

 

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